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Intervista

VMware, verso un’IT completamente virtualizzata

Il trend è sempre più evidente, alimentato dagli impellenti requisti di flessibilità e agilità del business, come il deployment rapido delle applicazioni. «In questa trasformazione i CIO possono veramente giocare il ruolo di innovatori», dice Alberto Bullani, Regional Manager VMware Italia

16 Feb 2015

Giorgio Fusari

Alberto Bullani, Regional Manager di VMware ItaliaNel giro di qualche anno, la virtualizzazione coprirà un’area sempre più estesa delle risorse informatiche – dai server alla rete – migrando verso il paradigma IT as-a-service (ITaaS).È l’unica strada che il mondo imprenditoriale può imboccare, per risolvere davvero i problemi di business in cui si dibatte quotidianamente.

Alberto Bullani, Regional Manager di VMware Italia, non vede alternativa a tale “must’”. «Prenderà piede nel mercato un data center in cui l’hardware predominante è costituito da processori e memoria RAM, e dove tutte le altre funzioni – server, storage, network – sono virtualizzate. Così è possibile rimodellare in maniera dinamica, veloce e automatica il data center, gestendo e aggiornando l’infrastruttura con molta flessibilità, e senza i vincoli dei server fisici e apparati di networking tradizionali».

Se la virtualizzazione dello storage sta già avvenendo, quella delle rete è più complessa, e impiegherà più tempo. In Italia, Bullani individua in particolare due trend. Uno è, nelle grandi aziende, l’adozione del Software – Defined Data Center (SDDC). «Qui l’esigenza prioritaria è rendere il più rapido possibile il deployment delle applicazioni. Prima l’IT poteva rilasciarle imponendo all’azienda i propri tempi, oggi è l’utente di business che li definisce».

Se in passato “time-to-market” era stata, spesso e volentieri, una “buzzword” tutto sommato poco aderente alla realtà, oggi non è più così. Inoltre, i consumatori si sono ormai abituati a una fruibilità dei dati in real-time. In questa trasformazione, ritiene il manager, i CIO possono veramente giocare il ruolo di innovatori e questo sforzo in generale si sta facendo, anche in ambiti come la PA, in maniera molto più rapida di quanto si potrebbe credere.

L’altra tendenza, nelle piccole e medie imprese, è esternalizzare sempre più servizi IT, in modo da focalizzarsi sul core business, e ridurre investimenti e costi di gestione delle infrastrutture.

Ma chi è più reattivo al cambiamento? «Le PMI, dove la catena decisionale è più breve, sono le più innovative. Abbiamo clienti che per supportare la crescita e le filiali remote aperte in Cina o negli USA stanno adottando servizi di hybrid Cloud.

Una volta avrebbero comprato server e costruito un piccolo data center». Un altro trend, trasversale al mercato, è il Mobile: per questo VMware basa tutte le proprie applicazioni interne, o di terzi, su HTML5, in modo da renderle sempre fruibili da qualunque device.

In ragione di queste necessità aziendali, nei prossimi mesi VMware si presenterà con una gamma di prodotti certo arricchita di funzionalità, ma fondata da tempo su tre pilastri principali: uno è l’offerta SDDC, per la totale automazione del data center in modalità software.

Un altro sono i servizi IaaS di Cloud ibrido e pay-as-you-go vCloud Air, che estendono la capacità quando l’esigenza è supportare, ad esempio, picchi dei workload o funzioni di disaster recovery.

Il terzo pilatro è l’End User Computing, che consente lo spostamento continuo da desktop a laptop, tablet, telefono o auto, con applicazioni disponibili in qualsiasi luogo, su qualsiasi postazione e in qualsiasi momento.

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