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Reportage - IBM Business Connect

È l'ora del Cognitive Computing. Ma l'uomo resta al centro

Grazie al Cloud, tutta l’intelligenza dei sistemi cognitivi è oggi a portata di mano, destinata ad amplificare le potenzialità umane in ogni ambito, dalla sanità al marketing. Un mondo in cui le macchine capiscono, imparano e ragionano. Se ne è parlato in un evento organizzato a Milano da IBM, dove si sono alternati un filosofo, un robot, manager e scienziati. L’AD Cereda: «Il digitale è fondamentale, ma è la grammatica di una storia che tutti noi dobbiamo costruire»

06 Mag 2016

Manuela Gianni

Michelle Unger dialoga con il robot NAOSiamo entrati nell’era del Cognitive Computing, un mondo in cui le macchine capiscono, imparano, ragionano. Significa fare un passo in avanti rispetto alle soluzioni predittive, quelle in cui l’analisi dei dati dà forma a una sorta di palla di cristallo in cui leggere in futuro. Si apre uno scenario che ha potenzialità sconfinate, tanto da fare un po’ paura. Cosa ci aspetta dunque nel futuro? Quale sarà il ruolo dell’uomo nella relazione con queste macchine dall’intelligenza illimitata? Chi vincerà quando tutti i business saranno digitali? Su questo fil rouge si sono dipanati gli interventi dell’IBM Business Connect, evento che Big Blue ha organizzato a Milano dedicandolo a Watson (il brand del sistema cognitivo IBM), e chiamando un filosofo a tenere il keynote di apertura: una prima assoluta in un evento di un vendor ICT.

Costruire il futuro digitale dell’Italia

A fare gli onori di casa l’AD Enrico Cereda, che ha ricordato come IBM abbia completamente cambiato pelle negli ultimi anni, dimostrando grande coraggio e apertura, come confermano le alleanze con acerrimi nemici del passato come Apple e VMWare. Una transizione alimentata da una raffica di acquisizioni che ha spostato il baricentro dall’hardware al software e che ha reso l’azienda una enorme Web Agency. E parlando dell’Italia, Cereda ha ricordato l’importante accordo con il premier Renzi che porterà alla nascita di un centro di eccellenza europeo dedicato alla sanità nell’area Expo, con un investimento da 150 milioni, che ha anche obiettivo di riportare a casa cervelli in fuga e dimostra che l’Italia è attrattiva per investimenti esteri. «Creatività italiana e tecnologia rappresentano un mix esplosivo: dobbiamo crederci tutti», ha affermato, e ha aggiunto: «Il digitale è fondamentale, ma è la grammatica di una storia che tutti noi dobbiamo costruire».

Cereda ha lasciato il palco a Luciano Floridi, Professore di Filosofia ed etica delle Informazioni presso l’Università di Oxford, che ha esplorato nel suo intervento il tema della relazione fra l’uomo e le macchine, concludendo che la tecnologia non ci deve spaventare. È mostrando un dipinto di Raffaello, ha usato una metafora per sintetizzare il messaggio: «Il quadro è stato fatto dai suoi allievi di bottega: il maestro ci metteva solo il ricco finale. Così opera l’intelligenza umana rispetto alla tecnologia».

La robotica e nuove frontiere di ricerca computazionale

Enrico Cereda, da gennaio 2016 amministratore delegato di IBM ItaliaProtagonista dell’intervento successivo è stato NAO, piccolo robot che incorpora le capacità cognitive (è già al lavoro al posto del concierge in alcuni alberghi) e che ha dialogato sul palco con Michelle Unger, General Manager Cognitive Solutions IBM Europa, rispondendo a domande di vario genere, dimostrando la sua capacità non solo di comprendere e riprodurre il linguaggio naturale, ma soprattutto di elaborare informazioni in tempo reale e interpretare gusti e desiderata specifici.

Alessandro Curioni, Vice President Europe and Director IBM Research Zurich, ha poi descritto le nuove frontiere della ricerca mirata ad amplificare la potenza di calcolo, che va principalmente in due direzioni: il quantum computing, che usa appunto i principi della fisica quantistica e che già oggi permette agli sviluppatori di creare applicazioni, e le reti neurali (Neuromorphic computing), che si ispirano al comportamento del nostro cervello.

L’ultimo intervento si è focalizzato sulle applicazioni di Watson per la medicina, uno degli ambiti più promettenti di applicazione del cognitive computing, che già oggi aiuta i medici a formulare diagnosi accurate analizzando in pochi secondi la letteratura disponibile in materia e restituendo le informazioni in maniera organizzata.

Quello della medicina è solo uno dei molteplici campi applicativi. La potenza del cognitive computing è oggi disponibile in cloud e quindi potenzialmente accessibile da tutti con investimenti contenuti. Certamente (e per fortuna), questi sistemi non hanno i sentimenti dell’uomo, la sua capacità di sognare, il buon senso o la capacità di prendere decisioni soppesando tutti questi fattori, che non appartengono strettamente alla logica. Ma sanno trovare una correlazione fra migliaia di informazioni, imparano da soli senza bisogno di insegnanti e hanno una capacità di calcolo potenzialmente infinita.

Cose che in futuro ci faranno parecchio comodo, alimentando la nostra naturale smania di conoscenza.

È l’ora del Cognitive Computing. Ma l’uomo resta al centro

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