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L’AI cambia il modo in cui scegliamo cosa guardare. E non c’entrano gli effetti speciali



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L’Intelligenza Artificiale non migliora soltanto la qualità delle immagini o gli effetti visivi: nelle Smart TV sta diventando il motore che guida la scoperta dei contenuti, personalizza l’esperienza degli utenti e apre nuove opportunità per editori, broadcaster e inserzionisti.

Pubblicato il 1 lug 2026

Cristina Sala

Italy Country Lead di Samsung TV Plus



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Punti chiave

  • L’integrazione di intelligenza artificiale nelle Smart TV trasforma gli effetti visivi e soprattutto la scoperta e la personalizzazione dei contenuti.
  • La crescente frammentazione e la “stanchezza da abbonamento” complicano la scelta; tecnologie come ACR e raccomandazioni personalizzate accelerano la decisione.
  • La schermata iniziale e la comprensione dei dati di visione (CTV) diventano spazi strategici per editori e inserzionisti per raggiungere e fidelizzare il pubblico.
Riassunto generato con AI


Se ci venisse chiesto di associare l’intelligenza artificiale (IA) alla televisione, la mente andrebbe probabilmente subito all’industria cinematografica e ai sorprendenti effetti speciali che possiamo goderci comodamente da casa. Dalla motion capture alla scenografia digitale, fino al de-aging degli attori, l’IA ha sempre più un ruolo da protagonista nella trasformazione della narrazione visiva.

Oggi, con l’avvento delle Smart TV, questa evoluzione sta compiendo importanti passi avanti. Oltre a migliorare ciò che appare sullo schermo, l’IA sta ridefinendo il modo in cui scopriamo, selezioniamo e viviamo i contenuti, rivoluzionando il rapporto tra spettatori e intrattenimento.

Più scelta, più complessità: la frammentazione dell’esperienza TV

Secondo il report del 2026 “Behind the Screens: TV Phone Home” di Samsung Ads, in Italia lo spettatore medio impiega 6 minuti per decidere cosa guardare. Questo dato rientra in una panoramica più ampia, fornita dallo stesso report, che mostra come tra le abitudini degli spettatori italiani stia emergendo una fruizione sempre più frammentata, caratterizzata dall’utilizzo in media di cinque app di streaming per nucleo familiare (nel 2025 si è registrato un +4% su base annua del numero di aperture delle app, raggiungendo quota 2,82 miliardi). Secondo lo studio, inoltre, il 54% degli utenti italiani mantiene più sottoscrizioni durante tutto l’anno; il 21% alterna le piattaforme in base ai contenuti disponibili; il 17% predilige soprattutto servizi gratuiti o supportati dalla pubblicità, mentre l’8% si abbona solo occasionalmente per seguire un programma o un evento specifico. La frammentazione non riflette solo il fatto dell’elevato numero di servizi, ma mette in evidenza che il pubblico distribuisce attivamente la propria attenzione su una gamma più ampia di piattaforme.

In questo scenario, è chiaro che la “stanchezza da abbonamento” non riguarda solo il costo o il numero di piattaforme, ma anche la complessità del percorso di scelta.

Dalla paralisi decisionale alla personalizzazione

È qui che l’intelligenza artificiale, integrata nelle interfacce delle Smart TV, può diventare un importante alleato dello spettatore nel combattere quella “stanchezza nella scelta del contenuto” che spesso lo porta a scorrere senza meta. Unitamente a soluzioni come l’Automatic Content Recognition (ACR), queste tecnologie analizzano le abitudini di visione e i dati di contatto, suggerendo contenuti su misura in base ai gusti e alle abitudini di ciascun nucleo familiare. Si accelera, così, il processo decisionale e la scoperta dei contenuti diventa per lo spettatore un’esperienza più fluida, rapida e personale.

Non è, però, solo l’utente a beneficiarne: per i produttori, gli editori di contenuti e canali TV questa stessa tecnologia fornisce informazioni preziose, rivelando quali generi, formati o stili narrativi sono più coinvolgenti, così da proporre al pubblico contenuti mirati.

