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Agenda digitale italiana

Processo civile telematico al via. Ma ora si parla di una partenza graduale

A fine mese dovrebbe entrare in vigore l’obbligo di gestire in digitale tutte le attività processuali, ma i magistrati dichiarano di non essere pronti, anche per la scarsità delle dotazioni tecnologiche. E il ministero corre ai ripari, lavorando a un decreto legge che escluderà la carta solo per i procedimenti nati dopo il 30 giugno.

11 Giu 2014

Alessandro Longo

Il ministero della Giustizia lavora a un decreto legge per un avvio più graduale del Processo civile telematico (Pct), che invece secondo le attuali norme dovrebbe partire “senza se e senza ma” il 30 giugno, in tutta Italia. La notizia -finora inedita- è emersa durante il tavolo Tecnico sul Processo civile telematico, tenuto il 3 giugno presso il ministero (presenti anche il ministero il capo di gabinetto) e rappresentanti dell’Associazione nazionale magistrati (l’Anm).

«In sostanza il decreto legge renderà obbligatorio il Pct solo per i procedimenti nati dopo il 30 giugno. Quelli precedenti continuerebbero a essere su carta», dice Enrico Consolanti, magistrato responsabile del settore informatico per il Tribunale di Milano e pioniere di questi temi.

Il ministero insomma sta aprendo, almeno in parte, alle richieste di Anm, secondo cui il Pcr non può partire subito e in toto. Anm chiede che per un primo periodo resti in vigore una copia cartacea degli atti.

Anche questa è una posizione emersa durante il recente Tavolo tecnico ed è lo stesso Consolandi ad averla messa nero su bianco. «I magistrati vogliono più tempo. Altrimenti, l’intero sistema rischia il tracollo», spiega al nostro sito.

Consolandi spinge da anni per la digitalizzazione della Giustizia e vi ha lavorato in prima persona. Non lo si può sospettare insomma di posizioni retrograde. In realtà l’Anm punta il dito su un lungo elenco di problemi che rischierebbero di trasformare in un disastro la rivoluzione del Pct, a fine mese.

Gli ostacoli da superare

Primo, «in molti uffici dove sono situati i computer i giudici condividono le stanze, quindi non possono leggere gli atti in privato. Data la scarsità dell’hardware disponibile, se si guasta un computer non si può accedere agli atti, visto che per contratto i tempi dell’assistenza tecnica sono nell’ordine dei giorni lavorativi». L’Anm ricorda che il ministero aveva promesso ai giudici computer portatili e schermi di grandi dimensioni, che però non sono ancora arrivati e ora si attendono per fine 2014. Solo in questi giorni vengono forniti applicativi fondamentali per il deposito consulenze; solo in pochi computer dei giudici ci sono gli strumenti per la verifica della firma digitale.

«Gli atti sono inoltre in un formato inadatto alla lettura- spesso semplici pdf frutto di scansione- e non è salubre leggere in questo modo decine e decine di pagine. Non abbiamo ancora una continuità di servizio garantita e quindi il server dove sono presenti gli atti può restare inaccessibile per giorni», continua Consolandi. Ci sono problemi anche per la firma digitale con cui accedere agli atti. «Se la smart card si perde, si smagnetizza o non è tempestivamente rinnovata, il giudice non può accedere agli atti per due-tre settimane. Questi sono infatti i tempi burocratici per ottenere una firma digitale dal ministero». «Infine, i giudici non sono stati abbastanza formati; né c’è abbastanza esperienza in fatto di Pct nella maggioranza dei tribunali italiani. Ne possono derivare problemi. Una prova è che su 21 mila atti telematici dei curatori fallimentari ricevuti dal Tribunale di Milano, la Cancelleria ne ha rigettati 3-4 mila per la presenza di errori tecnici».

A questi problemi, si aggiunge anche una lacuna normativa, tale per cui «i file del fascicolo informatico di primo grado non sono facilmente consultabili in appello né possono essere inviati in Cassazione. È possibile risolvere solo con il ricorso alla copia cartacea».

La stampa di un atto ricevuto in via telematica potrebbe risolvere molti dei problemi fin qui citati. Ma i giudici ritengono non sia loro compito farla; né vogliono i cancellieri e non è previsto un “centro stampa” per queste evenienza.

Di qui la richiesta di una proroga. «Il decreto legge che conserva la copia cartacea per i provvedimenti anteriori al 30 giugno ci darebbe più tempo per adeguarci. Lo switch off totale della carta avverrebbe così fra circa due-tre mesi per il fallimentare e sei mesi-un anno per gli altri procedimenti, considerati i loro diversi tempi di avvio».

Nei prossimi giorni si saprà se il ministero intende davvero concedere questi mesi in più al sistema. Certo è che, dati i grossi risparmi e la maggiore efficienza ottenibili, anche la maggioranza dei giudici è favorevole in linea di massima all’avvento del Pct. Ma non a renderlo subito obbligatorio.

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