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Smart city

La smart city? E’ una “città piattaforma”

Collaborazione, interoperabilità, partecipazione con il vissuto dei luoghi e delle persone. Le città del futuro non partono da un coacervo di tecnologie innovative calate dall’alto, ma devono far proprie le esigenze concrete dei cittadini, abilitando la nascita di nuovi servizi

02 Apr 2013

Alessandro Longo

La smart city italiana sarà una città piattaforma, intimamente aperta e fondata sulla collaborazione tra le parti.

Perché solo nell’apertura è possibile abbracciare i bisogni dei cittadini, abilitando la nascita di servizi, invece che imponendo tecnologie dall’alto.

È una visione di smart city moderna e al tempo stesso concreta, realizzabile, quella che ha preso forma agli ICT Days di Trento, evento di fine marzo nel quartiere Le Albere. Quartiere che sarà inaugurato a giugno e che è a sua volta un laboratorio di smart city: ha fibra ottica nelle case (gestita da Trentino Network, la società della Provincia di Trento); pannelli fotovoltaici su tutti i tetti.


Si parte dalle persone, non dalla tecnologia
Questo modello di smart city è una visione concreta appunto perché parte dalle persone e non dalla tecnologia, per svilupparsi.

Sono finiti i tempi in cui si immaginava la città del futuro come un coacervo di tecnologie innovative. Adesso la priorità è amalgamarle con il vissuto dei luoghi e delle persone.


Le risorse ci sono
Questa, in fondo, è la stessa visione alla base dei bandi da 1,2 miliardi di euro “Smart Cities & Communities” indetti dal Miur: chiedono ad aziende e pubbliche amministrazioni di presentare progetti concreti che indirizzino precise esigenze del territorio. “Finalmente ci sono le risorse da investire, adesso bisogna stabilire le priorità”, ha commentato infatti agli ICT Days Oscar Cicchetti, responsabile Strategy di Telecom Italia.


La visione dei big dell’hi-tech
“La città intelligente è come un’orchestra che deve organizzarsi per collaborare e così generare un valore superiore a quello della somma delle parti”, ha aggiunto Dario Vallone, direttore della ricerca di Engineering.

“E’ come una famiglia, che ha bisogno di un tetto che renda tutto interoperabile”, ha aggiunto sulla stessa linea Lorenzo Fiori, direttore tecnico di Finmeccanica, facendo riferimento alla piattaforma tecnologica che svilupperà per Expo 2015, finalizzata appunto a dare interoperabilità ai tanti separati servizi digitali della PA.

La piattaforma abilitante può essere anche la rete: è la proposta di Cisco, che agli ICT Days ha presentato Smart+Connected Community, una visione strategica che prevede di utilizzare le potenzialità della rete intelligente per connettere persone, servizi, beni e informazioni.

Lo scopo è ambizioso, affrontare i grandi problemi delle città come il sovrappopolamento, l’inquinamento, la scarsità di risorse.

E’ d’accordo Clara Pelaez, vice presidente Strategia e Marketing di Ericsson Regione Mediterranea, secondo cui “occorre che la tecnologia si integri con lo spirito collettivo della società per soddisfare le specifiche esigenze degli individui, dei cittadini e delle imprese in modo sostenibile. Per affrontare le sfide dell’ istruzione, della sanità, del trasporto, del risparmio energetico, della pubblica sicurezza”.

Almeno la visione dei big dell’hi tech adesso è chiara: collaborazione, apertura, interoperabilità siano le fondamenta delle smart city italiane di qui in avanti.

Adesso resta solo da vedere se l’obiettivo si realizzerà. I big dovranno evitare la tentazione di coltivare quest’apertura solo in parte, solo nel proprio giardino, senza estenderla anche agli altri attori. Avvisa Pelaez: “Sono anni che parliamo di come fare le smart city. Adesso è il momento di farle. Insieme”.

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