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Strategie

Software AG, un ‘digital agility layer’ per decisioni e processi in tempo reale

Una piattaforma che integra sviluppi propri e tecnologie acquisite, e si colloca al di sopra dei ‘silos IT’ aziendali per abilitare il monitoraggio e controllo continuo di eventi e processi in tutti i settori. Ne parliamo con Philippe La Fornara, Senior Vice President Continental Europe, Israel & Latin America della società tedesca

07 Apr 2014

Daniele Lazzarin

Philippe La Fornara di Software AGNel mercato del software, la tedesca Software AG è uno dei casi più longevi: nata nel 1969 con Adabas, un database management system molto innovativo per i tempi, in 45 anni di storia ha saputo reinventarsi varie volte, diventando un fornitore di riferimento nell’application e B2B integration e nel business process management. Ancora oggi è una delle maggiori realtà europee del settore, con circa un miliardo di euro di fatturato e 5200 dipendenti nel mondo nel 2013 (25 in Italia).

Negli ultimi 4 anni la società ha investito circa 1,2 miliardi in sviluppi, acquisizioni e integrazione di tecnologie per creare quello che definisce un “digital agility layer”, necessario per supportare la trasformazione delle imprese in “digital enterprise” capaci di competere in scenari rivoluzionati dalla convergenza delle tecnologie mobile, cloud, big data e internet of things. Ne abbiamo parlato con Philippe La Fornara, Senior Vice President Continental Europe, Israel & Latin America di Software AG.

«Il digital agility layer è uno strato di software che si colloca sopra i “silos IT” dell’azienda – applicazioni mainframe, ERP, CRM, data warehouse, document management, applicazioni specialistiche settoriali – per semplificare all’IT la rapida creazione di servizi per il business che sono trasversali a questi silos». Il layer è composto da tre principali blocchi.

Applicazioni che spaziano dalle promozioni mirate al supply chain management

«Il primo è conosciuto e consolidato, non siamo i soli a proporlo: è un Enterprise Service Bus, cioè un layer d’integrazione con uno strumento di BPM “on top”, per automatizzare i processi di business dell’azienda». Il secondo blocco, continua La Fornara, è più innovativo: «Lo chiamiamo IBO (Intelligent Business Operation) Solution, e si può definire un “BPM definitivo”: è il frutto dell’integrazione di molte tecnologie, tra queste complex event processing, low-latency event bus, un’architettura in-memory, e una piattaforma mobile».

L’obiettivo è permettere di prendere decisioni più fondate e veloci, basate su eventi in tempo reale, «dove un “evento” è una combinazione di transazioni più o meno legate l’una all’altra». Il concetto è semplice: il decisore umano in azienda non è in grado di tenere sotto controllo tutti gli eventi che influenzano una sua decisione, e ha bisogno di un sistema che li monitora, li confronta tra loro e con informazioni interne ed esterne, trova correlazioni e suggerisce trend e indicazioni.

«Per una soluzione come questa, le possibili applicazioni sono moltissime. Si può usare per esempio in ambito CRM, per inviare una promozione mirata ai clienti più probabilmente interessati, correlando informazioni anagrafiche, geolocalizzate, di uso dei servizi: un nostro cliente telco in sei mesi ha aumentato il fatturato di 15 milioni di dollari solo grazie a questa soluzione. Ma anche in un ambito completamente diverso come la supply chain dei settori manifatturieri si può monitorare in tempo reale il percorso delle materie prime che arrivano alle fabbriche, con possibilità di anticipare i problemi e agire per non far fermare i processi e i flussi di materiali».

Il terzo blocco è definito CCM, Continuous Control Monitoring dei processi di business: «Anche questo è una combinazione praticamente unica di tecnologie, che dà l’opportunità per migliorare le performance aziendali, tramite l’integrazione di tool di business process modeling, GRC, performance management, root-cause analysis, e complex event processing».

African Bank, microcrediti sulla Mobile App in 7 minuti

Oltre venti casi di realizzazione del concetto di “digital enterprise”, spiega La Fornara, sono descritti nel recente libro “The Digital Enterprise” di Karl-Heinz Streibich, CEO di Software AG: tra essi ci sono per esempio Allianz Group, Daimler, Coca Cola, General Electric, Nissan e Siemens.

«Le soluzioni di digital agility layer sono applicabili a molti settori, cito in particolare il caso di African Bank, che le usa per un servizio di gestione delle richieste di microcrediti via Mobile App, a cui è in grado di rispondere in 7 minuti, tempo in cui il sistema è in grado di fare valutazioni e correlazioni basandosi sui dati interni ed esterni». African Bank ha così conquistato 500mila nuovi clienti in nove mesi: «È un ottimo strumento per catturare la clientela più giovane – in prospettiva anche nei Paesi occidentali avanzati, dove crescerà la richiesta di microcrediti delle generazioni native digitali, che si aspettano risposte immediate dalla banca sul loro smartphone -, ma nessuna banca europea è in grado di dare risposte così rapide al momento».

Software AG sul mercato italiano

Infine qualche considerazione sul mercato italiano. «Lavoriamo per lo più sulle grandi aziende, perché le nostre soluzioni sono complesse e presuppongono un certo volume di transazioni per realizzare le loro potenzialità: come clienti abbiamo banche, come Intesa San Paolo, telco (Telecom Italia, Wind), imprese manifatturiere, PA (Poste Italiane), servizi (Costa Crociere), fashion (Benetton, Prada)».

Alle medie aziende invece Software AG propone in cloud alcune componenti del “digital agility layer” in modalità cloud, per esempio una soluzione che integra IT asset management e business process design. «La nostra struttura in Italia conta 25 persone, e vi stiamo investendo: due milioni di euro nell’ultimo anno, compresa la nuova sede di Milano. Conto entro tre anni di raddoppiare sia le persone che il fatturato in Italia. La situazione economica è incerta, ma uno scenario come questo è favorevole alla nostra soluzione, perché rende vitale la necessità di differenziarsi e di saper innovare».

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