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Un'indagine Doxa Digital

Pmi e social network. I numeri di un rapporto ancora difficile

Anche Facebook può essere utile per l’export, ma molte aziende non lo sanno. Secondo l’indagine di Doxa Digital le imprese italiane hanno ancora una lunga strada davanti a loro per comprendere la potenza dei social anche dal punto di vista del business

27 Mar 2014

Luigi Ferro

section_social_media_marketing.pngL’indagine, che ha previsto interviste a 668 imprese, afferma che solo il 35% ha attivato un profilo su Facebook Places. Si tratta di dati un po’ superiori a quelli stimati da Eurostat secondo il quale solo il 25% delle aziede italiane sopra i dieci dipendenti ha una presenza social contro una media europea del 25%.

L’istituto statistico europeo stima una anche presenza del 21% su Facebook, 10% su Youtube e 10% fra blog e Twitter. Per Doxa invece Twitter arriva al 17% e al 7% si ferma TripAdvisor. Particolarmente basso appare il secondo dato visto che Trip Advisor è ormai un passaggio quasi obbligato per i turisti in cerca di alberghi e ristoranti.

La scarsa conoscenza delle lingue straniere è uno dei problemi principali della aziende al quale si aggiunge anche una bassa conoscenza degli strumenti social. Se in certi paesi una pagina in lingua inglese può essere sufficiente, la stessa regola non vale per altri. Pensiamo a Russia e Cina dove l’inglese lo conoscono in pochi.

Facebook, inoltre, non è detto che sia sempre la soluzione più corretta. Se in Italia il sito di Mark Zuckberg è sicuramente il numero uno, in Cina ci sono social locali molto più diffusi.

Eppure vale la pena di impegnarsi nella conoscenza di questo mondo che garantisce eccellenti ritorni per quanto riguarda lavisibilità che vanno da due a quattro volte rispetto a chi si tiene lontano da Facebook e compagnia.

Secondo il report di Doxa, il 32% delle aziende che fa “uso maturo degli strumenti digitali” intrattiene rapporti all’estero, contro il 17% di chi fa i primi passi in Internet e l’8% delle società che evitano del tutto il mondo digitale.

L’arrivo sui social permette alle aziende di inziare una comunicazione online a basso costo. Primi passi dello sviluppo di un brand che infondono fiducia ai consumatori (online è un elemento fondamentale) per arrivare poi alla vendite su Internet. Dietro però è necessaria una conoscenza di questi strumenti, delle loro potenzialità, ma anche dei linguaggi da utilizzare. Facebook, Twitter e Instagram prevedono infatti interventi differenti.

Un insegnamento di quanto possano essere utili i social arriva da un’altra indagine, questa volta di Linkedin, che ha interrogato un migliaio di Pmi di Stati Uniti e Canada. La ricerca ha messo in evidenza l’utilità dei social per il business e il collegamento tra la spesa su Fb e altri strumenti e i ricavi delle società.

L’81% degli intervistati utilizza i social network, il 9% ha in programma di farlo e il 60% lo fa con lo scopo di aumentare il numero dei propri clienti.

I social media sono il canale preferito dal 73% del campione contro il 72% dell’email marketing e il 59% degli eventi. Rispetto agli investimenti effettuati sui social il 48% ritiene di avere avuto un maggiore ritorno e il 16% dichiara una significativo aumento dei ricavi.

Dati che confermano l’opinione delle aziende secondo le quali, in tre casi su cinque, gli strumenti social permettono di aumentare la lead generation, mentre due aziende su cinque preferiscono ricorrere a Fb e altri per tenere i contatti con i propri clienti.

Pmi e social network. I numeri di un rapporto ancora difficile

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