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Cisco Italia, più vicini alle aziende nel percorso di digitalizzazione

L’Expo, l’attenzione al manifatturiero e all’agroalimentare, le nuove soluzioni cloud, la formazione. L’AD Agostino Santoni racconta le più recenti iniziative per accompagnare le nostre imprese nella trasformazione dei processi e cogliere le opportunità dell’Internet of Everything

10 Apr 2015

Manuela Gianni

Agostino Santoni, AD di Cisco Italia«È un periodo molto divertente: l’IT e il business non sono mai stati così vicini, le aziende italiane stanno ripensando i modelli di business in chiave digitale e la trasformazione è straordinariamente veloce. Cisco, che ha contribuito alla creazione di Internet, ora sta contribuendo a creando l’Internet of Everything, un mondo in cui cose, persone e dati sono interconnessi e la tecnologia è il motore dei processi di business».

Esordisce così, incontrando la stampa, Agostino Santoni, da due anni AD della filiale italiana della multinazionale californiana, che conta oggi circa 700 dipendenti nella sede principale di Vimercate (MI), a Roma, Torino, Padova e nel laboratorio di Ricerca e Sviluppo sulla fotonica.

Santoni ha fatto il punto sulle numerose iniziative messe in campo nel nostro Paese, evidenziando le più recenti soluzioni presentate al mercato, e ha raccontato il piano con cui ha trasformato l’organizzazione dell’azienda italiana: «Oggi parliamo il linguaggio del business, non delle piattaforme: ci siamo riorganizzati per industry, con un team dedicato che opera fuori dalle logiche di revenue, una sorta di R&D interna: è evidente che serve una maggiore competenza sui mercati verticali», ha spiegato.

La trasformazione organizzativa della filiale italiana riflette quella che la multinazionale ha affrontato negli ultimi anni a livello globale, un periodo non semplice che ha richiesto investimenti importanti e una rifocalizzazione tecnologica. Nell’ultimo quarter (chiuso a gennaio) i risultati sembrano dare ragione alla strategia: la crescita delle revenue è stata del +7%, il miglior risultato da tre anni a questa parte.

Internet of Everything e l’eredità di Expo 2015

Cisco, che deve il suo successo iniziale all’invenzione del router, ancora oggi poggia la strategia sulle reti: i punti di forza, oltre al routing, sono lo switching, le wireless LAN, le soluzioni di videocomunicazione (la Telepresence), la telefonia IP, le Storage Area Networks, la sicurezza, i blade server.

Partendo da questa base consolidata, il futuro è orientato a costruire l’Internet of Everithing, che nella sostanza vuole dire per Cisco tre cose: i sensori del machine-to-machine, inclusi i wearable (“tante imprese del fashion stanno pensando di dare una voce digitale ai loro prodotti”, dice Santoni); gli analytics, in grado di analizzare i dati in real time (è del 2013 l’acquisizione dell’azienda specializzata Composit); la unified collaboration, con nuovi prodotti che regalano “un’esperienza più semplice, con un software che risolve i problemi di banda”.

Tutto questo troverà concretezza in Expo 2015, di cui Cisco è main sponsor. Un investimento che non è fine a se stesso, ma che ha importanti ricadute, in particolare per quanto riguarda le applicazioni nel settore agroalimentare (sono 880mila le aziende in Italia), per combattere in particolare contraffazione e virus alimentari, e nel manifatturiero (550mila imprese), dove c’è una grande opportunità di intervenire sui processi, introducendo architetture sicure e agili, Internet-based, laddove oggi si lavora con rigidi protocolli proprietari. «Abbiamo sviluppato insieme a Penelope, un’azienda IT di Napoli, una soluzione per la tracciabilità e rintracciabilità che consente di monitorare la storia del vino dalla vite alla bottiglia, grazie ai QR Code», evidenzia il manager.

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Le risposte per i CIO

Cisco non dimentica certo le primarie esigenze dei CIO, cui è richiesto di essere veloci, di ridurre i costi, di automatizzare i processi. Nasce da qui la soluzione Application Centric Infrastructure, che sta ottenendo “grandissimo riscontro da parte dei clienti” e che permette di ottenere elevati livelli di automazione, gestione delle policy e sicurezza, dalla rete alle applicazioni, lungo tutto il data center. “Significa avere controllo delle performance end-to-end, in modo agnostico rispetto agli hypervisor”, specifica Santoni.

Accanto a questo ci sono nuove soluzioni in Cloud, come Meraki, per gestire gli Access Point delle reti Wi-Fi, WebEx, per le conference call, e Hosted Collaboration Solution (HCS), alla base dell’offerta di centralino virtuale di Telecom Italia. C’è anche InterCloud, la prima soluzione che consente di spostare i workload delle aziende da un cloud all’altro.

La formazione e la diffusione della cultura

Molto importante, nella vision di Santoni, è la diffusione della cultura digitale, che in Italia è carente. “Siamo molto concentrati su questo che rimane il punto più importante della trasformazione digitale”. L’impegno è concreto come dimostra il programma di formazione Cisco Networking Academy, destinato a studenti, organizzazioni ed enti non profit, che da anni consente di imparare a progettare, realizzare e manutenere le Reti: nel nostro paese sono attive 275 Academy, con oltre 20mila studenti. Il 60% trova lavoro entro 6 mesi.

La formazione riguarda naturalmente anche i partner, per i quali sono stati messi a punto nuovi programmi di certificazione, con un enfasi particolare sugli sviluppatori, tassello importante della strategia applicativa.

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