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Sanità, dal digitale un possibile risparmio di 15 miliardi l’anno

La spesa ICT del sistema sanitario italiano si è ridotta anche nel 2012. Eppure, le stime del Politecnico di Milano confermano che la digitalizzazione è la vera chiave della sostenibilità economica, in uno scenario che vede un preoccupante calo della qualità dei servizi, come conseguenza dei continui tagli ai budget delle strutture: in soli tre anni siamo scivolati dal 15° al 21° posto in Europa

09 Mag 2013

Mariano Corso - School of Management Politecnico di MilanoPer la salute in Italia si spende poco e si investe ancor meno, a discapito della qualità dei servizi del Sistema Sanitario che, negli ultimi anni – quelli dei tagli per la Spendig Review – ha perso posizioni nei confronti internazionali. In questo contesto, la spesa ICT per la Sanità è scesa a 1,23 miliardi di euro nel 2012, appena 21 euro per abitante, ulteriormente ridotta dopo il calo registrato lo scorso anno. Eppure proprio un investimento in innovazione digitale potrebbe combinare efficienza e sostenibilità economica a servizi di qualità: una rivoluzione digitale completa per la Sanità italiana porterebbe benefici di circa 15 miliardi l’anno per il Sistema Paese.

È la stima della Ricerca 2013 dell’Osservatorio ICT in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano. La Ricerca è stata realizzata attraverso casi di studio e questionari rivolti a 109 CIO, 166 Direttori Generali, Amministrativi, Sanitari delle principali strutture sanitarie, referenti e dirigenti in ambito sanitario di 10 Regioni, un campione statisticamente significativo di Medici di Medicina Generale e di cittadini.

L’Osservatorio ICT in Sanità stima che, impiegando appieno le soluzioni ICT negli ambiti chiave della Sanità Italiana, le strutture sanitarie potrebbero risparmiare circa 6,8 miliardi di euro l’anno (115 euro pro- capite). Nel dettaglio, circa 3 miliardi grazie alla deospedalizzazione di pazienti cronici resa possibile dalle tecnologie a supporto della medicina sul territorio e dell’assistenza domiciliare; 1,37 miliardi per risparmi di tempo in attività mediche e infermieristiche grazie all’introduzione della Cartella Clinica Elettronica; 860 milioni grazie alla dematerializzazione dei referti e delle immagini, che consentirebbe di ridurre gli sprechi dovuti alla stampa e i tempi per reperire un documento cartaceo; 860 milioni grazie alla riduzione di ricoveri dovuti a errori evitabili attraverso sistemi di gestione informatizzata dei farmaci; 370 milioni di euro si otterrebbero grazie alla consegna dei referti via web e a un miglior utilizzo degli operatori dello sportello che potrebbero essere impiegati in attività a maggior valore aggiunto; 160 milioni con la prenotazione online delle prestazioni; 150 milioni attraverso la razionalizzazione dei data center presenti sul territorio e al progressivo utilizzo di tecniche di virtualizzazione e 20 milioni per la riduzione dei costi di stampa delle cartelle cliniche.

A questi benefici, sono da aggiungere i possibili risparmi economici per i cittadini, grazie al miglioramento del livello di servizio reso possibile dalle tecnologie digitali, stimabili complessivamente in circa 7,6 miliardi di euro.

“Questi benefici potenziali sono troppo importanti per non sviluppare immediatamente un piano di interventi – afferma Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio ICT in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano Occorre abbandonare il pregiudizio che in Sanità le nuove tecnologie siano un lusso, perché utili per modernizzare le cure ma destinate ad aumentare le spese e quindi da rimandare a tempi migliori. L’innovazione digitale è la principale leva su cui lavorare per rendere la qualità dei servizi compatibile con la loro efficienza e sostenibilità economica”.

“Un piano sistemico di innovazione digitale per la Sanità oggi è una priorità assoluta per il rilancio del Paese e un suo sviluppo sociale ed economico sostenibile – prosegue Mariano Corso -. È importante creare tavoli di lavoro a livello aziendale, regionale e nazionale, a cui affiancare una maggiore capacità di governance complessiva a livello nazionale”.

La sostenibilità del Sistema Sanitario

L’uso dei tagli alla Sanità come “scorciatoia” per far tornare i conti pubblici rischia di avere gravi effetti sulla salute e, in ultima analisi, sul sistema Paese. La spesa sanitaria pro-capite, sia pubblica che complessiva, in Italia è ben al di sotto della media dei Paesi OCSE: spendiamo meno di Paesi tradizionalmente attenti al welfare, come Francia, Danimarca, Olanda, Regno Unito e dei partner Europei più ricchi come Germania, Belgio e Austria.

L’impatto sulla qualità di quello che era considerato fino ad alcuni anni fa tra i migliori sistemi sanitari del mondo è preoccupante. In soli tre anni il nostro sistema sanitario è scivolato dal 15° al 21° posto per qualità, tra i 34 censiti dall’Euro Health Consumer Index 2012. Siamo sempre più staccati da Francia, Regno Unito e Olanda (in testa alla graduatoria), ma ci ritroviamo ormai dietro anche ai Paesi dell’est Europa come Repubblica Ceca, Slovenia e Croazia.

“In questa situazione intervenire è necessario e urgente – dice Mariano Corso Per non mettere a serio rischio la tenuta del Sistema Sanitario Nazionale bisogna fermare la logica dei tagli lineari e investire le risorse disponibili selettivamente, dando priorità agli investimenti in grado di fermare il processo di deterioramento, aumentando la qualità della cura e riducendo le inefficienze. La chiave della sostenibilità sta nell’innovazione digitale. Il Decreto Balduzzi e la sezione dedicata alla Sanità del Decreto Sviluppo Bis vanno nella giusta direzione, insistendo sulla digitalizzazione come chiave per ridurre gli sprechi, correggere gli errori e garantire maggior governo ai suoi attori. Tuttavia, non sono seguiti interventi attuativi concreti, e la flessione a cui si sta assistendo nella spesa complessiva in nuove tecnologie digitali nella Sanità italiana non può che suscitare preoccupazione”.

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