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OSSERVATORI

Big Data, in Italia una crescita forte ma non strutturata

Nel 2014 cresce ancora la spesa per Big Data Analytics (+24%). Ma solo il 17% delle imprese si è dotata di un Chief Data Officer e il 13% di un Data Scientist. Nella Penisola sono però già operative 14 startup. I numeri, gli strumenti, le strade per capire e affrontare il fenomeno in tutte le sue declinazioni nella nuova ricerca dall’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano

14 Dic 2014

Gianluigi Torchiani e Marco Lorusso

Carlo Vercellis, Responsabile scientifico Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence Come si riesce a gestire al meglio un social network di 330 milioni di utenti, presente in 200 differenti Paesi, che interessa altre 4 milioni di aziende? Difficile fare tutto a mano: nel caso di Linkedin, come ha raccontato Marcello Albergoni, Head of Italy and Iberia di LinkedIn nel corso dell’atteso evento di presentazione dei dati dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence (osservatori.net), promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, un aiuto fondamentale arriva dall’analisi dei big data.

Questi ultimi, probabilmente, sono una delle parole più utilizzate in ambito Ict di questi tempi. Perché si tratta di un fenomeno che non è certo mediatico o limitato soltanto a un’azienda delle dimensioni di Linkedin: secondo l’Osservatorio, il mercato Big Data Analytics in Italia, anche nel 2014, si conferma in forte espansione, con un trend di crescita del +25% in termini di budget stanziato. Un’ulteriore conferma è arrivata dai Big Data Innovation Award, l’iniziativa dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence, che ha permesso di approfondire 57 progetti, caratterizzati da buone pratiche di innovazione. A vincere, quest’anno, sono stati Enel, Jobrapido e Europcar, ma la crescita nell’impiego di questi strumenti è sempre più vasta.

Una crescita sostenuta, a dire il vero, più che da un utilizzo maturo di questi strumenti, dalla disponibilità di tecnologie di storage a basso costo, dalla crescente mole di dati generati dal web e dalla diffusione di un numero sempre maggiore di dispositivi mobile che permettono di utilizzare app, fare pagamenti e interagire con dispositivi intelligenti. Sebbene per l’83% della spesa nazionale sia dedicata ancora a soluzioni di Performance Management & Basic Analytics e solo il 17% ad Advanced Analytics , queste ultime crescono in modo maggiore (+34%) rispetto alle prime (+23%). L’ambito Big Data Analytics rappresenta, inoltre, la principale priorità di investimento per il 2015, indicata dal 56% dei CIO. Certo, i passi avanti da fare sono ancora molti, in particolare nell’utilizzo dei dati destrutturati, se si considera che nell’84% dei casi si utilizzano dati interni aziendali e solo nel 16% fonti esterne come web e social media. Il volume dei dati semi-strutturati e destrutturati utilizzati appare comunque in crescita rispetto al 2013 (+31%) a una velocità maggiore rispetto a quelli strutturati (+21%). Il vero tallone d’Achille del nostro Paese è, però, la mancanza di adeguate competenze e modelli di governance: solo il 17% delle imprese si è dotata di un Chief Data Officer e appena il 13% di un Data Scientist.

I Big Data per il Marketing

La funzione Marketing è la principale fruitrice di soluzioni Big Data Analytics, questo avviene nell’87% dei casi, in particolare per l’esplosione dei dati web e social, che permettono di estrarre insight dai consumatori e di tradurli successivamente in azioni operative. L’analisi su 73 Chief marketing officer e Responsabili Web e Digital di medie e grandi aziende rivela che gli investimenti previsti in Marketing Analytics in Italia rappresentano ancora solo il 2% del budget Marketing 2014 (negli Stati Uniti media il 5%), ma sono destinati a più che raddoppiare nei prossimi 2 anni (4,7%). Le motivazioni che spingono le organizzazioni a intraprendere iniziative di Marketing Analytics sono soprattutto il miglioramento delle azioni per l’acquisizione di nuovi clienti (per il 65%) e una migliore gestione della relazione con I clienti attuali e la loro fidelizzazione (85%). I progetti più diffusi sono nel Direct Marketing (presente nel 53%), mentre sono emergenti il Location-based Marketing (interesse prospettico per il 63%), il Customer Micro-segmentation (48%), Product/Service Evaluation (38%), Market Basket Analysis (38%) e Price Optimization (37%).

«Di fronte all’aumento delle fonti informative, i Big Data Analytics stanno cambiando il modo di raccogliere, analizzare e integrare i dati – afferma Carlo Vercellis, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence –. I sistemi di Big Data Analytics & Business Intelligence possono svolgere un importante ruolo per migliorare la competitività delle imprese, attraverso il miglioramento dei processi decisionali, diventando uno strumento di evoluzione dello stesso modello di impresa. Le aziende italiane, però, nonostante I buoni tassi di crescita, non hanno ancora compreso appieno quali siano le reali opportunità offerte dai Big Data e come attrezzarsi per coglierle».

Al di là di queste difficoltà, il crescente interesse verso i Big Data Analytics è testimoniato anche dall’evoluzione del mercato dell’offerta, con l’esplosione di nuove iniziative imprenditoriali. La ricerca realizzata in collaborazione con l’Osservatorio startup e Polihub ha censito 376 startup a livello internazionale nel mercato Big Data Analytics finanziate da investitori istituzionali, che dall’inizio del 2012 hanno ottenuto finanziamenti per 7,6 miliardi di dollari. Il 59% delle aziende censite offre servizi di Advanced Analytics, il restante 41% soluzioni di Performance Management & Basic Analytics. Ma anche in Italia sono ben 14 le startup operanti in ambito Big Data Analytics & Business Intelligence che hanno ottenuto finanziamenti da parte di Business Angel, Venture Capitalist e società di investimento negli ultimi 3 anni. La maggior parte di queste imprese ha sede nel Nord Italia (57%), seguono il Centro (22%) e il Sud e le isole (21%).

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