Cereda, IBM: «Il Cognitive Computing per trovare senso nei dati» - Digital4

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Cereda, IBM: «Il Cognitive Computing per trovare senso nei dati»

Secondo Enrico Cereda, da poco nominato CEO di Big Blue in Italia, la proliferazione dei dati sta frammentando e ricombinando la catena del valore in molti ambiti: l’esigenza di comprenderli porta alla ribalta la potenza del supercomputer Watson. E ricorda gli investimenti per il Cloud: è attivo da sei mesi il nuovo data center nel milanese

15 Feb 2016

Redazione

Enrico Cereda, Ceo di IBM italiaLe nostre priorità per i prossimi mesi? «Coincidono con le esigenze espresse dai processi di trasformazione digitale dell’economia e delle aziende italiane – spiega Enrico Cereda, da poco nominato CEO di IBM Italia -. Come evidenzia la nostra ultima survey “Redefining Boundaries” – condotta su 5300 CxO di 21 settori in 70 nazioni, Italia inclusa – la competizione oggi si gioca sul terreno della digital disruption. E il consenso su quali soluzioni tecnologiche prevarranno nei prossimi 5 anni è unanime: sono il Cloud (è recente l’acquisizione di una nuova azienda, UStream, che segue a poca distanza quella di Clearleap), il Mobile e l’Internet delle cose, trend ai quali non è certo estranea la proliferazione dei dati. Il loro impatto sta frammentando e ricombinando la catena del valore, aprendo varchi a competitor ‘non tradizionali’. Il che prefigura nuovi equilibri per interi comparti produttivi».

Per IBM, proprio l’esigenza di comprendere quei dati – l’80% dei quali di natura non strutturata – è la ragione per la quale le aziende guardano in prospettiva al Cognitive Computing, l’era dei sistemi di calcolo e dei software di analytics che aiutano a estrarre senso da ciò che oggi è invisibile. «IBM Watson, con l’infusione di intelligenza in un crescente numero di dispositivi e servizi, ne costituisce lo sviluppo più avanzato». Di recente, tra l’altro, è stato inaugurato a Monaco un centro dedicato a Watson e in particolare alle applicazioni in ambito Internet of Things.

Un data center per il mercato italiano

«Il digitale non è tuttavia la meta – precisa Cereda -. Va inteso come base su cui costruire e far evolvere il proprio modello di business. Ecco perché prestiamo così attenzione alle organizzazioni italiane. Anche con investimenti di peso, come il data center su infrastruttura SoftLayer (acquisita nel 2013 e ora divisione IBM), aperto nel milanese sei mesi fa. Per le imprese di ogni dimensione e settore, startup comprese, è lo strumento ideale per soluzioni di Cloud ibrido, con servizi e prestazioni tecnologiche al massimo livello di sicurezza configurabili in pochi minuti, secondo le esigenze e a costi pari al reale utilizzo».

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La nuova struttura ha una capacità di 11mila server, una potenza di 2,8 megawatt, e nel complesso caratteristiche tecniche al vertice della categoria, e fa parte di una rete mondiale di 40 centri gemelli. Rete in cui IBM nel solo 2014 ha investito 1,2 miliardi di dollari, e che in Europa comprende centri analoghi a Londra, Parigi, Francoforte, Amsterdam e Almere (Olanda).

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