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intervista

Permasteelisa: «Facebook e mobile app? Utili anche nel B2B: per esempio per il ricambio generazionale»

Strategia di comunicazione digitale non vuol dire presenza a ogni costo su ogni canale. Sfruttando quelli più affini alla cultura aziendale nascono opportunità inattese per rispondere alle esigenze del business, spiega Massimiliano Fanzaga, Head of Corporate Communication e PR del gruppo di rivestimenti architettonici per edifici

19 Feb 2016

Domenico Aliperto

Massimiliano Fanzaga, Head of Corporate Communication and Public Relations di Permasteelisa GroupAttivare una strategia di comunicazione digitale integrata non vuol dire affatto presidiare tutti i canali disponibili. Significa anzi scegliere con attenzione i canali coerenti con la propria mission ed escludere gli altri. Poco importa se si tratta di piattaforme indispensabili secondo i manuali. Se risultano poco efficaci o addirittura potenzialmente dannose per il business, meglio investire i propri sforzi altrove. Aggiungendo al communication mix strumenti apparentemente poco assonanti con l’attività, ma che – sviluppati con un approccio creativo – sono in grado di liberare potenziale inespresso, possono infatti nascere case history molto interessanti.

Cosa c’entra per esempio una mobile app dotata di funzioni di geolocalizzazione, realtà aumentata e photo sharing con un’impresa come Permasteelisa, specializzata nella progettazione e ‘installazione di facciate ed elementi architettonici per grandi opere edili? Lo spiega a Digital4 Massimiliano Fanzaga, Head of Corporate Communication and Public Relations appunto di Permasteelisa Group.

Permasteelisa è una multinazionale (50 sedi in 30 diversi Paesi) basata a Vittorio Veneto (TV) le cui realizzazioni sono parte del patrimonio urbanistico delle più importanti metropoli, dal Giappone agli Stati Uniti passando per la Cina, l’India e naturalmente l’Europa. La nuova mobile app (disponibile per Android e iOS) non solo evidenzia i siti in cui è possibile vedere le opere, ma come detto, tramite soluzioni di augmented reality, fornisce informazioni sulle stesse, con la possibilità di fotografarle e condividerle sui social network.

Il vostro è un ambito squisitamente B2B. Da dove nasce l’esigenza di una mobile app di taglio così consumer?

Premesso che il modello di business di Permasteelisa si basa su un numero di clienti e di progetti limitato, nella nostra attività non svolgiamo iniziative di marketing propriamente detto. Lavoriamo in un mondo che si basa sulle relazioni one-to-one. Questo però non significa che non possiamo puntare ad aumentare la brand awareness. Anche perché quello che realizziamo è al 100% visibile da chiunque visiti una grande metropoli: gli involucri degli edifici che abbiamo contribuito a costruire sono espressione delle idee degli architetti, ma anche frutto delle nostre competenze, dell’esperienza ingegneristica e manifatturiera di un’azienda made in Italy. Quindi ci siamo chiesti: perché non mettere a disposizione degli appassionati uno strumento moderno e raccontare loro una storia? Ci siamo confrontati con Co.Me, società di comunicazione di Treviso e già nostro partner per altri progetti, e nel giro di cinque mesi, a fronte di un investimento assolutamente sostenibile, la mobile app è stata rilasciata.

Come si inserisce questa mobile app nella strategia di comunicazione digitale dell’azienda?

Permasteelisa è attiva su Facebook, Instagram e Linkedin. Sono tutti strumenti corollari all’attività commerciale, e anche per il futuro la mobile app non ha alcuna pretesa di generare business. L’obiettivo è facilitare il contatto con persone interessate al nostro lavoro, agevolare i processi di recruiting e garantire con il ricambio generazionale un futuro allo sviluppo dell’azienda. Pur essendo la sede del quartier generale, quella italiana è solo una delle 50 strutture presenti a livello mondiale, e si trova a Vittorio Veneto. In un bacino così localizzato, spesso riuscire a raggiungere nuove risorse umane non è semplice. Invece mettendo in evidenza progetti e collaborazioni con università, riviste di settore e studi di architettura riusciamo a dialogare con una platea molto più vasta. Da maggio 2015, quando è stata inaugurata la pagina Facebook, abbiamo conquistato 30 mila follower, l’età media è 23 anni. Parliamo quindi di persone che usano lo smartphone quotidianamente. In questa prospettiva, il passo successivo è stato per l’appunto creare una mobile app che rafforzasse ulteriormente il legame con la fan base attraverso un approccio esperienziale.

Non ha citato Twitter però…

Non siamo presenti su Twitter per una ragione precisa. Abbiamo naturalmente valutato la possibilità di usarlo come strumento corporate, ma il funzionamento specifico della piattaforma, sulla quale ci si aspetta di poter fare domande puntuali e ricevere risposte altrettanto precise, è incompatibile con la nostra attività e in particolar modo con la riservatezza di molti dei progetti che abbiamo in carico. Al contrario, su Facebook la natura delle domande verte più sugli aspetti concettuali dei lavori. Su Instagram la logica è simile, anzi ancora più distante rispetto a Twitter, visto che lì si comunica essenzialmente per immagini.

Quali strumenti possono essere implementati nella mobile app?

Senza svelare troppo, posso anticipare che organizzeremo una serie di attività collegate alla piattaforma, penso soprattutto a concorsi che aumentino il coinvolgimento degli utenti. Allo stato attuale, infatti, l’obiettivo primario è sentire l’opinione di chi l’ha scaricata per migliorarla continuamente al di là dell’ordinaria amministrazione e degli aggiornamenti per il debugging. Rispetto alle funzionalità, la strada è ancora tutta da tracciare, anche perché siamo la prima azienda attiva in questo settore ad aver mosso un passo del genere.

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