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Esperienze

Quella scarsa voglia di tecnologia fra le aule dei tribunali

Uno dei problemi del settore giuridico è la limitata dimestichezza con gli strumenti informatici e l’inadeguata volontà di investire tempo e risorse su questi argomenti. Eppure, i ritorni economici e di miglior servizio per i clienti sono lampanti. L’opinione di Valerio Vertua, avvocato in Milano

15 Apr 2013

Alessandro Longo

Un piccolo studio milanese di avvocati e commercialisti, con sei persone in una sede, ma molto all’avanguardia per l’uso delle tecnologie. Anche quelle per la sicurezza (crittografia, Tor), non così diffuse tra i professionisti italiani.

“L’elenco sarebbe veramente lunghissimo: direi che utilizzo quotidianamente tutto quello che si può utilizzare come software”, dice l’avvocato Valerio Vertua, dello Studio Vertua.

Lui è del resto anche vice presidente dell’associazione DFA (Digital Forensics Alumni), cofondatore e consigliere di CSA Italy (Clous Security Alliance) e coordinatore dell’Area di Ricerca “Legal & Privacy in the Cloud”.

Però se tutti fossero come lui (o quasi), nell’uso professionale della tecnologia, le cose sarebbero certo più facili.

Tra i principali problemi in cui si imbatte, infatti, Vertua cita “la scarsa dimestichezza di colleghi, cancellieri e giudici con gli strumenti informatici”. Ne deriva che i vantaggi della tecnologia saranno ridotti, anche per gli stessi utenti che sono all’avanguardia, finché il settore non l’avrà adottata appieno.


Quali sono le tecnologie che ha in studio? E come le utilizza?
Un lungo elenco: computer, server, stampanti multifunzioni, LAN client/server, fax (anche virtuale), iPad, smart card, router e firewall; email, videoscrittura (tre software), foglio elettronico, browser per banche dati, software ebook reader, Tor, Skype, VPN, crittografia, Cloud Computing, Dike per la firma digitale, Console Avvocato, quattro codici in formato digitale … E non è finita qui. L’utilizzo è variegato: stand alone, via LAN, via web, sia mediante pc e sia mediante iPad. Utilizzo la firma digitale, la PEC (Posta elettronica certificata). Faccio conservazione sostitutiva in maniera massiva mediante semplici PDF e a volte impiegando anche software OCR. Infine, aggiungo che navigo via ADSL.


Ma non c’è qualche software o tecnologia in genere che sta pensando di adottare?
Nessuna perché le impiego praticamente già tutte. La connessione in mobilità e soprattutto la possibilità di usare sempre e ovunque l’iPad per me è diventata una cosa utilissima, comoda e efficiente.


Quali vantaggi ricavate dall’uso della tecnologia? Per esempio: risparmi, maggiore efficienza, migliore produttività, migliore rapporto con i clienti, migliore collaborazione interna/esterna…
Direi sicuramente tutte le componenti da lei indicate. Più efficienza e produttività in primis, migliore collaborazione interna ed esterna in secundis e poi direi risparmi e migliore rapporto con i clienti.

Che consigli vuole dare ai suoi colleghi su che cosa e come adottare? Quali rischi evitare? Pensi per esempio ai temi della sicurezza dei dati.
Dovrebbero investire più tempo nello studio delle possibilità informatiche, sui rischi relativi (esistenti ma gestibili); sui problemi di sicurezza e sulle misure da adottare (per esempio: crittografia, Cloud Computing, antivirus, firewall, backup). Suggerirei inoltre di prendere in seria considerazione l’utilizzo, per il nostro lavoro, di un tablet (personalmente ritengo ineguagliabile ed utilissimo l’iPad). Sono utili anche le banche dati on line, testi e riviste giuridiche in ebook.


Quali sono le difficoltà connessi all’uso della tecnologia nella professione?
Il dispendio di tempo per potersi informare sugli sviluppi tecnologici è certo un aspetto importante. Inoltre rilevo spesso una scarsa dimestichezza di colleghi, cancellieri e giudici con gli strumenti informatici. E la scarsa propensione di questi ad apprendere e/o investire tempo su questi argomenti.

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