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La Pubblica Amministrazione italiana ha bisogno di Business Intelligence.

Uno studio Nomisma sostiene che il salto da fare non è nell’hardware o software, ma nell’intelligence attraverso cui rendere i dati pubblici fruibili e intellegibili

Pubblicato il 08 Nov 2011

La Pubblica Amministrazione italiana ha bisogno di informazioni “intelligenti” e sta concentrando gli investimenti per i prossimi 5 anni sulla business intelligence.
L’applicazione degli strumenti di BI nella PA – in termini di livello di cultura, valore metodologico e valorizzazione del patrimonio informativo pubblico – è stata messa sotto la lente d’ingrandimento nel rapporto realizzato da Nomisma – società di studi che esercita la funzione di osservatorio locale, nazionale e internazionale sui fenomeni economici – con il contributo di Iconsulting e DigitPa.
La premessa dello studio è che, contrariamente a quanto si pensa, in questi anni è stato fatto uno sforzo di ammodernamento tecnologico significativo, influenzato probabilmente anche dai bassi livelli di partenza: le amministrazioni sono state dotate negli ultimi dieci anni di una struttura informatica di assoluto rilievo – a fronte di un investimento medio annuale di due miliardi di euro – e hanno acquisito le risorse umane e professionali necessarie alla sua gestione. Infatti, secondo le stime di EU Klems-Eurostat gli investimenti in nuove tecnologie del settore pubblico sono cresciuti di un fattore moltiplicativo pari a 15 tra il 1990 e il 2007, con gli acquisti in hardware a farla da padrone, rispetto alla componente software, con un aumento di 50 volte tra il 1990 e il 2007.
A fronte dunque di una consolidata base di beni e servizi ICT a supporto dell’attiva delle Pubbliche Amministrazioni, il vero punto di snodo per il futuro sarà rappresentato da come riusciranno a gestire e utilizzare l’enorme mole di dati di cui oggi dispongono. Complessivamente, infatti si parla di mettere a sistema circa 1.400 basi di dati pubbliche che contengono circa mezzo milione di gigabyte, con un costo correlato di manutenzione e razionalizzazione non indifferente: si prevede che nei prossimi 5 anni saranno investiti non meno di 250-300 milioni di euro. Secondo il rapporto, le principali banche dati su cui si stanno concentrando le azioni, centrali o locali, centralizzate o federate, a favore di una maggiore disponibilità e di una migliore interoperabilità, sono quelle riferite alle anagrafi della popolazione, alle basi territoriali, al catasto e alla fiscalità.
E’ quindi inevitabile che la Business Intelligence acquisti un ruolo preponderante tra le priorità future delle PA, tenendo sempre ben presente che oltre alle risorse finanziarie – il mercato potenziale di prodotti e servizi di BI può essere stimato in non meno di 300-350 milioni di euro – sarà necessario disegnare una vera e propria strategia e una logica di mercato aperta nei dati, nei formati e nella leggibilità delle informazioni.

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