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Scenari

Fare network con fornitori e partner: siete pronti per la “social supply chain”?

L’evoluzione parallela dei social media da un parte e delle soluzioni di supply chain management dall’altra ha prodotto una nuova generazione di suite software, pensate per cogliere istantaneamente novità e cambiamenti nella domanda e trasferirli a monte verso i fornitori, grazie proprio alla possibilità di “tastare il polso” agli ambienti social

26 Gen 2015

Giuseppe Goglio

Nati e cresciuti con finalità totalmente diverse dalle applicazioni in ambito aziendale, i social network potrebbero affermarsi come strumento fondamentale anche per quella definita come “Social Supply Chain”, vale a dire la combinazione di social media con gli strumenti IT e i processi aziendali produttivi, logistici e di interazione con i fornitori.

Si tratta di uno dei più evidenti esempi della necessità per l’IT aziendale di sviluppare skill nuovi, approfonditi e specialistici per evitare di essere “disintermediati” e tagliati fuori dalle funzioni di business.

Dal punto di vista del mercato, l’evoluzione parallela dei social media da un parte e della supply chain dall’altra ha prodotto una nuova generazione di suite software, pensate per cogliere istantaneamente novità e cambiamenti nella domanda e trasferirle a monte verso i fornitori, grazie proprio alla possibilità di “tastare il polso” agli ambienti social applicando le indicazioni ottenute alle tecniche predittive.

Nonostante strumenti di questo tipo siano presenti sul mercato già da qualche tempo, le relative strategie sono spesso ancora in fase embrionale. Una situazione della quale le aziende risultano in genere consapevoli: sia della grandi potenzialità e del cambiamento in corso, sia della difficoltà di mettere bene a fuoco i requisiti necessari ad avviare la trasformazione, e soprattutto la distribuzione dei ruoli, per arrivare a una corretta misurazione dei ritorni.

Al riguardo, risultano indicativi, anche se non statisticamente significativi, alcuni dati ricavati da un’indagine online di IDG Research Services e Kemp Goldberg, secondo il quale il 58% delle aziende si dichiara totalmente all’oscuro di come i propri partner diretti utilizzino i social media, e se i propri venditori e fornitori si appoggino a tali strumenti per interagire con i rispettivi clienti. D’altra parte, l’88% di chi afferma di utilizzare regolarmente strategie di Social Supply Chain dice di aver raggiunto una riduzione dei costi superiore al 10%, mentre il 60% riporta un maggiore livello di soddisfazione nei propri partner commerciali.

Come sempre in situazioni dove entrano in gioco diverse figure in altrettanti ruoli, mettere a punto la strategia migliore non è facile. È tuttavia possibile individuare alcuni punti comuni, utili a trovare le giuste indicazioni per il proprio modello di Social Supply Chain. Prima di tutto, è importante coinvolgere in una fase esplorativa fornitori e produttori, per conoscere il loro livello di conoscenza delle tematiche e l’uso che ne fanno nei rapporti commerciali. Per propria natura, gli strumenti social possono funzionare solamente se ci si trova in perfetta sintonia tra utenti.

Il secondo passo è individuare all’interno della propria organizzazione IT chi è in possesso delle competenze utili per mettere a punto la strategia, e chi tra essi è in grado di diventarne promotore. Un buon punto di riferimento è ispirarsi alla stessa strada seguita per l’introduzione delle varie tecnologie IT in azienda nel corso degli anni.

Inoltre è indispensabile accumulare esperienza nell’analizzare i dati provenienti dal mondo social, per elaborare e offrire contenuti di valore. Qualsiasi strategia in questo ambito richiede infatti il massimo impegno nella realizzazione di informazioni di interesse rilevante. Contrariamente a quanto si crede, questo non avviene quasi mai in modo spontaneo e prevedibile.

A questo punto è importante verificare all’interno dell’azienda se il sistema CRM e l’eventuale piattaforma aziendale di social networking siano già in grado di fornire funzionalità di “social supply chain” e valutare le possibili estensioni per estenderle al livello di “Conversation Relationship Management” invece di farli restare dei semplici raccoglitori passivi di informazioni relative ai contatti.

Un altro requisito essenziale è accertarsi che nella propria organizzazione sia effettivamente presente la volontà, e soprattutto la competenza, per applicare una strategia destinata comunque a non mostrare subito vantaggi evidenti e svilupparsi gradualmente nel corso del tempo. Solamente a questo punto è utile contattare i propri partner della supply chain per affrontare insieme il problema di come sfruttare le risorse a disposizione ed elaborare di comune accordo la strategia più adatta alle proprie caratteristiche.

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