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VMware, la virtualizzazione ora va in rete

L’intelligenza degli switch ha portato a un aumento incontrollato dei costi di gestione del networking, difficile da sostenere nelle architetture orientate al cloud. Dopo l’acquisizione di Nicira (1,26 miliardi di dollari), è arrivato il momento di portare le funzionalità di rete a livello di applicazioni sui server, come spiega l’esperto di VMware Martin Casado

23 Giu 2014

redazione

In una visione estremamente semplificata, il Cloud Computing non è lontano da un ritorno al passato delle architetture IT rivisitato in chiave moderna. Dove infatti alcuni anni fa i desktop avevano soppiantato i precedenti terminali passivi collegati a un sistema centralizzato, oggi si sta affermando il ritorno di dati e applicazioni verso i server remoti. Decidere se la situazione sia causa o effetto della combinazione dei fattori che caratterizzano le nuove tendenze – in particolare mobility, condivisione e collaborazione – è un fattore secondario. Più importante è infatti riuscire a configurare e gestire i sistemi in modo da assecondare lo scenario attuale.

La prima parte di questo cammino è simile a quanto compiuto anche dalle componenti di networking delle infrastrutture, passando dai semplici hub passivi a switch dotati nel tempo di un numero crescente di funzionalità e intelligenza computazionale. Non deve quindi stupire chi intravede ora un analogo passaggio a ritroso anche in questo contesto.

«L’obiettivo principale degli studi che ho condotto nel corso degli ultimi anni a Standford, e che in seguito ho sviluppato nella società Nicira, era estendere la virtualizzazione alla componente di rete – spiega Martin Casado, Chief Networking Architect (NSX) di VMware -. Con il graduale passaggio al Cloud Computing, per i data center, questo aspetto è infatti diventato una questione prioritaria».

Problematiche complesse nei data center
In tanti data center, soprattutto quelli più grandi come Google o Amazon, si è arrivati a un punto dove non è più sostenibile gestire una serie di funzionalità, quali sicurezza, bilanciamento di carico, difesa o policy a livello di Rete. La tendenza è quindi spostare queste funzioni a livello di applicazioni, così da rendere la gestione molto più semplice. «In questa visione, l’unico compito che rimane da garantire a livello di Rete è la connettività – prosegue Casado -. Significa avere un’infrastruttura meno costosa, più efficiente, più scalabile e più semplice. Soprattutto, la velocità di innovazione è maggiore perchè le funzionalità a livello hardware richiedono anni per essere aggiornate, mentre a livello software si parla al massimo di mesi».

Una visione però, non priva di controindicazioni. Nei casi citati, Google e Amazon ci sono arrivati partendo da configurazioni fortemente personalizzate e non adatte quindi per una commercializzazione su vasta scala. La vera sfida è quindi quella di una soluzione in grado invece di affrontare il mercato. Esattamente quanto Nicira intendeva dimostrare di aver raggiunto.

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Una dimostrazione con tutte le carte in regola se VMware nel 2012 non ha esitato a investire 1,26 miliardi di dollari per assicurarsi una tecnologia considerata rivoluzionaria. «In una rete virtualizzata, viene installato un software in ogni server, così da creare una visione del tutto simile a quella tradizionale – sottolinea Casado -. Tutte le impostazioni vengono però gestite a livello di server. Lo scopo è far sì che in qualsiasi data center i costi di gestione risultino drasticamente ridotti, migliorando al tempo stesso l’efficienza».

Dopo alcuni anni di messa a punto e integrazione nella propria offerta, ora secondo VMware i tempi sono maturi per avviare la svolta. I primi clienti in ambito finanziario, pubblica amministrazione e sanità hanno già avuto modo di sperimentare con successo la nuova impostazione e l’interesse di altre realtà viene dichiarato in crescita.

In misura non molto diversa da quanto accaduto con i server e più di recente con lo storage, tra le ragioni per passare alla virtualizzazione, in generale, la principale è ridurre tempi e costi di realizzazione e messa a punto di una rete. Significa poter configurare e rendere disponibili risorse in pochi istanti e rendere fruibili le applicazioni nel giro di poche, quando prima potevano servire settimane. Inoltre, la manutenzione del software si presenta più a buon mercato rispetto agli interventi sull’hardware. Ma è la terza prospettiva destinata a fare al differenza. «Attualmente l’80% della spesa in sicurezza, il 40% in media nella spesa IT totale, riguarda i confini della rete aziendale, ma l’80% dei dati si muove all’interno – puntualizza Casado -. Con la network virtualization si può invece arrivare al concetto estremo di isolare completamente un’applicazione su una connessione di rete e impedire quindi che ogni possibile attacco si propaghi, il pericolo maggiore in fatto di sicurezza».

La nuova concezione di rete secondo VMware tende quindi a spostare l’intelligenza trasferita negli ultimi anni all’interno degli apparati di rete, per collegarla alle applicazioni a livello di server virtuale. Una prospettiva che definisce un modello di architettura IT destinato a guidare i futuri data center. Nel frattempo, l’azienda pensa già a ulteriori sviluppi. «Importante sarà trovare il giusto punto di equilibrio e perfezionare le relative soluzioni software, tra isolamento delle applicazioni e visibilità – conclude Casado -. La sicurezza a livello di applicazioni, infatti, garantisce l’isolamento ma riduce la visibilità su elementi importanti quali il traffico o il profilo degli utenti, mentre in prossimità del firewall avviene esattamente il contrario».

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