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Netcomm: eCommerce occasione per l’export italiano. In attesa del Digital Single Market

Quest’anno il giro d’affari del commercio elettronico aumenterà del 19% rispetto al 2016, secondo le previsioni del consorzio. Crescono Fashion e Food, che costituirà una parte importante del business futuro. Roberto Liscia: «Gli operatori devono puntare sull’everywhere shopper e sull’internazionalizzazione, ma occorrono regole omogenee a livello comunitario»

01 Mar 2017

Domenico Aliperto

L’e-commerce italiano potrebbe valere 23,4 miliardi di euro nel 2017, con una crescita del 19% rispetto all’anno scorso. La stima è di Netcomm, il consorzio del commercio elettronico, ed è basata sull’andamento dei vari settori merceologici nel corso del 2016 (il cui valore si attesta sui 19,649 miliardi di euro). Un andamento fatto di tante conferme e di qualche sorpresa. Se il Turismo, che ha sempre rappresentato la fetta più importante degli acquisti on line, sta gradualmente scendendo, attestandosi al 18% del giro d’affari complessivo, e l’informatica guadagna come da previsioni terreno, colpisce l’exploit dell’Abbigliamento. «Nessuno, io compreso, si aspettava che sarebbe arrivato a pesare in così breve tempo per il 10% del mercato», conferma Roberto Liscia, presidente di Netcomm, che ha sottolineato che in Europa ormai vestiti, scarpe e accessori mettono in moto circa 60 miliardi di euro. «In questo quadro il Fashion ha il merito di aver creato il concetto di multicanalità, se è vero che ormai il 6% delle vendite è digitale, mentre il 68% delle vendite in negozio è influenzato dalla navigazione on line».

Grandi attese per il Food, ma occhio alla logistica

Ma le aspettative maggiori ricadono sul Food che, dice Liscia, secondo gli analisti costituirà presto la fetta più consistente dell’e-commerce a livello mondiale. In Italia per assecondare questa tendenza bisognerà puntare tutto sulla user experience e potenziare i servizi di ready-to-eat. «Siamo dei ‘mangioni esperienziali’», continua Liscia, «e il nostro Paese è un laboratorio interessante per testare nuove forme di consumo alternativo. L’e-grocery è in ritardo, ma tutti i principali retailer hanno in pancia progetti di implementazione in tal senso. Questo significa che hanno superato il timore di ridurre in qualche modo il valore del punto vendita fisico. Una supply chain ad hoc rimane l’elemento critico per consentire lo sviluppo di questi servizi».

L’Italia dunque cresce, ma secondo Liscia ancora non abbastanza. «Siamo arrivati a 21 milioni di acquirenti on line, con uno scarto di dieci milioni sui 31 milioni di italiani che navigano in Internet. La spesa media? Mille euro all’anno contro i 1.500 euro della media europea. Un dato interessante è la discrepanza tra la crescita del valore di mercato in tre anni, 37%, e l’incremento di consumatori on line nello stesso periodo di tempo, pari al 26%: la differenza sta a significare che gli utenti hanno acquistato di più e con scontrini più elevati». Aumentano anche le famiglie che comprano on line: nel 2014 erano 9,5 milioni, ora sono 12,2 milioni.

Uno degli elementi che fanno rimanere l’Italia drasticamente indietro rispetto ai mercati più evoluti è la logistica. Nella Penisola solo il 7% degli oggetti acquistati in Rete viene ritirato in appositi hub, mentre in UK, per esempio, si arriva ormai al 25%. «Ma ci aspettiamo un cambiamento consistente nel breve termine», precisa Liscia, «confortato anche dalle nuove abitudini in fatto di pagamenti. Se l’Italia si contraddistingue ancora per essere una delle pochissime piazze in cui gli operatori internazionali prevedono il contrassegno, si sta registrando comunque una contrazione del 50% del ritiro merce in contanti».

L’era dell’Everywhere shopper, ovviamente internazionale

Il futuro? Sempre più all’insegna del Mobile, o meglio dell’Everywhere shopper. Liscia spiega che attualmente il 5,6% dei consumatori, circa un milione di individui, rappresenta il gruppo di first mover su cui retailer e on line merchant devono costruire l’esperienza d’uso a cavallo di tutti i canali, investendo in primo luogo sui meccanismi ‘one click buy’. Ma bisogna anche muoversi con accortezza sul piano internazionale: l‘export rappresenta una grande opportunità per l’e-commerce italiano, a patto che si realizzi un vero Digital Single Market a livello comunitario – e Netcomm, anche grazie al tavolo Ecommerce Europe fondato insieme agli altri consorzi nazionali, sta facendo attività di lobbying in questa direzione – con regole omogenee che aiutino specialmente le imprese più piccole. Tutti questi temi saranno approfonditi in occasione del Netcomm Forum che si terrà a Milano il 10 e l’11 maggio, a cui faranno seguito, sempre nel capoluogo lombardo, altri quattro eventi verticali, i Netcomm Focus, rispettivamente dedicati a Lifestyle, Food, B2B (che, ricorda Liscia, vale quattro volte il mercato B2C) e Travel.

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