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Focus

L’Europa digitale è a due velocità

Il contributo della Internet Economy sul PIL dei Paesi europei varia dal 7,2% all’1,9%, un dato che mette in luce un sempre più ampio divario tra il…

17 Ott 2011

Il contributo della Internet Economy sul PIL dei Paesi europei
varia dal 7,2% all’1,9%, un dato che mette
in luce un sempre più ampio divario tra il Nord e il Sud del
Vecchio Continente.


È quanto evidenziato dal report “Sizing the Digital
Economy”, redatto da The Boston Consulting Group (BCG) e
commissionato da Google, che fornisce una valutazione
dell’impatto che Internet ha sull’economia sia in
termini attuali che prospettici. A farla da padroni in
tema di economia digitale sono principalmente i Paesi del Nord
Europa
– come la Danimarca, la Svezia e il Regno Unito
– in cui l’incidenza sul PIL si colloca nella fascia
più alta, tra il 5,8% e il 7,2%, facendo
registrare un raddoppio rispetto al 2009. Nettamente
indietro l’Italia e la Spagna
, il cui valore si è
attestato rispettivamente al 2,2% e
all’1,9%
.

Per il nostro Paese il report ha ribadito quanto già evidenziato
da un precedente studio BCG, “Fattore Internet. Come
Internet sta trasformando l’economia italiana”,
sottolineando che la digital economy ha contribuito alla
crescita del nostro Paese con 31,5 miliardi di euro, il 10% in
più rispetto ai 28,8 miliardi del 2009
. Alzando lo
sguardo al futuro, si prevede che entro il 2015 Internet
arriverà a influire sul PIL italiano per il
3,3%
pari una cifra che intorno ai 59 miliardi di euro.
E se si tiene conto dell’apporto del Mobile Commerce
– il 3% degli italiani utilizza lo smartphone per
effettuare acquisti online e il 10% si dichiara interessato ad
usarlo per comprare servizi o prodotti in rete -, la cifra
potrebbe attestarsi su valori più alti, raggiungendo i 77
miliardi di euro, con una crescita annua media del 18% e un
apporto sul prodotto interno lordo del 4,3%.
Insomma, anche le più rosee previsioni attestano che il valore
rimarrà sempre significativamente più basso
rispetto a quello che, già oggi, è stato raggiunto dai Paesi
del Nord Europa.

Il nuovo studio BCG ha inoltre misurato, per 35 Paesi, il livello
di ‘e-intensity’, parametro calcolato dalla
combinazione di tre aspetti: l’Enablement,
ovvero la disponibilità e la diffusione della banda larga fissa
e mobile; l’Expenditure, che considera la
spesa totale di consumatori e imprese per acquisti e pubblicità
online; l’Engagement, inteso come il
livello delle attività dei consumatori, delle istituzioni e
delle imprese che usano Internet. Anche
quest’analisi conferma il divario tra Paesi come Danimarca,
Regno Unito, Germania, Francia e Svezia rispetto
all’Italia
, al penultimo posto con 63 punti, prima
della Grecia e con valori molto simili ai Paesi dell’est
Europa come Polonia, Slovacchia e Ungheria.

Se il nostro Paese riuscirà a scuotersi, dare un nuovo corso
alla Digital Economy, sarà solo grazie a uno sforzo congiunto
delle istituzioni, delle aziende e dei cittadini stessi. Infatti,
secondo quanto dichiarato da David Dean, Senior Partner di The
Boston Consulting Group: «Senza le infrastrutture
nulla può accadere. Ma non sempre sono sufficienti
: è
infatti importante incoraggiare anche le imprese, i governi e i
consumatori ad andare online e i decisori pubblici ad assumere un
atteggiamento “attivo” verso il web».

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