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Smart working

Copernico 100, nuovi spazi per il lavoro che cambia

Il più grande workspace europeo, da poco operativo a Milano Centrale, sarà il cuore di una “rete” che riflette l’evoluzione del concetto di ufficio nell’era digitale. L’ideatore Pietro Martani: «Il “mattone” è solo una dimensione, ce ne sono altre due cruciali: il sistema relazionale, con le opportunità che nascono dal networking, e l’acquisizione e condivisione di conoscenza»

18 Nov 2015

Manuela Gianni

Cambia il modo di lavorare, e anche gli spazi vanno ripensati. Nasce da qui l’idea di Copernico Milano Centrale, un grande palazzo in zona Stazione Centrale a Milano che oggi è il più grande spazio di co-working europeo. Ma è solo un tassello di un progetto a rete che coprirà tutta l’Italia. Ne parliamo con Pietro Martani, Imprenditore Ideatore di Copernico e CEO di Windows on Europe, holding che gestisce realtà immobiliari dedicate all’hospitality sia per il business sia per il tempo libero, presente in 31 località Italiane e 5 capitali internazionali. Windows on Europe è leader in Italia nella gestione di immobili, strutture paraalberghiere, case vacanze, residence e spazi di lavoro.

Da dove nasce l’idea di Copernico?

L’idea nasce osservando i cambiamenti del mondo del lavoro, che stanno avvenendo su tutti i fronti. I lavoratori freelance crescono in modo esponenziale: nel mondo anglosassone a breve diventeranno uno su due, in Italia sono ancora forse uno su sette, ma ci sono grandi spazi di sviluppo. E queste persone non lavorano in un ufficio classico, ma hanno bisogno di spazi diffusi sul territorio e di luoghi adatti agli incontri. Ci sono poi le piccole aziende, che non hanno la capacità di definire un perimetro fisso per molti anni, e cercano di tagliare gli spazi dedicati agli uffici.

Ma anche le grandi aziende stanno guardando con attenzione allo smart working. Dal mio punto di vista ogni singola azienda italiana deve ripensare a come i propri spazi sono concepiti. Si sta passando da logiche di controllo sulle risorse umane a logiche di responsabilizzazione, perché si è capito che il talento è importante e l’innovazione è la benzina del domani. In questa chiave le aziende devono pensare al benessere dei propri lavoratori, e nasce il bisogno di luoghi che possano essere vicini alle persone: non necessariamente ogni giorno si devono recare nella sede dell’azienda. Noi crediamo che la nostra missione sia costruire un’infrastruttura per queste aziende, rompendo le logiche consolidate.

Come si inserisce Copernico nel progetto Windows on Europe?

Siamo partiti nel 2006 e Copernico è il settimo workspace di Windows on Europe, l’evoluzione di un percorso abbastanza articolato in cui abbiamo maturato esperienza. È stata una sfida che sembrava a tutti dissennata: prendere un palazzo di 16mila metri quadrati, decadente, vuoto da 4 anni, e trasformarlo completamente. Abbiamo creato 6 piani di spazi per lavorare, che oggi sono interamente occupati o prenotati, dalla grande multinazionale come dal freelance,e diversi spazi sociali: tutto il piano terra è progettato per ospitare ogni tipo di incontro, sia privato che aperto al pubblico. Copernico non è solo un edificio, in realtà è una piattaforma, uno spazio che fa parte di una rete di spazi. Il progetto ne prevede 100.

E come funziona la piattaforma Copernico? Cos’altro c’è oltre agli edifici?

Il mattone, il palazzo, rappresenta forse il 30% della piattaforma Copernico, ma ci sono altre due dimensioni che per noi sono importantissime. La prima è la community e il sistema relazionale, quindi le opportunità che nascono dal networking. Qui abbiamo ancora tantissimo da fare, al momento abbiamo realizzato un social network, Nico, per ricercare e conoscere le persone che sono dentro a questo mondo, e organizziamo molti eventi aperti alla community. C’è una ricerca costante di valore per il cliente dal punto di vista dell’allargamento del sistema relazione.

Il secondo livello è il contenuto, o meglio la conoscenza, l’apprendimento, la condivisione del sapere. In Italia la cultura manageriale è un po’ rarefatta, alcuni valori che fanno parte di questa cultura sono scarsi rispetto ad esempio al mondo anglosassone, e c’è una serie di falle nel sistema in Italia soprattutto nello sviluppo dell’education dei giovani. Nella nostra visione, Copernico 100 punterà anche all’acquisizione di conoscenza all’estero, per portarla a Milano e quindi fonderla sul territorio.

In tutti questi spazi si può lavorare in modo smart, sia in gruppo sia da soli. Sono membri della community anche manager di importanti aziende, che preferiscono venire in Copernico a incontrare i clienti perchè la loro sede è fuori Milano. I punti Copernico sul territorio saranno tutti correlati, quindi in prospettiva il consulente si prenota lo spazio più vicino al cliente o all’albergo, e poi magari mentre è lì prende un caffè e conosce altre persone. Credo che ci sarà una moltiplicazione di valore, mano a mano che aumentano i centri in rete.

Quali sono i prossimi passi per realizzare il progetto di avere cento spazi in Italia?

Il progetto prevede 100 spazi sul modello di Copernico tutti pensati con la stessa logica e collegati alla piattaforma. Il “mastodonte” di Via Copernico 38 è il prototipo, tutta l’esperienza verrà replicata: dal progetto delle sale meeting al disegno dei processi, all’idea di fondere reception e Cafè, creando un ambiente sociale ancora più spinto in spazi più piccoli, lavorando molto sul fronte tecnologico e sul design.

Apriremo spazi tendenzialmente in città che hanno più di 60mila abitanti e avranno dimensioni variegate in base alla città alla zona. A Milano abbiamo 5 spazi, a brevissimo ne avremo 7/8, e altri due a Roma. A Milano in Foro Bonaparte 22, in zona Brera, stiamo completando una “club house”: non avrà uffici perché è pensato come un posto di incontro, con massima attenzione al servizio, al food e all’ambiente. Abbiamo imposto alcune regole perchè vogliamo creare molta diversità, che pensiamo sia una ricchezza: ci sarà una ripartizione pari di donne e uomini di industrie differenti, in particolare design, fashion e finance, che sono i tre settori tipici di quella zona. Ma ovviamente è aperto anche ad altre realtà.

Quale ruolo ha la tecnologia nel vostro progetto?

Ha un ruolo decisivo. Questa rivoluzione del lavoro che è in corso secondo me è fortissimamente accelerata da tre fattori: Cloud, Mobile, e Social Network. Il Cloud perché ha spostato il faldone dell’ufficio dentro il telefonino o il computer, cosa che permette di condividere i documenti e averli sempre sincronizzati ovunque ci si trovi. Il Mobile è collegato a questo, e permette di essere sempre attivi e raggiungibili. E i social network hanno cambiato il modo in cui le aziende pensano a sé stesse; oggi siamo tornati al prodotto, alla sostanza, a un forte orientamento sull’assetto organizzativo, in cui le risorse umane sono al centro. Le aziende devono essere molte attente a come trattano le persone, e questo si deve riflettere nel modo di concepire gli spazi, nel networking, e nel modo di gestire contenuti e conoscenza.

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