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Essere imprenditori nell'era digitale, è l'ora dei Millennial

In Italia, sono in aumento le imprese fondate dagli under 35 e un terzo di tutte le attività avviate nel secondo trimestre 2015 fa capo a un giovane, per un totale di 32mila attività imprenditoriali. Il ritratto della ricerca del Censis “Vita da Millennials”: web, new media, startup e molto altro”, realizzata per il Padiglione Italia di Expo

19 Ott 2015

Gaia Fiertler

Imprenditori in nuce. I Millennial, i giovani che stanno entrando ora nel mondo del lavoro, hanno già capito tutto. Il lavoro ormai è flessibile, non ci sono più garanzie, è meglio fare qualcosa che non fare nulla, e non bisogna essere speciali per avviare una impresa, grazie alle enormi possibilità del digitale. Sono infatti in aumento le imprese fondate dagli under 35: più di 300 al giorno nel secondo trimestre 2015 (+3,6% rispetto al trimestre precedente e +0,6% rispetto al sistema d’impresa complessivo), per un totale di quasi 32mila nuove attività imprenditoriali.

Un terzo di tutte quelle avviate nel trimestre fa capo a un giovane. E ai giovani si deve più della metà (il 54%) del saldo tra quelle nate e cessate nel periodo. In tutto, sono 594.000 le aziende costituite da giovani, il 9,8% del tessuto imprenditoriale del Paese. E la voglia di impresa è trasversale ai territori, perché anche nel Mezzogiorno il 40,6% di quelle dell’ultimo trimestre è riconducibile a un giovane. È parte del ritratto della ricerca del Censis “Vita da Millennials”: web, new media, startup e molto altro. Nuovi soggetti della ripresa italiana alla prova”, realizzata per il Padiglione Italia di Expo.

L’altra parte del ritratto sono 2,3 milioni di Millennial che svolgono un lavoro di livello più basso rispetto alla propria qualifica (il 46,7% di quelli che lavorano, rispetto al 21,3% dei Baby Boomer di 35-64 anni). Un milione ha cambiato almeno due lavori nel corso dell’anno, 1,2 milioni dichiara di aver lavorato in nero, 1,8 milioni ha svolto lavoretti pur di guadagnare qualcosa, 1,7 milioni ha avuto contratti di durata inferiore a un mese e 4,4 milioni hanno fatto stage non retribuiti. Pur di fare, tanti si accontentano di impieghi ben distanti dal loro percorso di formazione, anche in nero. Più di 3,8 milioni lavorano oltre l’orario formale (il 17,1% in più rispetto ai Baby Boomer) e l’hanno fatto (1,1 milione) senza straordinari (il 4% in più rispetto alla fascia di 35-64 anni) o con copertura economica saltuaria (1,7 milioni). A 1,1 milioni capita di lavorare anche di notte e a quasi 3 milioni durante il weekend, 1,8 milioni lavora a distanza, 1,9 milioni è pendolare e 2,5 milioni si recano spesso in città diverse da quella di residenza.

I Millenial sono sempre connessi e non staccano mai. La digital life è una realtà per loro: il 94% è utente di internet (contro il 70,9% generale), l’87,3% è iscritto almeno a un social network (contro il 60,2% medio), l’84,7% utilizza lo smartphone in rete (contro il 52,8% medio). Sono i clienti della rete: il 61,4% (circa 6,8 milioni di persone), contro il 27,9% dei baby boomer, nell’ultimo anno ha acquistato almeno un prodotto o un servizio sul web. Hanno comprato online prodotti alimentari 1,2 milioni di giovani, pari al 10,8% (contro il 5,4% dei Baby Boomers). La rete è il luogo di espressione della loro capacità innovativa. Quasi 500.000 contribuiscono a iniziative di crowdfunding. Risparmio e “sharing economy” caratterizzano il loro quotidiano: il 31,7% acquista prodotti usati, la metà dei Baby Boomer, il 21,9% si sposta regolarmente in bicicletta, il doppio dei 35-64enni e l’8,4%, sempre il doppio degli altri, utilizza il “car sharing” e il “bike sharing”. Una piccola percentuale, il 2,5%, fa “couchsurfing”. Non è uno sport, ma lo scambio di ospitalità in casa, pubblicando l’annuncio su una piattaforma web. Letteralmente, significa fare surf sul divano.

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