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Inail inaugura un Data Center da 1000 mq: «Metà a disposizione di altri enti pubblici»

La struttura, a Roma, comprende una Service Control Room attiva 24 ore su 24 e una connessione da 5 Gbit al sistema pubblico di connettività. «La trasformazione dell’infrastruttura IT è parte essenziale delle politiche di rinnovamento della PA», ha detto Stefano Tomasini, responsabile della Direzione centrale per l’organizzazione digitale dell’Istituto

Pubblicato il 02 Mar 2017

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«Nel 2012 abbiamo deciso di provare a cavalcare l’onda invece di aspettare che ci travolgesse, e oggi siamo pronti ad affrontarla, candidandoci a diventare un punto di riferimento anche per altri enti pubblici». Così Giuseppe Cardinale Ciccotti, responsabile dell’infrastruttura IT di Inail, ha riassunto la genesi del progetto che ha portato al nuovo Data Center con relativa Service Control Room dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, inaugurato proprio ieri a Roma nella sede di via Santuario Regina degli Apostoli.

La metà dei circa 1000 mq di superficie del nuovo Data Center, infatti, sarà messa a disposizione di altre amministrazioni pubbliche. Le sue caratteristiche tecniche, assicura l’Istituto, sono in grado di sostenere l’ampliamento dei servizi offerti, e l’incremento del numero delle transazioni legato alla progressiva digitalizzazione dei processi. Comprendono un doppio circuito di alimentazione, un doppio gruppo statico di continuità da 400 Kw, un doppio anello di raffreddamento, tre gruppi frigorifero e tre gruppi elettrogeni. E ancora un sistema di sicurezza e videosorveglianza perimetrale, un sistema di controllo degli accessi con badge e biometria, una Service Control Room attiva 24 ore su 24, e un collegamento da 5 Gbit al sistema pubblico di connettività, la rete che collega tra loro tutte le PA italiane.

Come riporta un articolo del CorCom, le principali pietre miliari del percorso di innovazione iniziato nel 2012 sono state ricordate da Stefano Tomasini, responsabile della Direzione centrale per l’organizzazione digitale (Dcod) di Inail. La prima è stata la definizione del piano triennale IT 2014-2016, seguita dalla riorganizzazione della Dcod nel 2015 e dalla revisione del modello organizzativo Inail, fino alla definizione del nuovo piano digitale 2017-2019, in via di approvazione da parte dei vertici dell’Istituto.

Piano che è molto più complesso e articolato del precedente e ha una logica di accentramento, finalizzata a ripensare completamente i processi organizzativi, ha sottolineato Tomasini. «La trasformazione dell’infrastruttura IT e dei data center è parte essenziale delle politiche di rinnovamento della PA. In questo contesto tecnologico di transizione e di aumento del volume di dati gestiti, serve una capacità elaborativa adatta ad affrontare le nuove sfide. Gli investimenti IT realizzati da Inail in questi anni sono serviti a creare le condizioni tecnologiche per compiere con successo la nostra IT transformation e per sostenere l’aumento dei servizi offerti. Parte di questa capacità elaborativa potrà essere messa a disposizione delle altre PA».

Il nuovo Data Center va quindi inquadrato nel percorso generale di ridisegno del lavoro amministrativo e tecnico su base tecnologica, con tecniche di controllo che però non possono più essere quelle della cultura burocratica tradizionale, ha detto all’inaugurazione il presidente di Inail, Massimo De Felice.

«Nel contempo non bisogna cedere alle mode perché il problema non è tecnico ma culturale. Si parla di Big Data come una grande novità, ma sulle grandi moli di dati si lavora da decenni. La curiosità di applicazione ad altri campi non deve vincere sull’effettiva utilità, perché abbiamo da soddisfare priorità diverse. L’esperienza degli open data di Inail può essere un utile riferimento. Grappoli di ‘open data’ potrebbero essere sfruttati per lo scambio efficiente di informazioni tra diverse amministrazioni».

Il Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, Antonio Samaritani, ha invece parlato dell’eccessiva frammentazione dei server degli enti pubblici. «La situazione è grave, c’è un tema di sicurezza nazionale, visto che con 14mila Data Center e oltre mille CED non si può pensare di avere il controllo sulle nostre operazioni».

Il 31% dei Data Center, sottolinea Samaritani, è in locali più piccoli di 50 metri quadri – con queste dimensioni non li chiamerei neanche Data Center – ma soprattutto il 94% di essi è utilizzato da un singolo ente pubblico: a mancare è la condivisione delle risorse».

Ecco perché il nuovo Data Center di Inail va considerato come «un tassello operativo del programma di crescita digitale nazionale: non si tratta solo di un Data Center, ma di un pezzo di quel percorso». Il Piano triennale di Agid, che sarà presentato a breve, stabilisce infatti una strategia di consolidamento per valorizzare i server più efficienti e individuare dei veri e propri “poli nazionali” per sicurezza e standard tecnologici.

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