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normative

L’Europa studia nuove regole per la tassazione delle digital company

Dove devono pagare le tasse Google & Co? E come? Il Gruppo Europeo di Esperti di tassazione dell’economia digitale ha pubblicato di recente un report con cui cerca di fornire le linee guida da applicare per affrontare la delicata questione

29 Ago 2014

Pamela Ciarcià e Claudio Finanze*

Il fenomeno dell’economia digitale, prima sottostimato, definito inizialmente anche dagli addetti ai lavori come “penauts” (trascurabile), oggi ha assunto connotati di rivoluzionaria importanza paragonabile all’avvento della corrente elettrica. La domanda di molti è come può un sistema di regole che hanno disciplinato la vecchia economia e che sono nate almeno un cinquantennio fa, disciplinare oggi questo fenomeno dirompente e spesso totalmente dematerializzato?

È sotto gli occhi di tutti, in primis delle autorità fiscali dei singoli paesi, che le grandi multinazionali di internet generano milioni di profitti che a ben vedere sembrano essere prodotti sulla rete stessa, non trovando nessuna collocazione spaziale, se non in qualche paradiso fiscale. È consuetudine che le multinazionali di internet utilizzino pratiche aggressive di ottimizzazione fiscale che gli consentano di eludere le tasse nei paesi dove forniscono i loro servizi per poi dirottare i profitti in paesi a tassazione ridotta. Ad esempio, Lussemburgo ed Irlanda sono le mete preferite da Google&Co.

Semplificazione, Stabilità e Neutralità

Lo scorso 28 maggio, il Gruppo Europeo di Esperti di tassazione dell’economia digitale ha pubblicato il proprio report con cui cerca di dare le linee guida da applicare; linee guida che devono basarsi su 3 assunti fondamentali: Semplificazione, Stabilità e Neutralità. L’economia digitale è una grandissima opportunità di innovazione, investimento, creazione sia di nuovo business che di lavoro e come tale non può essere soffocata da regole vessatorie. Non solo, gli addetti ai lavori vedono nella tecnologia anche un mezzo per contrastare l’evasione fiscale ed abbassare i costi amministrativi. Ovviamente non possono realizzarsi di fatto delle discriminazioni per le aziende tradizionali e quelle digitali, entrambe vanno tassate in modo equo, ma ciò deve avvenire senza ledere la naturale propensione all’innovazione. Principio cardine è evitare regimi fiscali punitivi, garantendo invece un equo trattamento per prodotti e servizi.

Alla luce di ciò, la maggiori conclusioni riportate nel report del Gruppo sono:

  • a fini dei redditi, non è necessario creare una sovrastruttura fiscale con un regime di tassazione separata. Le regole internazionali possono essere adattate all’economia digitale;
  • a fini IVA, il principio di tassazione a destinazione è quello raccomandato, cercando di sviluppare il mini One Stop Shop, che dovrebbe essere il metodo di tassazione preferibile (il soggetto extra UE si iscrive in un Paese Comunitario, l’IVA viene versata in ogni singolo paese del cliente, ma l’interfaccia dell’Amministrazione Finanziaria è unica);
  • eliminare l’esenzione IVA per le piccole consegne dai paesi extraeuropei, utilizzando il mini One Stop Shop;
  • gli Stati Membri UE devono assumere una posizione comune per ciò che concerne il G20/ OECD Base Erosion e Profit Shifting (BEPS) in modo da assicurare un unico outcome per l’intera UE;

Le priorità per disciplinare il BEPS sono:

  • Contrastare la concorrenza fiscale dannosa;
  • Revisione dei principi di Transfer pricing (sviluppando nuovi standard come il profit split methods);
  • Revisione dei concetti di stabile organizzazione;
  • riformare radicalmente il sistema di imposizione fiscale ai fini dei redditi in ottica di lungo periodo, applicando il principio di tassazione a destinazione anche per le imposte dirette.

Il punto di vista Italiano

La Commissione Finanze della Camera, in accordo con quella di Bilancio, ha lanciato un’indagine conoscitiva proprio su queste tematiche. L’indagine parlamentare riguarderà più specificatamente le azioni da intraprendere per cercare di contrastare il fenomeno dell’erosione della base imponibile. C’era stato un osteggiato tentativo di contrasto con la Web Tax, che poi è stata abrogata.

Pamela Ciarcià e Claudio Finanze, Dottori Commercialisti, Rödl & Partner Milano

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