Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Scenari

Stampa 3D, Cloud, mobilità sostenibile: un anno cruciale per le supply chain

Ci sono anche eCommerce, social media, Big Data, logistica nei mercati emergenti, e replicazione dei processi standard tra le tendenze più importanti che, secondo il Vice President Innovation di DHL Supply Chain, in questo 2014 inizieranno a impattare in modo rilevante sulla gestione delle catene di fornitura, produzione e consegna

25 Feb 2014

Il Supply Chain Management è in un momento di cruciali cambiamenti, con diverse tendenze che iniziano a impattare pesantemente sulle attività quotidiane in quest’ambito. In una recente intervista ripresa anche da Forbes, Mark Patterson, Vice President of Innovation and Product Incubation della divisione Supply Chain del colosso delle spedizioni DHL, ha approfondito otto di queste tendenze, cominciando dall’eCommerce.

Click-and-collect e consegne “social”

Le vendite online infatti stanno diventando sempre più importanti per i retailer: soprattutto in periodi come quello natalizio rappresentano ormai percentuali notevoli del fatturato totale, e nell’ottica di aumentare la customer satisfaction un crescente numero di operatori offrono il servizio “click-and-collect”, che permette di ordinare i prodotti online e ritirarli in un negozio fisico del retailer o comunque in un posto convenuto.

«Queste due dinamiche, E-commerce puro e click-to-collect, fanno crescere il numero di colli da consegnare “nell’ultimo miglio” presso l’abitazione del cliente, ma hanno effetti opposti sui magazzini dei negozi: il primo tende a svuotarli, il secondo a riempirli. I retailer quindi, insieme agli operatori che fanno parte delle supply chain di cui sono i terminali, dovranno lavorare per ottimizzare questo trade-off».

Un secondo trend vede l’affacciarsi dei social media anche nella gestione delle supply chain, come logica evoluzione dell’e-commerce. Patterson fa l’esempio del progetto MyWays, una sperimentazione in corso a Stoccolma – in cui è coinvolta anche DHL – con l’intento di ridurre il traffico in città e dare ai consumatori più controllo sulla consegna dei loro ordini.

«MyWays si basa su un’App per tablet e smartphone: il consumatore si può iscrivere e sottoporre i suoi percorsi abituali, per esempio casa-lavoro o casa-università, e quando una consegna è su quel percorso può offrirsi di occuparsene, ottenendo in cambio punti che poi si trasformano in premi monetari».

La stampa 3D può rivoluzionare anche la logistica

Una terza tendenza è la stampa 3D che, come ritengono molti analisti, ha la potenzialità di rivoluzionare sia i processi di produzione che quelli logistici. Alcuni settori la stanno già usando, per esempio il medicale per strumenti odontoiatrici e impianti artificiali su misura. «Alcuni produttori lo vedono come un potenziale metodo alternativo per gestire la distribuzione di pezzi di ricambio. Al momento la tecnologia è ideale per creare componenti molto specifici, eliminando la necessità e il costo di doverne tenere pochi esemplari in magazzino».

Il vero punto di domanda è la velocità di produzione. Idealmente se la stampa 3D arriva a throughput da produzione di massa, anche il supply chain management ne sarà rivoluzionato, perché non ci sarà più bisogno di produrre pezzi in pochi grandi stabilimenti e consegnarli in tutto il mondo: basterà stamparli localmente. Per ora, però, per stampare un semplice “case” per smartphone sono necessarie due ore, e ce ne vogliono fino a 18 per elementi più complessi. Ma anche con tempi come questi, se l’alternativa è produrre il componente in Asia e farlo arrivare da lì, la stampa 3D potrebbe comunque essere conveniente».

Il Cloud renderà inutili le sedi locali?

Anche Big Data e Cloud Computing, due tra le principali linee di sviluppo delle tecnologie ICT, inizieranno quest’anno a far sentire i loro impatti sul Supply Chain Management. Nel primo caso è molto semplice accumulare enormi volumi di informazioni sui comportamenti di consumatori e clienti, sui movimenti e carichi dei veicoli, sullo stato in tempo reale di magazzini e centri di distribuzione. «Il punto sarà capire come utilizzare queste quantità di dati, mai maneggiate finora, per migliorare la sincronizzazione end-to-end delle supply chain, la disponibilità dei prodotti, e la gestione dei costi».

Nel caso del Cloud, continua Patterson, sta diventando decisivo anche in ambito di logistica e gestione dei magazzini, grazie alla possibilità di trasferire “nella nuvola” le applicazioni di supply chain management anziché tenerle sui server dei vari siti produttivi e logistici. «Questo dà la possibilità di allestire attività di logistics e warehouse management molto velocemente anche dove non si ha una struttura fisica d’appoggio: basta accedere a software e dati in cloud per gestire queste attività».

Questo si collega a un altro trend estremamente importante in corso: il crescere dell’esigenza di replicare velocemente processi standardizzati in siti, Paesi e regioni diverse. «È una sfida difficile per gli operatori logistici, ma i clienti ce lo chiedono». Le applicazioni analitiche, sempre più potenti, permettono di individuare dove le differenze dello stesso processo fatto in diversi siti rallentano e rendono meno efficienti le operazioni, e di intervenire così per renderli coerenti e replicabili localmente e globalmente.

«Gli ostacoli nel realizzare questi obiettivi sono diversi da settore a settore: in quelli consumer e retail è difficile rendere coerenti i processi per problemi di costo delle materie prime, mantenimento delle quote di mercato e concorrenza, in quelli tecnologici per problemi di controllo dei costi, competitività e speed-to-market».

Consegnare in città: un’impresa sempre più complessa

La crescita dei mercati emergenti è il sesto elemento emergente di forte impatto citato dal manager di DHL: «I consumatori di questi Paesi stanno spendendo sempre di più: inseguono lo stile di vita delle regioni più avanzate, e stanno generando grandi volumi di consumi locali di prodotti internazionali Produttori e distributori che vogliono espandere il proprio business in questi mercati emergenti, però, devono affrontare notevoli sfide di supply chain management: «Tra queste la messa a punto delle infrastrutture, problemi politici, rischi di sicurezza, tutela delle condizioni di lavoro, adempimenti fiscali e commissioni doganali.

Infine un trend forse troppo sottovalutato, ma sempre più vincolante per il supply chain management: la crescente difficoltà di effettuare consegne nelle città, a causa del traffico, delle normative anti-inquinamento, dei provvedimenti a tutela dell’ambiente, e anche, sottolinea Patterson, di un certo ritorno dei retailer verso l’interno del territorio urbano, a discapito della corsa a costruire grandi centri commerciali nell’hinterland che ha caratterizzato gli scorsi decenni.

«Specialmente in Europa occidentale un numero crescente di consumatori preferisce fare shopping nei negozi in centro, nelle stazioni o anche nelle stazioni di servizio, invece di andare fuori città: come possiamo servire questi punti vendita con il giusto mix di prodotti – inclusi ovviamente quelli che i clienti hanno ordinato online con l’opzione click-and-collect – rispettando nel contempo le norme di limitazione al traffico e i crescenti standard ambientali e di sicurezza? Questa è una grande sfida che gli operatori logistici e i retailer devono affrontare insieme da subito».

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5