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TLC

Il piano strategico di Retelit, quattro pilastri per la crescita

Il top management del gruppo punta al potenziamento della proposizione corporate, da bilanciare con le attività a cavallo di wholesales e trasmissione dati lungo il cavo AAE-1. «Oggi la parte corporate genera circa il 13% del volume d’affari, ma ha fatto registrare un aumento costante di esercizio in esercizio», dice il Presidente Dario Pardi

31 Mar 2017

Domenico Aliperto

Dario Pardi, Presidente di RetelitUn piano di sviluppo basato sulla crescita bilanciata e armonica di quattro linee di business – una delle quali imperniata sulla nuova offerta di servizi di data center alle imprese di medie dimensioni – e una prospettiva rosea per il prossimo quinquennio, che dovrebbe garantire tassi di crescita simili a quelli dell’ultimo biennio. Sono questi gli elementi che caratterizzano l’immediato futuro di Retelit, l’operatore specializzato in servizi dati e infrastrutture per il mercato delle TLC, secondo il top management. Parlando alla stampa specializzata durante un incontro organizzato per comunicare l’impianto strategico del gruppo all’indomani dell’approvazione del bilancio 2016, il Presidente Dario Pardi ha anche accennato all’andamento della gara Infratel. «In occasione del primo bando (vinto da Open Fiber, ndr), il nostro obiettivo era farci qualificare come attore in grado di partecipare attivamente alla gara, come poche aziende sono riuscite a fare. Certo, se avessimo vinto il bando in Emilia Romagna saremmo stati più contenti. Ma la buona notizia è che i progetti sono stati assegnati, i soldi ci sono e il vincitore, per rispettare i tempi di consegna, molto probabilmente avrà bisogno di aiuto. E noi siamo pronti a intervenire in quel senso».

Pardi, alternandosi col CEO Federico Protto, ha parlato a tutto tondo delle prossime iniziative di Retelit anche rispetto all’offerta corporate, inaugurata appena un paio d’anni e destinata a generare un quarto dei ricavi del gruppo. Dei 49,6 milioni di euro fatturati nel 2016 (in crescita del 17,8% rispetto al 2015) circa l’87% è infatti ancora generato dalle attività wholesales, che – dichiara Protto – crescono a due cifre nonostante il mercato, nel complesso, stia declinando. «Questo si traduce in un aumento della nostra market share, sia in Italia sia sul piano internazionale», ha precisato il CEO. «Merito soprattutto di un business che ci siamo inventati, quello delle partnership con gli operatori mobili per portare la fibra alle antenne. Un’attività che ha reso molto bene nel 2014 e soprattutto nel 2015 e che, con l’avvento di Iliad, vista l’offerta disruptive che molto probabilmente proporranno al mercato italiano, anche per 2017 sarà una componente di ricavi importante». Protto ha citato anche il peso che naturalmente avranno Big data e IoT sulla crescita delle infrastrutture per la banda larga nei prossimi anni. «L’Italia è più indietro rispetto agli altri Paesi europei, ma proprio per questo ha un potenziale di crescita maggiore», ha aggiunto Pardi.

Proposizione corporate e attività wholesales sul territorio italiano sono comunque solo due dei quattro pilastri che caratterizzeranno lo sviluppo di Retelit da qui al 2021. Oltre al wholesales sul piano internazionale, che rappresenta la terza colonna, ci sono anche i ricavi derivati dallo sfruttamento del cavo sottomarino AAE-1, che connette l’Italia all’Asia pacifica. «Abbiamo siglato un accordo con Belgacom, col quale è stato possibile estendere la nostra rete fino a Londra e a Francoforte, i principali hub europei per quanto riguarda la trasmissione dati. Questo significa che disporremo di un’offerta end-to-end e senza costi extra che va dal Regno Unito a Singapore, e che raggiungerà Hong Kong appena i monsoni ci daranno tregua permettendoci di terminare gli collegamenti in Cina».

L’obiettivo di Retelit è bilanciare queste quattro fonti di ricavi, livellando ciascuna su una quota del 25% circa dei ricavi complessivi. «Questo ci permetterà di parare meglio gli imprevisti del mercato: se non va bene uno dei settori ce ne sarà un altro a sostenere le revenue. Come detto, oggi la parte corporate genera circa il 13% del volume d’affari, ma ha fatto registrare un aumento costante di esercizio in esercizio, passando dal 3 all’8% nell’ultimo biennio. Farla più che raddoppiare (considerata anche l’attesa crescita di tutto il resto del gruppo) vuol dire sviluppare una nuova politica di canale, che Retelit imbastirà su system integrator selezionati e su sviluppatori di software verticali (con specializzazioni che vanno dal mondo dei call center ai sistemi di pagamento, fino ad arrivare alla cybersecurity e al fashion). «Puntiamo prevalentemente alle organizazioni di medie dimensioni», ha concluso Pardi. «Per noi il top di mercato non ha attrattiva, avremmo a che fare con dimensioni che inficerebbero gli equilibri aziendali. Così come non vogliamo muoverci sulla impresa per non gonfiare eccessivamente le strutture a supporto del servizio offerto».

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