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Editoriale

Microsoft-Linkedin, identikit di un matrimonio inatteso

Gli analisti finanziari sembrano spiazzati dalla notizia dell’acquisizione, la terza di tutti i tempi per rilevanza nell’ambito hi tech (26 miliardi di dollari cash). Il disegno del CEO Satya Nadella, non certo uno sprovveduto, non è ancora chiaro, e desta molta curiosità

23 Giu 2016

Umberto Bertelè

@umbertobertele

Umberto Bertelè è autore di “Strategia”, edizioni Egea, 2013. Ha scritto anche la prefazione dell’edizione italiana di “Big Bang Disruption” di Larry Downes e Paul F. Nunes, edizioni Egea, 2014.

Microsoft è la terza società al mondo per capitalizzazione, alle spalle di Apple e Google. Vale 390 miliardi di dollari, il doppio di cinque anni fa (nonostante il calo del quasi 9 per cento negli ultimi 6 mesi) e ben 38 volte il suo utile. Ha cioè un multiplo P/E (Price/Earning) più da start-up che da società ai vertici della Borsa da almeno 20 anni, elevatissimo se si pensa che Apple ha un multiplo 11. Piace evidentemente alla Borsa, che scommette sulla sua crescita. Piace soprattutto il CEO Satya Nadella (succeduto a Ballmer oltre due anni fa), per lo sforzo che sta facendo di cambiare una cultura d’impresa ancora troppo legata ai prodotti (Windows e Office) di cui Microsoft è stata monopolista per tanti anni e per i successi che sta cogliendo nel cloud computing.

LinkedIn è una società molto più giovane. È un social network quasi coevo di Facebook – essendo nata circa un anno prima – che ha sempre avuto però una valutazione molto inferiore rispetto al rapporto fra iscritti: oltre 430 milioni quelli di LinkedIn, un miliardo e 650 milioni quelli di Facebook. Non è infatti mai riuscita a raggiungere la soglia dei 34 miliardi, nemmeno nel momento di massimo fulgore (febbraio 2015), e da allora ha iniziato una discesa che l’ha fatta precipitare in un anno poco sopra ai 13; mentre Facebook a maggio ha quasi toccato quota 350. Rispetto a Facebook è molto più focalizzata – è la più grande rete professionale del mondo – ma non è riuscita sinora a sfruttare adeguatamente la maggiore specializzazione. Ha ricavi pari a 3,2 miliardi, realizzati prevalentemente vendendo le informazioni sugli iscritti e giocando il ruolo di società low cost di head hunting. Occupa quasi 10 mila persone e perde 170 milioni. 

Data la grandissima notorietà delle due società, è abbastanza naturale che l’annuncio del loro matrimonio abbia destato una marea di commenti: sul costo – 26 miliardi cash – dell’acquisizione, terza di tutti i tempi per rilevanza nell’ambito tech; sul track record negativo delle precedenti acquisizioni (di quella di Nokia in particolare), effettuate però dal precedente CEO; sulla difficoltà di integrare due culture di impresa così diverse, ben chiara a Nadella che ha promesso a LinkedIn (per non perdere le risorse umane più valide) una forte autonomia; sul senso complessivo dell’operazione, e specificamente sui vantaggi conseguibili da Microsoft e/o dal suo CEO.

Riporterò alcuni pareri, rappresentativi di posizioni molto diverse.

Tra i titoli più critici quello di The Economist: “Microsoft’s purchase of LinkedIn is one of the most expensive tech deals in history. It may not be one of the smartest”. Con una osservazione interessante: l’obiettivo di Nadella di far diventare LinkedIn sempre più il salotto in cui le persone si scambiano informazioni sul proprio lavoro potrebbe infastidire ulteriormente le imprese (che temono le tentazioni per i propri dipendenti) e spingerle – come già accade – a bloccare o limitare l’accesso a LinkedIn.

Piuttosto critico anche FT, in uno degli articoli sul tema: “It is a strange move (..)  It is not clear how the business fits together with Microsoft; still less how Mr Nadella can use it to drive the group’s future growth”. E soprattutto maligno, perchè avanza il sospetto che l’operazione sia finalizzata ad accrescere il compenso in azioni che Nadella riceverà alla conclusione del suo quinquennio come CEO.

Più favorevole invece WSJ, che esprime fiducia per un CEO che sinora ha sbagliato poche mosse: “If Mr. Nadella can re-energize an organization as big and legacy-bound as Microsoft, who is to say he can’t do the same for 13-year-old LinkedIn?”. 

Il mio punto di vista? Ho molte difficoltà nel comprendere i vantaggi dell’operazione, ma sono molto curioso di vedere come Nadella – sicuramente non sprovveduto – renderà operativa la sua visione. E ne farò, nel bene o nel male, un capitolo della terza edizione di Strategia (ora sto scrivendo la seconda).

Microsoft-Linkedin, identikit di un matrimonio inatteso

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