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strategie

Cloud, competenze IT e Soft Skills: tre alleati per l’innovazione di processo

Gianpaolo Ficara e Luciano Balzarini (foto), Presidente e Amministratore Delegato di CST Consulting, spiegano come lo sviluppo delle Soft Skill applicate alle soluzioni tecnologiche possa aiutare le imprese a reingegnerizzare non solo piattaforme e processi, ma anche l’assetto aziendale in funzione di obiettivi e risultati

29 Giu 2016

Domenico Aliperto

Gianpaolo Ficara, Presidente CST ConsultingOltre la frontiera del Cloud Computing, oltre le potenzialità del Software as a Service, si sta affermando un altro modo di ideare e distribuire soluzioni innovative e personalizzate per l’impresa. Si basa non tanto sulla componente tecnologica, che ormai è data per scontata – con il rischio, in alcuni casi, di risultare indifferenziata o quasi – ma sulle Soft Skill. Parliamo quindi della capacità di aggregare competenze di management e intervenire – certo, a partire dall’analisi di dati e processi – sulle organizzazioni, modificandone la cultura o addirittura ispirando nuovi assetti. È la filosofia di CST Consulting, che dopo aver superato il dilemma su cui ancora si arrovella qualche attore della consulenza IT (resistere sull’offerta di hardware e software oppure investire sui servizi a valore aggiunto tout court?), ha puntato con decisione Luciano Balzarini, CEO CST Consultingsulla costruzione di competenze funzionali e strumenti per tradurre sul piano tecnico il linguaggio del cliente finale, producendo risultati di business che non di rado implicano veri e propri processi di Change Management. A parlare di questa trasformazione sono Gianpaolo Ficara e Luciano Balzarini, rispettivamente Presidente e Amministratore Delegato del gruppo appena diventato società per azioni.

In che modo il Cloud ha ridefinito le sfide sul mercato italiano, e come le state affrontando?

Ognuno intende il Cloud a suo modo, in maniera più o meno rigida. Qualche software house tende ancora a offrire soluzioni statiche, difficili da modellare, e che obbligano il cliente a uno sforzo di standardizzazione. In generale, però, il fenomeno sta sparendo e ne siamo ben contenti: la consulenza si eleva, non si rivolge più solo agli sviluppatori in quanto tali, ma a chi gestisce i processi, integrando le piattaforme e permettendo ai dati di comunicare tra loro. Dal punto di vista consulenziale il nuovo approccio consiste nel trovare la soluzione più adatta per le esigenze del cliente, applicando le Soft Skill che abbiamo sviluppato a quanto disponibile nel mondo Cloud. Serve un aggiornamento continuo, perché se non sappiamo o non capiamo cosa offre il Cloud anche su verticali specifici, non possiamo fornire la risposta corretta. Non di rado capita che di fronte a un cliente che ci chiede aiuto per gestire nuovi processi, dobbiamo analizzare e far dialogare soluzioni Cloud diverse. La consulenza che offriamo aiuta le aziende a comprendere le soluzioni disponibili e soprattutto le potenzialità della loro integrazione in funzione delle esigenze di business. Una criticità che può apparire puramente tecnologica molto spesso è solo una cartina al tornasole per l’individuazione di problematiche sottostanti all’organizzazione che rappresentano un vero e proprio freno alla crescita, e che non possono essere affrontate semplicemente attraverso un progetto IT.

Per esempio?

Abbiamo ricevuto da un cliente del largo consumo il mandato di creare una soluzione per permettere ai propri agenti di configurare, direttamente da tablet, prodotti e ordini durante le visite commerciali. L’analisi dei dati condotta sulla piattaforma (parte in Cloud e parte ibrida) ci ha permesso di capire che la strategia non poteva funzionare. non si trattava del tipo di proposizione: i fatturati non tornavano perché dal punto di vista organizzativo ci trovavamo di fronte a due imprese distinte racchiuse in un’unica scatola. Per fortuna il top management ha riconosciuto la criticità e ci ha dato via libera per ridisegnare l’organizzazione e i processi sottostanti. Ed è così che da un’esigenza puramente IT si è concretizzata una vera e propria riorganizzazione aziendale.

Un secondo caso estremamente rappresentativo l’abbiamo vissuto in ambito HR. Un importante nostro cliente leader in Italia nell’offrire soluzioni integrate di noleggio, vendita e assistenza di macchine movimento terra ci ha selezionati per realizzare un progetto di upgrade tecnologico del portale “HR Aziendale”. CST sa che progetti di implementazione di questo genere sono per loro natura molto invasivi e perciò necessitano un approccio di Change Management molto attento ed efficace. Grazie alle nostre elevate competenze in ambito di Business Process Reengineering abbiamo recepito le necessità del cliente e compreso quanto fosse indispensabile mantenere un buon equilibrio tra reenginering tecnico e Change Management. Senza sottovalutare l’importanza dell’upgrade tecnologico abbiamo dato grande rilevanza alle Soft Skill aziendali, considerate fattore critico di successo. Il nostro progetto ha vinto il premio SAP Quality Awards Silver Winner 2015 Italy per la categoria Fast Delivery.

Che ruolo hanno le partnership rispetto a questo cambiamento?

Storicamente, come partner abbiamo sempre scelto aziende all’avanguardia, capaci di precorrere i tempi non solo sugli aspetti tecnologici, ma anche rispetto alla diversificazione di prodotti e strategie, anticipando altri player del mercato. Parliamo di player di riferimento del mercato internazionale, che stanno concentrando i loro sforzi verso una strategia digitale rivolta al mondo Cloud Computing. Per quanto ci riguarda, facciamo della specializzazione il nostro cavallo di battaglia, non siamo tuttologi e non vogliamo esserlo. Crediamo nella qualità e nella professionalità, per questo ci posizioniamo sul mercato come un fornitore d’eccellenza in alcuni ambiti specifici. Laddove necessario, collaboriamo con aziende leader di mercato come noi per condividere e rafforzare le reciproche competenze. Per fortuna gran parte del mercato italiano è sano: si può lavorare bene fianco a fianco con molte aziende, anche concorrenti, che, come CST, nelle relazioni con i clienti hanno dato la precedenza a etica e trasparenza. In ogni caso, la strada è obbligata: senza un po’ di sana coopetition non si va da nessuna parte.

Che cosa implica la trasformazione in Società per Azioni sul piano degli obiettivi e della trasparenza? E qual è il futuro di CST Consulting?

Come detto, obiettivi sfidanti e fiducia sono per noi all’ordine dal giorno. Da questo punto di vista non è cambiato nulla. Diventare una SpA piuttosto è stato un passaggio necessario per agevolare il business plan sotto il profilo dell’espansione fuori dai confini nazionali. Rimaniamo comunque una realtà italiana fortemente radicata sul territorio che dopo 14 anni di attività e una consolidata posizione sul mercato raggiunge un traguardo importante grazie alla volontà, alla determinazione e alla professionalità dimostrate. Sul piano operativo, vogliamo invece rafforzare la nostra specializzazione in ambito di consulenza di direzione e gestione del capitale umano, dove si presentano problemi più legati ai processi che non alla tecnologia. Crediamo molto nella collaborazione con gli ambienti accademici come fonte di conoscenza, sperimentazione, ricerca scientifica e innovazione. Abbiamo infatti attivato di recente un’ulteriore partnership con una prestigiosa università italiana sui temi legati al Digital Manufacturing e all’’Industry 4. 0.

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