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Interviste

Paul Krugman: «la BCE potrebbe fare di più per stimolare l’economia europea»

Uno scambio di opinioni su alcuni grandi temi dello scenario internazionale fra Gianluca Spina, dean del MIP, la business school del Politecnico di Milano, e il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman, in occasione della sua partecipazione come keynote speaker al World Business Forum di Milano.

20 Ott 2010

Professor Krugman, l’uscita dalla recessione
economica appare un processo lungo, specialmente per
l’Europa. L’aiuto che i governi possono apportare
alle economie reali è inoltre limitato dagli alti debiti
pubblici nazionali. Cosa si aspetta per l’Europa e qual
è il suo consiglio per i governi e le istituzioni per
sostenere l’economia reale e combatter la crescente
disoccupazione nei prossimi cinque anni?

Innanzitutto, il debito pubblico costituisce un limite
considerevole solo per la Spagna e per alcune altre nazioni
più piccole. C’è ancora spazio per stimoli fiscali
all’interno delle principali economie. In secondo luogo,
la Banca Centrale Europea potrebbe essere notevolmente più
aggressiva, impegnandosi in un alleggerimento quantitativo (la
creazione di moneta e la sua iniezione nel sistema finanziario
ed economico, per fare fronte a una situazione di scarsa
liquidità -ndr) o intervenendo con una politica di inflaction
targeting (controllando direttamente il tasso di inflazione e
intervenendo per ristabilirlo -ndr). Detto questo, non credo
che nessuna di queste ipotesi si avvererà. Stiamo quindi
andando incontro ad una situazione di prolungata debolezza
economica.


Quando esplose la crisi economica molti economisti si
preoccuparono per l’eventualità del rischio del ritorno
di una nuova ondata di protezionismo, che significherebbe un
considerevole passo indietro nel processo di globalizzazione
dell’economia e del commercio. Lei è particolarmente
conosciuto per i suoi studi sul commercio internazionale e,
quindi, nella posizione più indicata per commentare questi
temi. Pensa che la globalizzazione così come la abbiamo
conosciuta negli scorsi decenni rimarrà tale nel
futuro?

Fino ad ora il protezionismo è stato morbido. Vedo le premesse
per la generazione di conflitti nel commercio tra surplus
countries (il valore dell’export eccede quello
dell’import positivo -ndr), specialmente la Cina, e
defict countries; ma il mondo del commercio nel suo complesso
non sembra essere in grande pericolo. Non credo ci siano le
ragioni per considerare concluso il processo di globalizzazione
nel prossimo futuro.

Le economie reali di India e Cina hanno ripreso a
crescere rapidamente, e l’impatto della grande crisi
economica sembra modesto per questi giganti, o perlomeno molto
meno grave di quello sui paesi occidentali. Tuttavia, è
possibile che il consumatore americano non sarà più in grado
di assorbire gli eccessi di produzione dei beni a basso costo
prodotti da questi paesi. Crede che i giganti asiatici
riusciranno a continuare a crescere, incontrando la domanda
interna e mantenendo l’incredibile ritmo del
passato?

L’India non dispone di grandi surplus di produzione. La
Cina ha invece un problema. Ma, considerate le pressioni
inflazionistiche che ora sono manifeste, tutto porta a credere
che non sarebbe difficile innalzare la domanda interna e
allontanarsi dal modello basato sull’export, se solo le
politiche cambiassero.

Gli economisti riconoscono che il maggior driver della
crescita economica nel lungo periodo è l’innovazione
tecnologica. Crede che l’Information and Communication
Technology, che è stata protagonista del processo di sviluppo
economico e produttivo per decenni, giocherà ancora un ruolo
significativo nel futuro? O dovremmo forse guardare ad altre
tecnologie come nuovo motore della crescita
economica?

Sinceramente non ne ho idea. Sembra che comunque le ICT abbiano
ancora molto da dare, e non credo sia ancora giunto il momento
della loro fine, nè che sia vicino.

CHI E' PAUL KRUGMAN

Uno dei più influenti economisti al mondo, Paul Krugman ha
vinto il Premio Nobel per l’Economia 2008 grazie alla sua
innovativa analisi dei modelli di commercio e di localizzazione
dell’attività economica. È conosciuto in tutto il mondo
come un pioniere nello studio dei rendimenti crescenti ed è il
fondatore della nuova teoria del commercio internazionale. È
inoltre leader nel campo della geografia economica. Perspicace
e schietto opinionista e editorialista del New York Times, è
un osservatore dotato e fornisce i suoi contributi in materia
di economia e politica, impegnato a raccontare la verità così
come la vede e in maniera efficace. Il suo lavoro in ambito
economico gli è valso non solo una vasta fama presso la stampa
di settore, ma anche numerosi premi prestigiosi, tra i quali la
medaglia dell’American Economic Association John Bates
Clark per il miglior economista americano sotto i 40 anni. È
autore di numerosi libri, tra i quali La coscienza di un
liberale e il bestseller The Great Unraveling. In risposta
all’attuale crisi finanziaria, il Professor Krugman ha
pubblicato l’edizione aggiornata del suo libro del 1999,
The Return of Depression Economics, che metteva in guardia
– oltre dieci anni fa – dai problemi che
affrontiamo oggi. Ha conseguito un Ph.D. al MIT e dal 2000 è
Professore di economia e affari internazionali alla Princeton
University. Ha insegnato inoltre alla Yale University, alla
London School of Economics, a Stanford e al MIT.

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