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normativa

Fatture elettroniche b2b, tornano a quattro anni i termini per l’accertamento

Con la Legge di Stabilità 2016, da gennaio 2017, per le aziende che decidono di dematerializzare i documenti si riducono le misure di semplificazione e i benefici fiscali previsti, tra cui le esenzioni dagli obblighi di comunicazione per operazioni rilevanti ai fini IVA, i rimborsi IVA più veloci e le semplificazioni nei controlli fiscali

01 Feb 2016

Alessandro Longo

La Legge di Stabilità 2016 ha ridotto gli incentivi previsti, da gennaio 2017, per le aziende che decidano di adottare la fattura elettronica tra privati (b2b). Ha riportato infatti a quattro anni i termini di accertamento fiscale, esattamente come con le fatture cartacee. Il decreto attuativo della fattura elettronica invece riduceva a tre il termine, per incentivarne l’adozione.

Restano in piedi – almeno per ora – gli altri (numerosi) incentivi previsti per la fatturazione elettronica in ambito b2b. Il dietro front sui termini di accertamento fa notizia tra gli addetti ai lavori soprattutto perché è la prima volta che il Governo torna sui propri passi su questa strada. Bisognerà restare in campana per scoprire se si tratta di un caso isolato o se seguiranno altri tagli degli incentivi, magari anche prima che le aziende possano per la prima volta goderne. L’altro appuntamento critico, a riguardo, potrebbe essere la Legge di Stabilità 2017. Un ulteriore cambio di regole in corso di partita potrebbe essere particolarmente grave e disincentivante per la trasformazione digitale. Le aziende si stanno attrezzando per passare all’elettronico mettendo sul piatto della bilancia i vantaggi promessi all’epoca dal decreto. Alcune potrebbero esserne scoraggiate, se passa la sensazione che a quei vantaggi bisogna fare la tara.

Ricordiamo che gli incentivi previsti per la fattura b2b sono misure di semplificazione e benefici fiscali, come esenzioni dagli obblighi di comunicazione per operazioni rilevanti ai fini IVA (lo “spesometro”), contratti di leasing e operazioni con Paesi black list, rimborsi IVA più veloci (in tre mesi), semplificazioni nei controlli fiscali, assenza dello scontrino fiscale.

Estendere la fattura elettronica anche agli scambi tra imprese è per altro un obiettivo di rilevanza strategica per la trasformazione digitale del Paese. Sarebbe il coronamento del percorso partito con FatturaPA (l’obbligo di fatturazione elettronica verso la PA). Significherebbe che l’Italia è riuscita a fare leva su questa innovazione per innescare un circolo virtuoso. Cosa che ancora non è avvenuta, nemmeno nell’ambito della pubblica amministrazione.

A oggi i numeri dicono che sono 53mila gli uffici pubblici e circa 590mila i fornitori coinvolti. Questi ultimi erano appena 60mila nel 2014, secondo l’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione nel 2014. Tuttavia, «di queste 600.000 organizzazioni, la maggior parte ancora oggi si è limitata semplicemente ad adempiere a un obbligo, non cogliendo l’opportunità di intraprendere un percorso di revisione e innovazione dei propri processi», dice Irene Facchinetti, Direttore Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione del Politecnico di Milano. In parallelo, solo una minoranza di PA locali ha compiuto la totale digitalizzazione della gestione della fattura (che è sì elettronica ma poi spesso gestita alla vecchia maniera).«Le Pubbliche Amministrazioni stanno lamentando obblighi, connessi alla normativa vigente, di stampa delle fatture elettroniche e segnalano l’inadeguatezza – se si vuole traguardare una gestione completamente digitale delle fatture – delle soluzioni messe loro a disposizione. E la mancanza di risorse, economiche ma non solo, per adeguarle», dice Facchinetti.

Un primo passo è compiuto, ma altri restano all’orizzonte, perché si arrivi a una digitalizzazione completa (almeno) di questo ambito. E gli incentivi alla fatturazione elettronica b2b svolgono un ruolo importante in questa missione.

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