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intervista

Polizze assicurative sempre più verso il Web. L’esperienza di Quixa

L’online vale in Italia il 9% del totale ed è destinato a crescere ancora. Filippo Sirotti, AD di Quixa: «La fase di gestione dei contratti è ormai digitalizzata, pian piano lo sarà anche quella dei sinistri». E dai big data in arrivo servizi innovativi

26 Ott 2014

Alessandro Longo

Filippo Sirotti, CEO di Direct&Quixa «Le assicurazioni online sono e sempre più saranno avanguardia di innovazioni, che poi si estenderanno a tutto il mercato assicurativo». «Si va verso la totale digitalizzazione dei processi, la diffusione di servizi per la mobilità tramite app, l’utilizzo di scatole nere di nuova generazione. A tendere, i big data». Filippo Sirotti, CEO di Direct&Quixa Italy, spiega le frontiere su cui si sta muovendo il settore in Italia. Il 2013 è andato bene: l’azienda ha chiuso con 120 milioni di euro di fatturato, in crescita del 20 per cento, laddove il mercato assicurativo in generale è diminuito di oltre il 7 per cento e le compagnie dirette hanno aumentato il giro d’affari del 6,6%.

Dove sta andando Il mercato delle assicurazioni online italiane?

E’ un mercato che è arrivato a sfiorare il 9 per cento, dopo un periodo in cui è cresciuto di un punto percentuale l’anno. Al di là dei fattori ciclici contingenti, c’è un elemento ormai strutturale: la migrazione degli utenti verso il web. Il settore è insomma destinato a crescere ancora. L’online non diventerà mail il canale prevalente- com’è nel Regno Unito, che però è un mercato particolare- ma di certo diventerà più importante. La facilità e la dimestichezza con cui i consumatori fanno preventivi sul web è persino maggiore di quanto pensavamo quando siamo arrivati, nel 2008.

Perché, quali sono le pratiche comuni, tra i consumatori?

Con il web le persone fanno i conti, anche se non completano poi online il processo di acquisto. Ormai tende però a essere digitalizzata la fase di gestione dei contratti e, pian piano, anche quella dei sinistri. Qui il contatto umano è ancora molto importante, ma alcune cose cominciano ad andare su internet: il tracking del sinistro, l’individuazione delle carrozzerie convenzionate. Ultimo fattore: sono arrivate le app nel mondo delle assicurazioni.

Le app: a che cosa servono?

Le app interfacciano i servizi già disponibili sul web e li rendono più fruibili anche in mobilità. Si congiungono poi ad altre informazioni e le forniscono agli utenti: sulle carrozzerie convenzionate, sulle varie scadenze.

E come sta per cambiare questo mondo per l’arrivo delle scatole nere?

Da noi sono abbastanza diffuse, anche se sono perlopiù di una vecchia generazione. Pian piano si affermeranno anche le nuove, ma le assicurazioni dovranno essere brave a far cogliere i vantaggi ai consumatori. Noi stiamo facendo qualche test per lanciare una polizza connessa all’uso di scatole nere. Com’è noto, la scatola nera lega il prezzo dell’assicurazione al comportamento effettivo dell’utente alla guida, invece che a quello presunto. Di fatto ne vengono risparmi per il consumatore e vantaggi per tutti. Sarà inoltre un elemento utile per fornire un’assistenza migliore all’autista e per chiarire le responsabilità nei sinistri. Infine, gli utenti potranno monitorare il proprio stile di guida: tramite un servizio web o un’app che prende dati caricati in rete dalle scatole nere.

Che cosa ci riserverà il mercato delle assicurazioni online, in futuro?

E’ un mercato destinato a crescere, lungo varie direttrici di sviluppo. La prima è quella della web experience complessiva. Noi preferiamo definirci come una web company, più che come un’azienda che vende polizze. Vogliamo fornire un’esperienza digitale soddisfacente in tutti gli aspetti e in tutte le fasi. Il cliente ora può firmare la polizza anche in modo elettronico, senza bisogno di carta. Un’altra direttrice è la sofisticazione degli algoritmi per stabilire un giusto prezzo. È il fronte dei big data, disponibili da varie fonti- tra cui appunto la scatola nera. Con una corretta analisi delle informazioni, è possibile stabilire meglio i fattori di rischio e quindi i prezzi.

E che cosa state facendo per i big data?

Abbiamo già strumenti di analytics, ovviamente, ma con le informazioni tradizionalmente disponibili: la storia assicurativa del cliente, l’età, i dati geografici… C’è da capire come sfruttare i dati che arriveranno: con quali strumenti. E quali competenze sviluppare.

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