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Open Data, le PA italiane “liberano” le informazioni

Open data e Agenda Digitale: un binomio che sta mettendo radici in Italia, con una forte accelerazione negli ultimi giorni di marzo. Le ultime novità arrivano…

Pubblicato il 30 Mar 2012

Open data e Agenda Digitale: un binomio che sta mettendo radici
in Italia, con una forte accelerazione negli ultimi giorni di
marzo. Le ultime novità arrivano dalla
Lombardia
. Durante un incontro promosso
da Anci Lombardia e l’operatore Aemcom di Cremona
è stata presentata l’Agenda Digitale Lombarda
2012-2015, un’iniziativa della Regione
Lombardia
.

L’Agenda Digitale Lombarda comprende varie azioni e
iniziative. Tra cui la promozione dell’open data. È appena
nato il portale della Regione Lombardia: apre a cittadini,
imprese e sviluppatori i dati della PA. Ad oggi sono disponibili
20 data set (pagamento del bollo auto, impianti sportivi,
biblioteche comunali, musei, fiere, piste da sci, scuole,
agriturismi, rifugi montani, architetture, organizzazioni di
volontariato, cooperative sociali, consultori pubblici, comunità
per minori, Istituti di riabilitazione extra ospedaliera, RSA e
Centri diurni per anziani, Hospice e Comunità socio-sanitarie e
Residenze sanitarie per disabili). A regime diventeranno 138.

Il presidente Roberto Formigoni, annunciando l’iniziativa,
ha anche riassunto i tre principali vantaggi della filosofia open
data: "servirà ai cittadini perché consente di trovare in
modo molto rapido e molto semplice le informazioni di cui hanno
bisogno. Sarà utile anche per le esigenze delle aziende, che
potranno consultare i dati necessari per le loro attività
d'impresa. Costituirà inoltre una grande occasione anche per
gli sviluppatori di strumenti informatici, che potranno creare
applicazioni in grado di semplificarci la vita".

Più trasparenza, migliore dialogo tra cittadini, imprese e PA, e
incentivo per nuovi business e servizi. Formigoni ha ricordato
che l'Agenda Digitale Lombarda ha anche altri fini:
entro il 2012 di portare la banda larga su tutta la
popolazione
, di superare il digital divide nelle scuole
e tra gli anziani, di incrementare l'utilizzo della Centrale
Regionale Acquisti, di portare nel 2015 la banda ultralarga a
metà della popolazione lombarda.

È emerso anche che Cremona sta avendo un ruolo di apripista, in
tal senso, a mo’ di laboratorio per le innovazioni, grazie
ad Aem (Azienda energetica municipalizzata) che gestisce, tramite
Aemcom, una rete in fibra ottica cittadina. Alcune strutture
pubbliche cremonesi, come l’Azienda Ospedaliera di Cremona,
l’ASL, l’Azienda Speciale Cremona Solidale, il Comune
sperimentano soluzioni di Cloud back up. In futuro il Comune
userà uno strumento di comunicazione multimediale per
videoconferenze e “data & application sharing”
(20 postazioni di lavoro). È in fase di progettazione un nuovo
modello didattico che vuole ridurre i costi, migliorare la
formazione e il dialogo tra istituti sfruttando web conferenze,
istant messaging, la Lavagna Interattiva Multimediale.

Milano corre avanti invece per l’open data: il
Comune ha annunciato che seguirà il modello di Torino

(pioniere in quest’ambito) e quindi tra due mesi
comincerà a liberare le informazioni
, a partire dai
trasporti e dall’ambiente. I dati saranno accessibili da
pc, tablet e smartphone.

Ad oggi Torino ha pubblicato su sito comunale 110 archivi, con i
dati sulla città, e procede ad ampliare la collezione. Utilizza,
come strumento, la Italian Open Data Licence, arrivata a
marzo alla seconda versione.

Sposa l’open data anche l’Aquila: un’ordinanza
di fine marzo stabilisce che ogni mese il Comune dovrà
comunicare lo stato di avanzamento della rimozione delle macerie
e delle opere pubbliche, specificando l'eventuale utilizzo di
donazioni pubbliche e private.

Sempre di marzo è l’accelerazione dell’Inps verso
l’open data, arrivando a pubblicare duecento data set
(finora). Sempre a marzo, il Ministero
dell’Istruzione, Università e Ricerca ha pubblicato i dati
del progetto “Scuola in Chiaro” in formato open
data
.

Quello che manca è una visione di sistema-Italia, anche
a forza di leggi nazionali per gli open data
. In verità
c’è una carenza anche di quelle regionali: «solo la
Regione Piemonte ha già approvato la propria legge per gli open
data; mentre disegni di legge sono in discussione in otto
Regioni. Un’altra Regione (il Friuli Venezia Giulia) ha
adottato una disposizione di puro principio, nell’ambito
della legge sul sistema informativo regionale», spiega
Ernesto Belisario, avvocato esperto di questi temi.

L’Agenda Digitale Italiana, a cui sta lavorando il
governo, prevede però un capitolo sugli open data e quindi
dovrebbe dare organicità al fenomeno
: è previsto che
si realizzi come decreto legge entro il 30 giugno.

di Alessandro Longo

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