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INTERVISTA

Colella, HPE: «I 4 check point per ogni executive: dalla mobility all’analisi dei dati»

Security e ambienti ibridi sono gli altri due pilastri dell’offerta di servizi di Hewlett Packard Enterprise, in risposta a un mercato che chiede velocità, semplicità d’accesso, agilità e supporto a ecosistemi e community. «La tecnologia non è più solo un fattore competitivo importante: è il confine tra chi corre e chi è fermo», spiega Sergio Colella, Vice President & General Manager, Enterprise Services EMEA South

04 Feb 2016

Redazione

Sono passati solo pochi mesi dalla separazione di HP in due entità, HP Inc. (pc e stampanti) e Hewlett Packard Enterprise, che si occupa di soluzioni e servizi negli ambiti infrastrutture ibride, security, analisi dei dati e smart workplace. Tutta l’area dei servizi di Hewlett Packard Enterprise in particolare è stata affidata per la regione EMEA South con la carica di Vice President and General Manager, Enterprise Services a un italiano, Sergio Colella, entrato in HP nel 2014 dopo un’esperienza di consulenza di oltre 20 anni in Accenture. A Colella abbiamo chiesto una fotografia sull’offerta di HPE in questo campo e un punto di vista da “addetto ai lavori” sui trend più attuali della domanda in Italia.

Sergio Colella

Vice President, Regional Sales South Europe e AD Italia

Quali sono gli ambiti più innovativi e più richiesti della gamma di servizi HPE da parte di aziende ed enti pubblici italiani?

Se volessimo “fotografare” in poche frasi cosa caratterizza la domanda di oggi, direi: “speed is the new normal”: la velocità non è un vantaggio ma un assunto /aspettativa di base; “anywhere, anytime, anyhow”: ovunque, sempre e senza discontinuità sono le aspettative di base per i livelli di servizio; “do not need to be big”: essere grandi non implica di per sè un vantaggio, anzi a volte è il contrario: non sono più la dimensione e la forza a fare la differenza, ma l’agilità; “together we can more”: è l’era degli ecosistemi di aziende, delle community e delle collaborazioni.

In questo contesto, la tecnologia non è più solo un fattore competitivo importante come in passato, ma diventa un fattore discriminante che traccia il confine tra chi è dentro e chi è fuori, tra chi corre e chi è fermo. E alcune tecnologie giocano un ruolo più importante di altre: in particolare tutte quelle che aiutano a “combinare”, a creare sinergie tra il mondo fisico e il mondo digitale. Date queste premesse possiamo dividere in quattro tipologie le soluzioni e i servizi più richiesti.

In primo luogo quelli “ibridi”, cioè che aiutano le aziende a trasformarsi dal “vecchio” (tecnologie e modelli di business) al “nuovo”- e se pensiamo al Cloud, a diverse modalità di “nuovo”- facendo convivere realtà composite e in divenire, salvaguardando gli investimenti fatti, garantendo la continuità del business pur permettendo di evolvere rapidamente.

Un secondo ambito è rappresentato da soluzioni e servizi per la mobilità, sia verso l’esterno, per essere sempre disponibili per i consumatori, sempre più mobili (sia in senso fisico che in termini di fedeltà), sia verso l’interno, per rompere la correlazione rigida “postazione di lavoro/funzione/persona”.

Un’altra area importante è rappresentata da soluzioni e servizi che aiutano a generare “intelligenza”, cioè a captare, raccogliere e trasformare la grande e crescente quantità di dati disponibile (Transactional Data, Mobile apps, Social networking, Sensors, IoT, environmental, etc.) in risultati di business. Ciò implica un set nuovo di capacità per catturare questi dati, interpretarli per generare intelligenza e rendere questa intelligenza disponibile al momento giusto, permeando l’intera azienda e tutti i suoi processi.

Non va trascurato infine l’ambito della sicurezza dei business, che sono sempre più digitali, distribuiti e aperti su ecosistemi di imprese e community, e quindi per definizione più esposti. Questi sono in sintesi le soluzioni e i servizi più richiesti, e anche quelli che ritengo i quattro “check point” per ogni executive che voglia capire come si posiziona la sua azienda sul mercato.

