Lo studio

L’avanzata della Digital Economy nell’area Ocse

Pubblicato lo studio biennale che confronta i dati dei 34 paesi membri: forte crescita di tutti gli indicatori di diffusione tecnologica e calo dei prezzi, grazie anche all’adozione di una specifica Agenda nella maggioranza delle nazioni. Le aziende più grandi sono più avanti delle PMI

Pubblicato il 07 Set 2015

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Sono 27, su 34, i Paesi Ocse che hanno una strategia digitale, molte nate nel 2013-2014, a conferma della conclamata importanza dell’innovazione come leva per migliorare competitività, crescita e benessere sociale. E’ quanto emerge dal Rapporto Ocse Digital Economy Outlook 2015, pubblicato a luglio, che evidenzia che la maggior parte dei paesi ha rivolto la propria azione su misure concentrate sullo sviluppo della domanda, sulla banda larga in particolare. Il rapporto, biennale, esamina e documenta l’evoluzione, le sfide e le opportunità offerte dall’economia digitale ed evidenzia inoltre anche le diverse politiche dei Paesi Ocse attraverso un’analisi comparata. È stato compiuto un notevole sforzo, dunque, ma ora la sfida è su due fronti: il lavoro e la privacy.

Il futuro del settore Ict sembra essere positivo. L’export nel manifatturiero è cresciuto del 6% all’anno mentre i servizi sono cresciuti di 30% all’anno nel periodo 2001-2013. Il settore rappresenta il 30% del totale degli investimenti privati in R&S e il 40% di tutte le domande presentate per la registrazione di brevetti, a testimonianza del ruolo fondamentale del settore nel produrre innovazione. Mentre l’occupazione nel settore Ict rimane stabile, crescono gli informatici all’interno di tutti gli altri settori produttivi, raggiungendo almeno il 3/4% del totale dell’occupazione in molti Paesi.

L’accesso alla rete e ai servizi di telecomunicazioni è sempre più veloce e meno costoso. Nel giugno del 2014, la fibra ha raggiunto il 16,4% sul totale di tutte le connessioni a banda larga e i prezzi sono diminuiti sensibilmente nel periodo 2012-2014. La telefonia mobile è sempre meno costosa: il prezzo delle offerte per i pacchetti smartphone è diminuito del 52% rispetto al 2012.

Emerge anche che, nel 2014, l’attività della maggior parte delle imprese è legata all’Ict: il 95% ha la banda larga rispetto all’86% del 2010. Il 76% del settore privato ha una presenza sul web. Una larga maggioranza (90%) interagisce in rete con la Pubblica Amministrazione. Il cloud computing sta accelerando: è utilizzato dal 22% del campione e l’Italia è tra i primi tre paesi.

Nell’area OCSE permangono tuttavia numerosi ritardi. Solo il 21% delle aziende vende online con una crescita di appena il 2% rispetto al 2009 e solo il 31% delle aziende ha usato l’Enterprise Resource Planning (Erp) nel 2014. Le dimensioni contano: le imprese più grandi hanno livelli d’adozione maggiori delle PMI con conseguenti ricadute negative sulla produttività. Considerato che le Pmi rappresentano una larga parte dell’economia dei Paesi Ocse, c’è ampio spazio per interventi del settore pubblico volti ad incentivare l’introduzione dell’Ict.

Ancora più disomogeneo è l’uso di Internet da parte della popolazione, con significative differenze rispetto all’età e all’istruzione. L’82% della popolazione adulta nei Paesi Ocse utilizza Internet, il 95% se ci limitiamo alla fascia d’età dei 24enni. Usa la rete, invece, meno del 49% di quanti hanno un’età superiore ai 55 anni. Gli utenti mostrano maggiore preoccupazione, rispetto al passato, nei confronti della loro privacy. In un recente survey, il 64% dei intervistati ha risposto di essere preoccupato per i propri dati personali ma anche per i governi sicurezza e privacy sono considerate priorità. Si afferma la necessità di individuare strategie integrate che facciano leva anche sulle possibilità offerte dalla tecnologia.

La possibilità di connettere qualsiasi oggetto “intelligente” è il fattore abilitante dell’ “Internet delle cose”, un’innovazione che avrà un profondo impatto su diversi settori dell’economia, inclusa l’automazione, la fornitura d’energia e i trasporti. Oggi, nei paesi Ocse, una famiglia di 4 componenti, con due figli adolescenti ha in o intorno casa, almeno dieci device connessi alla rete. Secondo le stime Ocse, si passerà dal miliardo attuale di “cose connesse” ai 14 miliardi nel 2022.

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