Normative

La UE punta al mercato unico per il digitale

Obiettivo della Commissione Europea con l’iniziativa Digital Single Market, è creare entro il 2016 le condizioni affinchè la trasformazione digitale possa produrre crescita e lavoro per i 500 milioni di cittadini dell’Unione. Ne ha parlato di recente Jacqueline Minor, a capo della rappresentanza della Commissione europea nel Regno Unito

31 Lug 2015

Annalisa Lospinuso

Jacqueline Minor, a capo della rappresentanza della Commissione europea nel Regno UnitoInternet e la tecnologia digitale hanno trasformato le nostre vite e il modo di fare business. Garantire a tutti parità di accesso per poter sfruttare al massimo le potenzialità della trasformazione digitale è una delle priorità dell’Unione europea. Per questo motivo la Commissione europea ha istituito un team apposito con il compito di redarre un documento, Digital Single Market, nel quale sono state definite le principali strategie per arrivare, alla fine del 2016, ad avere un mercato unico digitale.

Jacqueline Minor, a capo della rappresentanza della Commissione europea nel Regno Unito, nel corso dell’evento organizzato a Londra da CA Technologies per presentare i risultati della ricerca The Battle for Competitive Advantage in the Application Economy European, ha spiegato che il compito del suo gruppo è di creare le condizioni ideali per facilitare l’accesso ai servizi digitali e alle nuove competenze da parte di tutti i cittadini e delle imprese, dando nuovo impulso allo sviluppo dell’e-government unificato in tutta Europa e sostenendo la crescita dell’economia digitale. “La Commissione europea si sta focalizzando – ha detto la Minor – su come la trasformazione digitale possa produrre crescita e lavoro. Per questo motivo ha redatto un documento, chiamato Digital Single Market, nel quale si cerca di comprendere come i regolamenti e le norme europee possano facilitare e supportare la crescita nel mercato digitale”.

Si parla, infatti, di circa 500 milioni di consumatori ai quali si aggiungono tutte le piccole e medie imprese e le startup che possono beneficiare della rivoluzione digitale. Il documento si articola su tre pilastri, come spiega la Minor, con l’obiettivo di “assicurare a tutti gli utenti e alle imprese l’accesso ai servizi digitali in tutta Europa; garantire le condizioni ideali, le infrastrutture e un giusto ambiente regolatorio per far sviluppare le reti digitali e i servizi innovativi; massimizzare il potenziale di crescita dell’economia digitale in modo da favorire anche l’impiego per i giovani”.

La Commissione europea ha più volte sollecitato la partecipazione di tutti gli attori coinvolti nell’economia digitale al dibattito per definire uno giusto schema normativo che, anziché ingessare il sistema, possa favorire la competitività e la parità di accesso ai servizi in rete. Esiste, infatti, un confine sottile tra la necessità di un ruolo costruttivo da parte del Governo sulle questioni che riguardano la privacy e la sicurezza e la necessità di preservare la flessibilità organizzativa nell’attuazione di nuovi approcci, così come sottolineato dalla ricerca commissionata da CA Technologies all’Oxford Economics, focalizzata sull’economia delle applicazioni. L’azione politica determina anche le dinamiche di mercato e, se da una parte l’80 per cento del campione intervistato ha riconosciuto l’influenza del potere governativo sulla protezione della privacy e sulla sicurezza, dall’altra parte è stata sottolineata la presenza di normative frammentate e restrittive sulla protezione dei dati.

Più di un terzo del campione considera inadeguate le misure sul copyright e le vede come un ostacolo all’attuazione di una strategia aziendale basata sulle applicazioni. La maggior parte degli intervistati, inoltre, ha detto che le politiche governative sulla formazione tecnologica potrebbero aiutare le imprese ad acquisire le competenze necessarie per competere nell’economia delle applicazioni.

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