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Moneta complementare, la risposta ai bisogni di liquidità delle aziende

Da non confondersi con una cryptovaluta, la moneta complementare circola esclusivamente all’interno di alcuni circuiti, zone e settori. È pensata per favorire la crescita delle aziende alle prese con restrizioni crescenti nell’accesso al credito facendo leva sulla comunità territoriale di riferimento

30 Ago 2022

Annalisa Casali

Aiutare aziende e famiglie a superare la crisi di liquidità che stanno vivendo è in cima alle priorità di economisti e politici. La pandemia ha lasciato strascichi che il recente conflitto in Ucraina e il rialzo record del prezzo del gas hanno ulteriormente aggravato, con ricadute pensanti sulla corsa dei prezzi. Per uscire dalla trappola della liquidità che attanaglia in particolare le PMI (quelle che subiscono le maggiori restrizioni nell’accesso al credito) servono idee nuove e soprattutto nuovi strumenti. Ecco perché nel mondo accademico e sui tavoli di confronto della politica sono in molti a prospettare l’uso di strumenti di finanziamento delle imprese più inclusivi ed etici. Strumenti come la moneta complementare, che se da un lato favoriscono la circolazione del capitale e il contenimento degli oneri finanziari per le imprese, dall’altro non hanno riflessi sull’inflazione.

Cos’è una moneta complementare

La valuta complementare è uno strumento di pagamento che ha una circolazione limitata – a livello settoriale o geografico – e parallela rispetto alla valuta ufficiale di un Paese. Le monete alternative non sono ovviamente destinate a soppiantare quelle ufficiali come mezzo primario di scambio anche perché sono accettate su base esclusivamente volontaria, nell’ambito di un accordo che ne identifica il perimetro di utilizzo. Possono essere istituite da gruppi di imprese, enti pubblici o privati cittadini per raggiungere scopi specifici come il sostegno all’economia di una regione o la creazione di mercati aggiuntivi per beni e servizi legati al territorio. Queste valute circolano all’interno di un network, un sistema di raccordo messo in atto da una comunità per invogliare i partecipanti a investire in attività produttive locali anziché accumulare denaro, incoraggiando la produzione di beni e servizi cui generalmente viene attribuito un alto valore etico. Circolando, la valuta parallela stimola la domanda e favorisce la crescita dell’occupazione nella zona senza il rischio di generare inflazione, quindi preservando il potere di spesa di individui e aziende. La moneta complementare rafforza la solidarietà tra i diversi soggetti economici che operano sullo stesso territorio, creando circuiti convenzionali di credito commerciale basati su un concetto di economia più inclusiva e collaborativa.

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Come funziona

Queste monete funzionano generalmente all’interno di un circuito di compensazione volontario in cui tutti i soggetti coinvolti si impegnano a farsi credito a vicenda. Vediamo di capire meglio come funziona. Supponiamo che un’impresa abbia la capacità di produrre un certo bene per un’altra, ma sia sprovvista della liquidità necessaria per acquistare dal fornitore le materie prime necessarie ad avviarla. Se le tre realtà (fornitore, produttore e acquirente) facessero parte di un sistema di compensazione, potrebbero scambiarsi tra loro materie prime, prodotti e servizi attraverso la concessione reciproca di crediti. Le realtà del manufacturing potrebbero acquistare pagando con la propria capacità produttiva inutilizzata (tempo-macchina, eccessi di produzione invenduti…) senza sostenere alcun esborso. Ma potranno anche iscrivere i propri dipendenti al circuito, e permettergli di acquistare i prodotti di altre aziende aderenti usufruendo di sconti riservati. Il fulcro dell’impianto economico della moneta complementare è il network, la rete degli associati che, volontariamente, accettano queste transazioni che non prevedono una contropartita in denaro. La moneta complementare funziona alla stregua di un “pagherò”, una promessa di pagamento posticipato del tutto priva di interessi passivi. Una forma di scambio che è, quindi, più simile al concetto di baratto che non a una vera e propria transazione commerciale – tanto che si parla solitamente di reti di mutual credit, ovvero di credito reciproco.

Storia e genesi della valuta parallela

Generalmente, le crisi di liquidità vengono affrontate dai diversi Stati attraverso la creazione di nuova moneta. Questo, se risolve il problema nel breve periodo, sicuramente ha il difetto di aumentare l’inflazione nel medio-lungo termine, con riflessi sulla liquidità complessiva del sistema. Ecco perché già nel lontano 1934, per cercare di risollevarsi dagli strascichi della grande crisi economica del ’29, un gruppo di 16 imprenditori di Zurigo iniziò a scambiarsi beni e servizi utilizzando al proprio interno una valuta alternativa al franco svizzero, il WIR. L’esperimento ha dato vita a una banca cooperativa che oggi riunisce circa 60mila PMI elvetiche e ha fatto da apripista a numerose iniziative simili, che si sono diffuse nei cinque continenti.