Quali sono i settori su cui HPE con questa offerta punta di più per il 2016?

HPE è presente in tutte le principali aree di mercato (comunicazioni e media, viaggi e trasporti, pubblica amministrazione, sanità, finanza, energia, manifatturiero, CPG e retail), e in particolare registriamo un’attività più intensa nei settori dove la domanda di trasformazione è più forte. Citerei sicuramente il settore pubblico, dove siamo il partner di riferimento per molte iniziative nell’area della digitalizzazione della PA e di impegno della PA stessa per la digitalizzazione del Paese. Penso ad esempio all’area Education dove abbiamo realizzato – tra gli altri – il progetto “iscrizioni online” che ha riscosso un ampio consenso (tassi di utilizzo fino all’82% del Nord Italia, oltre 1,5 milioni di domande pervenute, 90% degli utenti soddisfatto dal servizio) e che è stato riconosciuto tra i progetti più innovativi e di grande impatto nell’area digital government.

Anche nel settore bancario è in atto una profonda trasformazione e vi è una forte spinta al cambiamento, per rendere più leggero un settore tradizionalmente molto “fisico” – pensiamo al gran numero di filiali bancarie sul territorio italiano – che ha attraversato diverse fasi di consolidamento e subisce fortissime pressioni sia per l’entrata di molti nuovi player puramente digitali, sia per il radicale cambiamento delle abitudini e aspettative dei consumatori. Qui citerei la nostra importante collaborazione con UniCredit, che ha visto HPE impegnata al fianco di UniCredit Business Integrated Solutions, la società globale di servizi del Gruppo, nella razionalizzazione, industrializzazione e digitalizzazione dei servizi HR per il gruppo bancario. Ciò ha permesso a UniCredit di acquisire la “leggerezza” necessaria a una delle più importanti istituzioni finanziarie in Europa, ottenendo importanti risultati in termini di agilità, time to market, capacità di innovazione, trasparenza ed efficienza.

Sempre parlando di grandi aziende “best performer” posso citare anche Luxottica, che supportiamo da anni, a livello globale, nella sua costante crescita e nelle straordinarie performance. In generale, se consideriamo le esperienze di maggior successo, mi sembra che il fattore comune sia l’utilizzo della tecnologia come “game changer” per apportare agilità, supportare la crescita, tenendo sotto controllo i costi. HPE ottiene i migliori risultati dove riesce a essere un partner di riferimento nel tempo.

Come sta cambiando il ruolo del fornitore di servizi digitali con il diffondersi del Cloud computing?

Le organizzazioni di servizi, e in particolare IT, si focalizzano sempre meno sulle attività tradizionali, come acquisto hardware, software e così via. Il focus è sempre più sull’approvvigionamento e brokeraggio di servizi IT, quanto più questi servizi sono esternalizzati o consumati sotto forma di servizi Cloud. In quest’ottica le aziende cercano sempre più di creare delle value partnership di lungo termine con partner strategici, fornitori di servizi globali, leader nelle tecnologie di riferimento. Il fornitore di servizi diventa parte di un ecosistema di aziende che, in quanto sistema di competenze e risorse, garantisce una capacità di innovazione e trasformazione superiore a quella delle singole aziende.

L’obiettivo di HPE è supportare le organizzazioni nel rendere i loro ambienti IT esistenti più agili, aperti e sicuri, nell’ambito di un percorso che porta al Cloud ibrido iniziando dal Cloud privato. Oggi ancora molte aziende utilizzano ambienti IT tradizionali, e pertanto sono in una fase di transizione. L’efficacia delle soluzioni di HPE nel Cloud è poi strettamente connessa all’ecosistema dei partner, con cui siamo impegnati a ottimizzare lo sviluppo della rete e di soluzioni sempre più in grado di rispondere alle esigenze di un mercato in continua e rapida trasformazione.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
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