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Interviste

Internet delle cose, futuro prossimo – Intervista a Marco Brini, Amministratore Delegato Minteos

Sono già numerosi i progetti attivi che seguono il paradigma dell’Internet of Things, dove gli oggetti diventano intelligenti e comunicano in wireless. Si profila uno scenario affascinante, mentre il mercato sembra pronto a decollare. Ne parliamo con Marco Brini, Amministratore Delegato di Minteos, società italiana specializzata in questo ambito

16 Apr 2012

«Il mercato dell’Internet of Things è sul punto di
esplodere. E ora è pronto a entrare nella seconda fase, quella
dell’interoperabilità, che lo porterà a maturazione:
proprio com’è accaduto all’Internet delle persone.
Noi stiamo per fare questo passo…».

È un fiume in piena Marco Brini, il 39enne amministratore
delegato di Minteos: parole, idee, entusiasmo traboccante.
Dal 2005, fanno sistemi machine to machine wireless
grazie a una tecnologia creata da loro stessi e caratterizzata da
una grande efficienza energetica
.

«Anche se siamo una piccola azienda, risultiamo tra i
principali attori italiani di questo settore, secondo
l’Osservatorio Ict della School of Management-Politecnico
di Milano. Segno che è un mercato appena partito».

Siete piccoli, sì, ma quanto? A leggere la vostra storia
stupisce invece il grande numero di progetti. Se ne contano a
decine, in Italia, Svizzera, Grecia…

In realtà i contratti importanti, dal punto di vista economico,
sono pochi. In tutto siamo 15 persone, abbiamo fatturato 350 mila
euro nel 2011, con una crescita del 50 per cento sul 2010. Tra i
progetti più importanti ci sono per esempio i sistemi per il
monitoraggio delle dighe piccole (chiuse): otto in Valle
D’Aosta e una per Enel. E quelli per monitorare e
ottimizzare la gestione delle acque reflue nelle fognature (ad
Atene, Bergamo). Ma anche i progetti per rilevare e predire gli
incendi boschivi (per conto del Comune di Roma). La maggior parte
dei nostri committenti sta progettando di espandere i progetti e
ci stanno arrivando commesse sempre più importanti.

Ma perché il mercato wireless M2m sembra pronto al
decollo, proprio adesso?

Già, negli ultimi tre anni è cresciuto molto. Possiamo dire che
comincia a esserci un mercato. Il punto è che c’è voluta
una decina di anni di maturazione tecnologica ed è finita da
poco. Alcuni aspetti tecnici dovevano risolversi: la distanza di
comunicazione, la durata delle batteria.

La tecnologia doveva inoltre confrontarsi con il mercato,
rispondere alle esigenze delle diverse aree merceologiche con
implementazioni specifiche. È stato importante,
in tal senso, riuscire a fare a meno dei fili.
È importante non averli nelle installazioni M2m nei vigneti,
sulle montagne, nelle fognature, per ovvi motivi di
praticabilità. In altre situazioni sarebbe troppo costoso e
scomodo: per esempio nei laboratori che monitorano il gas in
varie stanze.

L’azienda non vuole certo staccare la cablatura e rifarla
ogni volta che cambia la stanza dei test. Così, in questi casi,
il mercato non ha usato M2m finché la soluzione wireless non è
diventata matura.

Che cosa le ha permesso di diventare matura?

Lo è diventata non appena i sistemi wireless sono stati in grado
di funzionare per lunghi periodi senza alimentazione. E questo è
possibile grazie a una grande efficienza energetica degli agenti
remoti. È importante inoltre riuscire a fare una comunicazione a
lunga distanza (alcuni chilometri). Le peculiarità della nostra
tecnologia sono appunto queste.

Abbiamo sviluppato agenti remoti (sensori) con autonomia da due a
dieci anni e con un raggio di comunicazione da 100 metri a tre
chilometri. Portano su Internet, in modo georeferenziato, le
informazioni rilevate nell’ambiente. Il cliente vi può
accedere da remoto, quindi. È un sistema intelligente, inoltre,
in grado di fare verifiche, previsioni, di capire se c’è
un’anomalia.

Come avete raggiunto questo livello di efficienza
energetica?

Abbiamo speso una 50ina di anni uomo di lavoro e alcuni milioni
di euro in ricerca e sviluppo. Abbiamo così creato un sistema
operativo distribuito tra gli agenti e sul gateway, che è un
elemento di raccolta delle informazioni. Questo sistema operativo
permette di avere efficienze prima non possibili,
nell’ordine dei micro watt per i sensori e dei milliwatt
per il gateway: mille volte di meno rispetto ai sistemi
precedenti. Il gateway quindi ha un’autonomia di un
anno con la batteria o infinita con un pannello solare grande
quanto una mano
.

Siamo riusciti in questo anche grazie a un protocollo di
comunicazione efficiente, che al momento è proprietario, a 443
MHz. Stiamo per estenderlo ad altre frequenze, 169 MHz e 2.4 GHz.

I prossimi passi tecnologici?

Stiamo per mettere sul mercato la versione due della tecnologia:
nella seconda metà dell’anno. Le novità consistono
nell’apertura, nell’interoperabilità e nella
standardizzazione. L’Internet delle cose seguirà
lo stesso percorso evolutivo dell’Internet delle persone:
da sistema di isole a una rete interoperabile
.

Quali saranno i vantaggi?

Chi ha già investito in una rete di sensori- per esempio per
monitorare il gas- vuole poterla estendere ad altre funzioni. Per
esempio, per l’infomobilità. Ma le toccherebbe replicare
la rete, finché per il wireless M2m ci sono soltanto protocolli
non interoperabili. Noi ci stiamo preparando a un futuro in cui
basterà aggiungere alla stessa rete nuovi sensori, anche di
diversi vendor.

È l’ottica delle smart city. In questa visione,
l’azienda prenderà da noi i gateway, che saranno un
sistema interoperabile e cloud. Poi potrà prendere sensori
nostri o di terze parti. Ogni vendor di sensori eccelle per una
specifica applicazione, del resto. E quindi è giusto, per il
decollo stesso del mercato, che l’azienda o la pubblica
amministrazione possa montare i sensori migliori nei vari casi.

E qual è invece il futuro che vedete per la vostra
azienda?

Cominceremo a creare una rete di partner, tecnologici o
commerciali, per le diverse aree merceologiche. È un passo
necessario per fare grandi numeri. Stiamo cercando questi
partner: al momento ne abbiamo solo quattro, di cui il più
importante è in Grecia.

DA SAPERE

Minteos nasce nel 2005 a Torino, incubata nel Politecnico di
Milano. Nel 2008, dopo tre anni di ricerca e sviluppo, lancia la
propria tecnologia sul mercato: un sistema wireless M2m ad alta
efficienza energetica. Lo stesso anno nasce la EnvEve SA che
rileva la tecnologia Minteos e viene ammessa presso il Tecnopolo
di Lugano. EnvEve e Minteos cominciano quindi a ottenere un
crescente numero di commesse internazionali.
L’Amministratore Delegato di Minteos è Marco Brini, laurea
in matematica e successivo MBA (Master in Business
Administration) a Torino.

Internet delle cose, futuro prossimo – Intervista a Marco Brini, Amministratore Delegato Minteos

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