A confermarlo è anche un ulteriore dato del report: nessun singolo ambiente è oggi in grado di intercettare l’intera audience della televisione connessa, “CTV”. In Europa il 24% delle TV Samsung genera l’81% di tutta la visione lineare, mentre il 27% viene utilizzato solo per lo streaming, senza mai accedere ai contenuti lineari. Per editori e inserzionisti, questo rende ancora più importante presidiare piattaforme diverse e adottare un approccio capace di raggiungere lo spettatore nel contesto più adatto, con contenuti e messaggi rilevanti rispetto alle sue abitudini di fruizione.

L’evoluzione dei suggerimenti

Come sono evoluti i suggerimenti guidati dall’AI? Inizialmente, gli algoritmi mostravano solo ciò che era popolare. Con il tempo, hanno cominciato a identificare le somiglianze tra gli utenti per fornire suggerimenti più pertinenti. Oggi analizzano un ampio spettro di dati, dalle recensioni ai trend fino alle cronologie di visione, per creare suggerimenti sempre più precisi e contestualizzati.

Proprio la pertinenza dei risultati di ricerca sarebbe una delle priorità del 29% degli utenti di Samsung TV Italia, secondo l’edizione 2025 del report “Behind The Screens”, mentre il 39% apprezza l’essere sempre aggiornato sui nuovi contenuti, a conferma di quanto sia importante anticipare le esigenze dell’utente prima ancora che prenda in mano il telecomando.

Il ruolo chiave della schermata principale

Se lo spettatore dedica diversi minuti alla ricerca di cosa guardare e passa da un’app all’altra, la schermata iniziale assume un ruolo sempre più centrale: come emerge dal recente studio di Samsung Ads, è il punto in cui si torna più volte durante il percorso di visione – viene consultato oltre cinque volte al giorno e quasi nove utenti su dieci lo utilizzano per decidere quale contenuto avviare.

Grazie all’AI, la schermata iniziale può essere organizzata in modo dinamico: guardando al futuro possiamo aspettarci delle interfacce ancora più personalizzate, che traggono informazioni da fattori come la posizione, l’orario, le sessioni precedenti e persino l’attività su dispositivi connessi come gli smartphone. Per l’utente, ciò si traduce in un’esperienza più semplice e veloce verso contenuti rilevanti; per gli editori, invece, significa poter valorizzare i propri contenuti intercettando il pubblico ideale. Questa visibilità offerta dalle raccomandazioni guidate dall’IA apre nuove porte per tutti i tipi di contenuti: un programma che prima sarebbe potuto passare inosservato in un ecosistema tradizionale, ora può trovare il proprio pubblico ideale grazie a una targhettizzazione e a una programmazione basata sui dati.

Uno sguardo al futuro

Nell’attuale panorama televisivo trasformato dall’ascesa delle Smart TV e delle piattaforme streaming, il suggerimento dei contenuti è diventato un vero e proprio motore strategico, non una funzionalità secondaria, volto a modellare l’esperienza dell’utente, influenzandone i modelli di consumo e persino le scelte di produzione.

Per i fornitori di contenuti, il nuovo terreno competitivo si gioca quindi nella capacità di comprendere meglio i comportamenti reali degli spettatori, presidiare la schermata iniziale come spazio strategico di scoperta e utilizzare l’IA per rendere i suggerimenti più pertinenti. In un mercato in cui gli utenti gestiscono più abbonamenti e si muovono rapidamente tra servizi diversi, la capacità di proporre il contenuto giusto nel momento giusto diventa un elemento fondamentale per aumentare coinvolgimento, fidelizzazione e valore percepito dell’esperienza televisiva.

Il valore dell’IA, però, non si limita a ridefinire la scoperta dell’intrattenimento, ma risiede soprattutto nel suo contributo alla creazione di connessioni più profonde tra gli spettatori e le storie che li ispirano, informano e appassionano.

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