strategie

IBM: «L'hardware resta la base della digital transformation»

Nonostante la rivoluzione ’software-defined’, Big Blue non smette d’investire in server e storage. «Le imprese richiedono alla tecnologia tre cose: un’infrastruttura scalabile, veloce e intelligente; degli analitycs integrati; e la capacità di gestire il tutto tramite funzionalità integrate per la sicurezza», spiega Paolo Sangalli, Director Systems Hardware Sales di IBM Italia

15 Dic 2015

Giorgio Fusari

Anche se oggi tutti parlano di trasformazione digitale, le aziende continuano a investire anche in tecnologia hardware, che ne costituisce un fattore abilitante. Così è, almeno stando alle parole e alla visione di Paolo Sangalli, Director Systems Hardware Sales di IBM Italia, che ha fornito una fotografia aggiornata della strategia che la casa di Armonk sta perseguendo appunto nel mondo hardware, attraverso l’introduzione nel mercato di alcune soluzioni che considera particolarmente innovative.

Attualmente, spiega Sangalli, le imprese richiedono alla tecnologia essenzialmente tre cose: un’infrastruttura  scalabile, veloce e intelligente; degli analitycs integrati per prendere decisioni informate e sempre più in fretta. E poi, in particolare, la capacità di gestire il tutto attraverso funzionalità integrate per la sicurezza: ambito reso ancor più delicato anche dalla necessità di un sempre maggiore controllo sui dispositivi Mobile.

A queste esigenze IBM ha risposto con il recente rilascio di varie soluzioni nel settore server, che abbracciano con forza la tecnologia open source e la filosofia del Cloud ibrido. Dall’annuncio di LinuxONE (macchine Emperor e Rockhopper), lo scorso agosto, indirizzato a realizzare una significativa espansione della strategia mainframe nel mondo open, ai vari annunci di Linux per l’architettura Power. Dal potenziamento del sistema operativo IBM i per i server Power Systems, all’annuncio, lo scorso ottobre, della famiglia Linux Power Systems LC, progettati per facilitare il dispiegamento di macchine Linux e ottimizzati per l’utilizzo in cluster e Cloud.

In particolare, i server Power Systems LC hanno l’obiettivo, dichiara IBM, di far girare workload di data analytics alla metà del costo dei server x86-based. Progettati sulla base di tecnologie e attività di sviluppo forniti dai partner della OpenPOWER Foundation – fra cui Canonical, Mellanox, NVIDIA, Tyan e Wistron – questi server sono il frutto di una rapida innovazione, basata su un modello di lavoro aperto e collaborativo, e non attualmente realizzabile con metodi in ambienti di sviluppo chiusi (closed innovation). I Power Systems LC mirano a portare le elevate prestazioni delle CPU Power nel mondo Linux, andando incontro all’esigenza di far girare workload per applicazioni di analisi di big data in tempo reale, e in generale di pianificare utilizzi nell’area HPC (high performance computing) e nel Cloud.

Storage riprogettato

Francesco Casa, Manager of Storage Solutions di IBM ItaliaIBM non cessa d’investire in hardware nemmeno negli apparati di storage che, sottolinea Francesco Casa, Manager of Storage Solutions di IBM Italia, sempre più assurgono a componente strategico dell’infrastruttura IT, e come tali vanno oggi ripensati sulla base di due pilastri: la tecnologia software-defined, che diventa sempre più rilevante, e i sistemi flash.

WHITEPAPER
Storage: aumentare prestazioni, scalabilità ed efficienza a costi contenuti
Storage
Backup

Tali fondamenta, in maniera analoga al settore dei server, consentono di soddisfare tre requisiti chiave del mercato. «Il primo – spiega Casa – è dare agilità ai sistemi, in termini di efficienza e velocità di erogazione della capacità necessaria. Il secondo è avere il controllo degli ’insights’ sui dati, per stabilire se vanno gestiti attraverso una soluzione on-premise o se conviene spostarli nel cloud. Il terzo driver, importantissimo, che sta avendo impatto sul mondo storage, è l’efficientamento legato ai costi». La strategia di IBM è poi modulare, ossia non mira a fornire all’utente l’intero framework tecnologico, ma gli lascia la facoltà di scegliere la modalità d’acquisto preferita: un sistema hardware-based con software integrato, una soluzione solo software, basata su standard aperti (soprattutto OpenStack), oppure una formula di fruizione ’as a service’ (attraverso la piattaforma cloud SoftLayer).

In concreto, per esigenze di alta disponibilità e velocità dei workload, l’attuale offerta di storage IBM si fonda sulla collaudata piattaforma DS8000 – i tradizionali sistemi su disco di fascia enterprise, per applicazioni mission-critical – che però da ottobre si è rinnovata con la famiglia DS8880, formata da tre prodotti.

Il primo, entry level, si chiama DS8884. Con esso IBM conta d’impostare un approccio commerciale anche con aziende di minori dimensioni, grazie a un prezzo ’accattivante’ che lo posizionerà sulla fascia bassa dei sistemi enterprise. Il modello DS8886 è invece l’evoluzione di DS8870, che si propone di sostituire gradualmente. Questi due prodotti sono già disponibili. Il terzo, DS8888, completamente flash-based e destinato ai grandi clienti che richiedono le massime prestazioni a livello di I/O, sarà invece disponibile nel primo semestre 2016. Un’altra novità della famiglia DS8880 riguarda il form factor, che diventa il rack standard da 19 pollici. Sul versante software-defined storage, l’offerta si declina invece nelle soluzioni della gamma Spectrum.

Casa pone poi un forte accento anche sulle unità di storage su nastro. Sempre in ottobre IBM ha infatti introdotto l’ultima novità in questo campo, LTO Ultrium 7, con una capacità nativa di 6 terabyte (TB). «Per IBM la tecnologia tape continua a essere un elemento importantissimo della gamma storage, perché oggi gli utenti ricercano, da un lato, performance e accelerazione applicativa ma, dall’altro, richiedono capacità». In effetti per lo storage su nastro IBM traguarda in effetti una roadmap fino al 2025.   

Big Blue sta però già pensando con determinazione al futuro dello storage negli ambienti Cloud ibridi, e ai costi di memorizzazione degli enormi data set necessari per l’analisi dei big data. In quest’ottica si spiega il completamento, un mese fa, dell’acquisizione di Cleversafe, specialista storage ’object-based’, con cui IBM potrà rafforzare il posizionamento nei Cloud ibridi, supportando lo sviluppo di applicazioni analitiche, social e Mobile, anche attraverso l’uso della tecnologia Cleversafe tramite i servizi Cloud IBM SoftLayer. Il portafoglio di soluzioni Cleversafe sarà inoltre integrato nella strategia Cloud IBM per complementare l’offerta software-defined Spectrum Storage, a cui si affianca la strategia Multi-Cloud Storage Gateway, pensata per consentire di spostare dati anche su Cloud non IBM.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
IBM: «L’hardware resta la base della digital transformation»

    LinkedIn

    Twitter

    Whatsapp

    Facebook

    Link