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Focus

L’Enterprise 2.0 non è solo per “grandi”. La diffusione maggiore dei nuovi strumenti è nelle imprese con più di 2mila dipendenti, ma le PMI sono pronte al cambiamento

Sotto il "cappello" Enterprise 2.0 si nasconde un fenomeno dalle molteplici sfaccettature, con differenze profonde nelle organizzazioni in termini di…

01 Giu 2010
Sotto il "cappello" Enterprise 2.0 si nasconde un
fenomeno dalle molteplici sfaccettature, con differenze profonde
nelle organizzazioni in termini di adozione degli strumenti nei
diversi ambiti tecnologici, spesso legate alla dimensione
aziendale, al settore di appartenenza e al livello di
internazionalizzazione. In particolare, i dati
dell'Osservatorio Enterprise 2.0 della School of Management
del Politecnico di Milano indicano proprio la dimensione
aziendale (in termini di numero di dipendenti), come una delle
caratteristiche organizzative che più influenza la dinamica
degli investimenti.

Come prevedibile, esiste una forte correlazione tra la dimensione
e il livello assoluto di investimento, evidenziata
dall'entità media della spesa, che inizia a
diventare significativa solo per le imprese con più di 500
dipendenti.
Al contrario, la dimensione aziendale non
incide in modo eccessivamente rilevante né sul tasso di adozione
degli strumenti, né sul tasso di crescita dell'investimento
previsto nei prossimi tre anni.

Entrando nel merito di diversi ambiti di investimento,
l'analisi mostra che solo per quanto riguarda gli
strumenti di Social Network & Community (SN&C) nelle
imprese con oltre i 2.000 dipendenti ("molto grandi")
si trovano i livelli di diffusione più elevati rispetto al resto
del campione
, a conferma del notevole interesse in
tecnologie e logiche “sociali” in contesti
strutturati e ad alto livello di dispersione territoriale. Questo
dato sembra testimoniare il passaggio nelle grandi imprese da una
fase di sperimentazione di questi strumenti, in passato visti
come "gadget", ad una di utilizzo sistematico e
pervasivo a supporto dei processi aziendali
, trainata da
una forte attenzione ai benefici concreti. La minore sensibilità
alle tematiche del SN&C da parte delle aziende di dimensioni
inferiori può essere in parte giustificata dalla persistenza di
una cultura aziendale gerarchica che vede con timore gli impatti
di questi strumenti in termini di partecipazione diffusa e di
trasparenza, elementi che, viceversa, nelle aziende "molto
grandi" rappresentano non solo il prerequisito, ma anche
l'obiettivo stesso dell'applicazione
dell’Enterprise 2.0. A questo elemento si aggiunge, in
certi casi, la minor esigenza da parte dei dipendenti di
strumenti innovativi di "relazione" in aziende
caratterizzate mediamente da una minore dispersione territoriale.
Al netto di questa significativa differenza nell'adozione di
strumenti di SN&C, le imprese di grandi dimensioni (500-2.000
dipendenti) hanno un comportamento sostanzialmente identico alle
“sorelle maggiori”.

Discorso a parte meritano invece le piccole e medie
imprese (1-500 dipendenti)
, che sono sistematicamente le
meno sensibili e mostrano in particolare ampi margini di
miglioramento nell'ambito della Unified Communication &
Collaboration (UC&C). A fronte della diffusione
limitata, però, il trend di crescita è decisamente positivo
(11%)
. Quando stimolate o affiancate nel loro percorso
di avvicinamento a queste tematiche, quindi, anche la PMI si
dimostrano pronte al cambiamento. È comunque evidente che, in
un’ottica più sistemica, non ci si possa affidare soltanto
all’iniziativa spontanea di singole imprese, ma è
richiesto lo sviluppo di pratiche orientate e il supporto della
politica economica. Un particolare ruolo deve essere giocato in
questa partita a più livelli (nazionale, regionale,
territoriale) dai sistemi territoriali, che sono
chiamati in particolare a facilitare il processo di diffusione di
quell’insieme di strumenti e servizi già disponibili ma
ancora troppo poco utilizzati.

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