Vantaggi della moneta complementare

L’obiettivo principale delle monete alternative è sostenere l’economia di un determinato territorio o settore favorendo gli scambi tra le realtà che aderiscono al network. Si tratta, quindi, di uno strumento che si aggiunge (non si sostituisce) a quelli tradizionalmente accessibili per il finanziamento delle imprese e che assicura almeno due grandi vantaggi. Permette, infatti, di sviluppare l’attività dell’azienda attraverso un canale di vendita aggiuntivo, senza dover sostenere alcun investimento. Inoltre, assicura una vera e propria “boccata d’ossigeno” alle realtà più piccole, che sempre più spesso si trovano alle prese con i problemi legati alla cosiddetta stretta creditizia (il famigerato credit crunch) garantendo la disponibilità di finanziamenti a costo zero da affiancare a quelli già in uso. I benefici di questo strumento sono evidenti “a cascata” su tutta la comunità di riferimento, perché grazie alle valute parallele è possibile promuovere una coscienza civica improntata a valori di collaborazione e aiuto reciproco, consumo etico e a KM zero contribuendo anche a raggiungere obiettivi di maggior tutela sociale e ambientale.

Sistemi di valuta complementare attuali

Al momento sono presenti nel mondo circa 5mila monete parallele. Alcune funzionano semplicemente come sistemi di credito reciproco (senza interessi), come il Lets (Local Exchange Trading System), nato negli anni Settanta e diffuso soprattutto in Australia e nel Regno Unito. Altre si fondano sul concetto del baratto e lo scambio di merci in compensazione, per cui le aziende aderenti acquistano materie prime o servizi accollandosi un debito che compensano una volta che riusciranno a vendere la propria merce. Altre ancora, diffuse in particolare nelle zone a forte vocazione agricola, rappresentano l’equivalente di una banca del tempo poiché si basano sulla valorizzazione delle ore di lavoro dei partecipanti – tipicamente braccianti, aziende agricole o società di trasformazione. In Belgio e nei Paesi Bassi circolano invece valute complementari basate sul sistema delle carte prepagate ricaricabili, che permettono a individui e nuclei famigliari di fare acquisti presso commercianti e aziende associate. Le monete parallele complementari hanno spesso una diffusione circoscritta ad alcune zone, città o piccoli stati, come il BerkShares della regione di Great Barrington (Massachusetts – USA), il Brixton Pound di Brixton (UK) o il WIR svizzero.

Monete complementari in Italia

In Italia, la valuta parallela più nota è il Sardex, creato nel 2007 da un gruppo di ragazzi sardi, che equivale a 1 euro. Nell’ambito del sistema alla base del Sardex, a ogni azienda viene aperto un conto presso una camera di compensazione creata all’interno del circuito. Il conto è denominato in monete spendibili esclusivamente all’interno della rete di aziende aderenti. Ogni conto viene aperto a saldo zero e ogni azienda può effettuare scoperti di conto entro limiti definiti. Gli scoperti permettono di fare acquisti presso altre imprese iscritte alla rete, con addebiti per un ammontare pari al prezzo di vendita del servizio o del bene acquistato. Nel momento in cui l’azienda effettua una vendita, invece, gli viene accreditato sul conto l’importo relativo. Il credito non è quindi erogato da un’entità terza ma viene accordato reciprocamente tra i partecipanti all’iniziativa. Le aziende che hanno un saldo attivo potranno monetizzare il proprio credito facendo acquisti presso le altre realtà del circuito. Oggi questo modello è stato esportato in molte altre regioni come il Lazio (Tibex), la Val D’Aosta (Valdex), il Piemonte (Piemex), la Lombardia (Linx), il Veneto (Venex), l’Emilia Romagna (Liberex), le Marche (Marchex), l’Umbria (Umbrex), l’Abruzzo (Abrex), il Molise (Samex), la Campagna (Felix) e la Sicilia (Sicanex). Tra le monete alternative a diffusione cittadina, troviamo la SCEC (Napoli) e la Bexb (Brescia). La prima rappresenta sostanzialmente la versione italiana del WIR. La seconda, invece, si basa sul modello dei coupon utilizzati nella grande distribuzione organizzata. Gli appartenenti al circuito decidono infatti di riconoscersi reciprocamente una percentuale di sconto sulle compravendite di beni e servizi variabile tra il 5 e il 30% per ogni transazione.

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Annalisa Casali

Giornalista professionista, da oltre vent’anni scrive di innovazione del business in chiave digitale ma senza tradire il suo “primo amore”, il marketing. Curiosa per natura, cerca di spiegare le tecnologie e i tech trend con un linguaggio semplice.

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