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Studi e ricerche

Supply chain, anche le multinazionali sono poco attente alla gestione dei rischi

Due terzi delle aziende registra cali significativi di performance a causa di gravi problemi di supply chain, provocati dalla scarsa maturità nel risk management. Lo dice un report del MIT di Boston e del colosso della consulenza PWC

20 Set 2013

Luigi Ferro

Anche le multinazionali globali non dedicano sufficiente attenzione al controllo e alla riduzione del rischio lungo la supply chain. E’ la principale conclusione dell’indagine svolta dal MIT Forum For Supply Chain Innovation e da PWC, secondo la quale il problema riguarda circa due terzi delle 209 società intervistate, che sono appunto in gran parte multinazionali attive in tutte le parti del mondo, di cui la metà con quartier generale in Europa.

Più in dettaglio, si legge nel report, oltre il 60% delle realtà intervistate ha registrato negli ultimi 12 mesi dei cali di almeno il 3% dei principali indicatori di performance a causa appunto di gravi problemi (disruption) lungo la supply chain. Il MIT e PWC le definiscono per questo “immature” rispetto ai principi chiave di gestione del rischio nelle supply chain e al relativo ‘framework’ messo a punto per questo report, basato sul grado di adozione delle tecniche più avanzate di mitigazione del rischio come governance esplicita del rischio, flessibilità delle piattaforme di produzione e distribuzione, allineamento e integrazione dei processi e dei sistemi informativi tra le varie parti dell’azienda e con i partner, condivisione di dati, uso di soluzioni analitiche.

Le aziende immature quindi hanno politiche di gestione del rischio arretrate, basate essenzialmente sull’aumento della capacità e sul posizionamento lungo la supply chain di scorte strategiche. La restante parte del campione (poco più di un terzo) invece sta investendo in processi più avanzati di mitigazione del rischio, basati sulle tecniche viste sopra, e i benchmark dimostrano indiscutibilmente migliori prestazioni sia operative che finanziarie.

I principali fattori di complessità

Le conclusioni dello studio, insomma, indicano che i problemi della supply chain hanno un forte impatto sulle performance finanziarie e di business delle società. Le aziende con supply chain mature, che hanno investito sulla riduzione del rischio, reagiscono meglio e con maggiore velocità. Inoltre, più hanno investito nella flessibilità, maggiori sono le possibilità che facciano fronte a eventi imprevisti. I dati dimostrano anche che fra le aziende considerate mature quelle che offrono la maggiore elasticità alle interruzioni della catena di fornitura sono quelle che più hanno investito sulla segmentazione dei rischi, mentre le aziende con maggiori capacità in tema di gestione del rischio della supply chain ottengono migliori risultati fra tutte le aziende prese in considerazione.

Agli intervistati è stato chiesto quali sono i fattori di complessità della supply chain che si sono più evidenziati negli ultimi tre anni. Circa il 95% ha citato la dipendenza dai fornitori e per questo ha aumentato l’entità dei partner impegnati nella catena di fornitura. Il 94% è convinto che i cambi nella extended supply chain siano più frequenti, l’87% indica l’aumento della frequenza d’introduzione di nuovi prodotti, e l’80% il fatto che i prodotti e servizi sono sempre meno standard.

Le fonti di rischio e le strategie per mitigarlo

E le principali fonti di rischio in ottica di supply chain management? I manager intervistati indicano prima di tutto la continua fluttuazione dei prezzi delle materie prime (53%), e delle quotazioni delle valute monetarie (47%), seguita da generici “cambiamenti di mercato” (41%). Al quarto posto troviamo la volatilità dei prezzi del carburante (38%), mentre preoccupano molto meno i problemi finanziari di fornitori e partner (22%) e i malfunzionamenti dei sistemi informativi (20%) o delle reti di telecomunicazione (5%).

Quanto alle strategie di controllo e mitigazione del rischio più utilizzate, si pensa soprattutto alla creazione e implementazione di piani di business continuity (82%), all’implementazione di strategie alternative di fornitura (79%) all’utilizzo in parallelo di strategie regionali e globali (78%), alla strutturazione della rete di fornitura su due livelli (72%), e all’aumento della collaborazione con i partner (72%).

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