Il piano del Governo

PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»

Connettività ultraveloce per tutti, fascicolo sanitario elettronico nazionale, App IO per tutti i documenti dei cittadini e i pagamenti, servizi per le scuole, formazione. Il Ministro dell’innovazione ha illustrato tutti i progetti che saranno sviluppati nei prossimi 4-5 anni grazie ai 20 miliardi del Piano, nel segno della semplicità d’uso e con una visione europea: «Nascerà la Shengen digitale»

07 Lug 2022

Manuela Gianni

Direttrice, Digital4Executive

Dopo un anno e mezzo di lavoro, Vittorio Colao, Ministro dell’Innovazione e della Transizione digitale, ha fatto il punto sull’avanzamento dei progetti di digitalizzazione del PNNR, piano che è stato fin qui rispettato centrando tutte le scadenze. Le gare sono state infatti assegnate nei tempi, impegnando 15 dei 20 miliardi stanziati nel 2021, con l’obiettivo di portare connettività veloce al 99% della popolazione, prerequisito per la modernizzazione di tutto il Paese, e di abilitare servizi innovativi per i cittadini e le imprese, in particolare nella sanità e nella scuola. Il tutto in un’ottica di interoperabilità a livello europeo, dando vita alla “Schengen del digitale”, che diventerà realtà fra un anno o due, con l’Italia in un ruolo d’avanguardia. In piani italiani saranno infatti coerenti con quelli europei, in particolare con il progetto di digital wallet, il sistema eHealth europeo, e quello eIdas per l’identità elettronica europea.

«Abbiamo davanti un’opportunità di cambiamento pazzesca. Il digitale può veramente trasformare l’Italia nei prossimi 4-5 anni in un paese migliore, più attraente per gli stranieri e gli investitori e più competitivo in un’Europa che speriamo si rafforzi», ha detto Colao.

«Il grande sforzo è semplificare, perché quando le cose sono semplici gli italiani le usano, come si è visto con il green pass durante la pandemia. La sfida di tutti, non solo in Italia, è migrare da una legacy burocratica molto forte a una visione europea moderna, creando piattaforme federate che saranno il vantaggio dell’Europa».

Prima di illustrare nel dettaglio i progetti, Colao ha sottolineato che il digitale è solo uno strumento per raggiungere gli obiettivi del PNRR, che non è “una somma di interventi ma un piano organico per un paese con un sistema educativo e un sistema di ricerca più forte, una pubblica amministrazione più digitale più connessa, trasporti più sostenibili. Un piano per la salute, per un sistema scolastico aperto a tutti e anche in grado di utilizzare al meglio le nostre risorse turistiche culturali.

I risultati già si misurano. «Da quando siamo arrivati al governo i servizi della pubblica amministrazione sono più che raddoppiati e a dicembre di quest’anno avremo completato l’architettura di tutti i servizi digitali della PA. Inoltre, il 77% dei comuni ci ha richiesto i fondi sulla piattaforma, è questo è un chiaro segnale. L’immagine di un’Italia frammentata e che non vuole modernizzarsi non è vera”.

I dettagli del piano

Il piano prevede 5 punti.

Rete Internet ultraveloce per tutti

Connettività a macchia di leopardo, come è oggi in Italia, significa disuguaglianze e concentrazione. Colao ha annunciato che saremo il primo paese europeo che avrà 100% di fibra per il 5G, con copertura per il 99% della popolazione. Questo permetterà di connettere scuole, ospedali, uffici all’amministrazione pubblica ovunque in Italia, a Milano come sull’Appennino o in Calabria. Ai 6,7 miliardi allocati si aggiungono 2,2 miliardi di investimenti dei privati.

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Alla scuola e alla sanità sono stati assegnati 16 lotti con un approccio nuovo: per semplificare, i presidi e i responsabili dei presidi sanitari riceveranno anche il servizio, ovvero abbonamenti inclusi per 5 anni forniti da chi ha vinto la gara.

Colao ha specificato che è disponibile una riserva di fondi che servirà per eventuali aumenti prezzo, con la quale, in discussione con l’Europa, si potranno fare progetti molto avanzati per completare la connettività.

Pubblica amministrazione digitale

A gennaio 2021 erano 16 milioni le identità digitali e sono 31 milioni oggi. Il totale delle transazioni effettuate con la pubblica amministrazione era 185 milioni oggi siamo 528 milioni, moltiplicate per tre in 14 mesi.

L’app Io che gestisce i servizi digitali ha avuto 30 milioni di download. «Dal 2023 gli italiani avranno il domicilio digitale: i documenti arriveranno sull’app, secondo il modello del green pass, insieme alle notifiche e alla possibilità di fare i pagamenti».

È stata poi aggiudicata a giugno la gara per il cloud sicuro, dove risiedono i dati più delicati della pubblica amministrazione, e a dicembre gennaio dovrà essere operativa.

