Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Nuove opportunità

Open data e business, guida ai vantaggi per le imprese

Viaggio al centro delle preziose opportunità che derivano dall’utilizzo degli open data nelle aziende

30 Gen 2014

Luigi Ferro

Pubblicate, pubblicate, qualcosa resterà. E’ questo l’imperativo che giustifica la diffusione degli open data che lentamente stanno avanzando anche in Italia.

I dati infatti, oltre a dover essere di dominio pubblico perché sono pubblici possono dare vita a nuove attività imprenditoriali. Come quelle di cui parla il Wall street journal che è partito dal sindaco di Los Angeles Eric Garcetti per raccontare cosa è possibile fare con i dati aperti. Garcetti ha lanciato gli open data citando proprio le imprese come possibili beneficiari. “Gli open data promovuono l’innovazione offrendo ad aziende, individui e organizzazioni no-profit l’opportunità di sfruttare uno dei più grandi asset del governo: l’informazione pubblica”.
E proprio queste informazioni ha sfruttato Matt Ehrlichman, 34 anni, imprenditore di Seattle che ha sviluppato Porch.com. Seattle ha messo più di 200 set di dati online e Ehrlichman li ha utilizzati per costruire un business che utilizza permessi di lavoro, licenze professionali e altre informazioni relative al settore delle costruzioni.

Oggi Porch.com ha più di 80 dipendenti e un costo mensile 35 dollari per i professionisti del settore che vogliono aumentare la visibilità dei loro progetti sul sito che raccoglie dati grezzi, come gli indirizzi per le case in fase di ristrutturazione, cosa stanno facendo, chi ci sta lavorando, quanto fanno pagare e combina il tutto con foto e altre informazioni da parte di professionisti e proprietari di immobili pubblici. In questo modo ha creato un database per confrontare idee e i costi dei progetti vicini al proprio quartiere. Dettaglio non trascurabile, per la sua attività Ehrlichman ha ricevuto 6,25 milioni dollari dai busine angel e sta espandendo il suo servizio a livello nazionale.

Le origini dei programmi open data della città possono essere ricondotte a una direttiva dell’amministrazione Obama del dicembre 2009 che obbligò le agenzie federali a pubblicare online le informazioni pubbliche. Da allora , circa 175 agenzie, tra cui difesa e giustizia federali hanno inviato più di 88.000 set di dati su data.gov. E più di 43 città hanno seguito l’esempio .

Qualcuno fa resistenza, ancora del lavoro da fare c’è per quanto riguarda gli standard, ma Ian Kalin, direttore dei servizi open data di Socrata, una società di software con sede a Seattle dice di avere lavorato con centinaia di società che si sono formate intorno dati aperti.

Tra queste c’è Clima Corp. di San Francisco che raccoglie dati sul clima per aiutare gli agricoltori a decidere quando e dove piantare le colture. Lanciata nel 2006 , l’azienda è stata acquisita in ottobre da Monsanto, il colosso del settore per 930.000.000 dollari.

A parte i casi di sucesso rimane qualche problema per quanto riguarda la privacy. Alcuni sostenitori della riservatezza temono che i dati del governo con nomi, indirizzi e altre informazioni sensibili potrebbero essere utilizzati dai truffatori per le vittime bersaglio .

Jerry Paffendorf, amministratore delegato di Loveland Technologies, dice di comprendere queste preoccupazioni, ma intanto gli open data li ha utilizzati per lanciare Wdwot.com (Why Don’t We Own This?), un sito che fornisce informazioni su ogni proprietà di Detroit, sui loro proprietari se hanno pagato le tasse e altro.

L’azienda, che ha sei dipendenti, utilizza i dati del governo per creare e vendere applicazioni personalizzate per i clienti che vanno da organizzazioni no-profit a banche e aziende del settore immobiliare.

Un gruppo immobiliare locale si è però lamentato del fatto che i dati potrebbero essere utilizzati anche dai truffatori.
Secondo Paffendorf non c’è alcuna indicazione che i dati siano utilizzati in modo abusivo, ma ammette che le preoccupazioni non sono campate in aria. Intanto porta vanti il suo business.

Articolo 1 di 5