Per gli interventi sulle amministrazioni locali, il 77% dei comuni italiani e il 60% delle scuole ha già richiesto i fondi. «L’abbiamo fatto con un metodo molto semplice, una piattaforma online dove i comuni scelgono direttamente i servizi che vogliono introdurre e automaticamente il sistema calcola quanto il comune ha diritto di ricevere. Ovviamente vengono verificate tutte le caratteristiche, ma il sistema è completamente digitalizzato: sto ricevendo i complimenti e apprezzamento dai sindaci, da chi tutti i giorni fa queste cose, e anche questo credo sia un buonissimo risultato che abbiamo raggiunto».

L’App Io sarà potenziata enormemente nei prossimi 6-9 mesi e sarà introdotto il Wallet: ora è un progetto italiano, ma il prossimo passo è farlo diventare un progetto europeo, che permetterà una vera portabilità europea di tutti i nostri attributi. «Noi la chiamiamo la Schengen del digitale e la nostra ambizione è che l’Italia sia uno dei paesi più avanzati». Un esempio è la patente: in futuro, basterà mostrare un QR code, proprio come quello del green pass.

Sanità digitale

Il terzo pilastro del piano è la sanità: si punta a renderla allo stesso livello per tutti, ovunque. Il requisito ovviamente è che ci sia un accesso semplice a tutti i dati sanitari e che chiunque possa accedere qualunque tipo di prestazione specialistica. I due progetti chiave in questo ambito sono il fascicolo sanitario elettronico armonizzato unico le piattaforme di teleconsulto e telemonitoraggio.

«Siamo in linea con le scadenze per quanto riguarda il fascicolo e in accordo con le Regioni è stata decisa l’architettura del sistema dati. I data set dovrà essere standardizzato: non vuol dire avere un unico fascicolo, ma vuol dire garantire la portabilità se una persona cambia regione. È partito il lavoro col fornitore, sogei, e la deadline è a dicembre 23. Abbiamo deciso che faremo due diverse gare per la telemedicina perché vogliamo avere concorrenza tra i sistemi per mantenere innovazione. Entro marzo del 23 saranno assegnate. Anche questa è un’importantissima iniziativa in connessione con il progetto e-health europeo».

Competenze

Il piano competenze assorbe circa mezzo miliardo. In particolare, il fondo della Repubblica digitale prevede 350 milioni che saranno erogati con un criterio innovativo, in base ai risultati, ovvero al tasso di successo nel far trovare lavoro o far migliorare lo stipendio di chi fa un certo corso. Il progetto è gestito  con Acri. «Abbiamo creato un comitato scientifico di altissimo livello, e questo metodo vuole diventare un modo per aiutare anche il governo a capire che cosa funziona e che cosa no. I primi bandi arriveranno in autunno».

A questo si aggiungono iniziative di comunicazione e di training di massa dedicate ai cittadini per insegnare a usare i servizi

Spazio

Gli investimenti in ambito spaziale, 4 miliardi, mirano a potenziare l’ambizione italiana di leadership in due direzioni strategiche. La prima è l’osservazione della Terra: oltre un miliardo andrà alla creazione della più grande costellazione in bassa quota. Con i dati che arriveranno dallo spazio, l’Italia e l’Europa potranno migliorare la qualità di tanti interventi in vari settori, dall’agricoltura, alla sicurezza alla protezione civile e alla logistica, fino all’osservazione costiera.

La seconda area di intervento è quella dell’esplorazione lunare, dove l’industria italiana è molto forte: già forniamo circa il 50% dei moduli della stazione.

Il Transformation Office

Agli scettici sulla reale fattibilità del piano Colao risponde: «Abbiamo adottato un metodo che farà la differenza e credo che sarà il segreto del successo». Innanzitutto la governance: in Italia c’è un ministro del digitale che gestisce tutto il portafoglio dei progetti e che riporta direttamente al presidente del consiglio, e un comitato interministeriale perché «tutto quello che facciamo come ho detto non è fine a se stesso, ma serve ad altri». Altro tassello chiave della metodologia adottata è l’attenzione al change management, necessario in qualunque iniziativa di digital transformation. È stato infatti previsto un Transformation Office, un team di 300 persone sul territorio il cui compito sarà proprio quello di “far succedere le cose”. Le assunzioni sono già partite in questi giorni. Infine, in questi 5 anni esperti esterni affiancheranno i dipendenti della PA, supportandoli e colmando il gap di competenze, e un team di amministrazione e controllo garantirà che sil rispetto di tempi, regole e spese.

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Manuela Gianni
Direttrice, Digital4Executive

Giornalista, ingegnere, speaker, si occupa di innovazione, tecnologie digitali e management. Direttrice di Digital4Executive sin dalla nascita, portale online con 6 newsletter verticali (Executive, Marketing, HR, SupplyChain, Finance, Procurement), parte del Network Digital360.

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