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Ricerche

Boston Consulting Group, ecco le 50 aziende più innovative al mondo

Apple domina la classifica ormai da 10 anni, Google e Samsung sono rispettivamente in seconda e terza posizione, seguite da Microsoft e IBM. Ma nei settori tradizionali l’adozione di tecnologie digitali va a rilento. Unica italiana è Fiat che sale di 11 posti e si posiziona al numero 33

14 Dic 2014

Annalisa Lospinuso

Come fa la mia azienda a sfondare? È una domanda che ricorre tra i dirigenti di tutto il mondo, soprattutto in un momento critico come quello attuale. La risposta, per molti di loro, è l’innovazione, ma poi non sempre alle intenzioni corrispondono azioni concrete. A sottolinearlo è “The Most Innovative Companies 2014: Breaking Through Is Hard to Do”, la ricerca annuale del Boston Consulting Group, una delle principali società internazionali di consulenza e business strategy. Dal 2004, la società di consulting intervista circa 1500 dirigenti in tutto il mondo per capire lo stato dell’arte dell’innovazione in diversi settori industriali e stilare una lista delle 50 aziende più innovative al mondo. Tre quarti degli intervistati del 2014 afferma che l’innovazione è tra le tre principali priorità per le loro aziende. Il 61% dice di aver speso per l’innovazione più quest’anno del 2013. Alcuni settori sono più propensi di altri ad adottare nuove tecnologie e ad aprirsi all’innovazione, in particolare nelle economie in via di sviluppo.

La classifica BGC delle 50 aziende più innovative nel 2014

A fare la parte del leone è il settore tecnologico e delle telecomunicazioni che occupa tutte le prime 5 posizioni, sette della top ten e 21 delle 50 aziende della lista. Molte di queste società hanno dimostrato una grande capacità di resistenza dal 2004, come Apple che domina la classifica da 10 anni, Google e Samsung (rispettivamente seconda e terza posizione), Microsoft e IBM che completano la rosa dei primi cinque. Molto competitive sono anche le industrie di consumo che detengono 10 su 50 posti.

Quest’anno, spicca soprattutto il calo nel settore auto, caratterizzato da un generale taglio dei costi che ha relegato l’innovazione in secondo piano. Soltanto nove aziende automobilistiche compaiono nella lista e quattro sono tra le prime 20. Fanno eccezione due case produttrici di auto: Tesla Motors che avanza di 34 posti e si posiziona al settimo posto, e Fiat che sale di 11 posti e va al numero 33.

Nella ricerca, gli intervistati indicano anche alcune imprese promettenti che, se non possono competere con la lista dei 50 giganti, non hanno nulla da invidiare loro per l’innovazione. Questa lista detiene il 50 per cento del fatturato, con quattro società che mantengono la nomina del 2013: WhatsApp, Square, Rakuten e Xiaomi Technology (l’unica ad essere sia tra i top innovatori sia tra le promesse). Se nel 2013, tutte le imprese promettenti erano in qualche modo connesse alle piattaforme mobile, oggi la lista comprende nuovi settori come prodotti di consumo, auto, media e big data. Solo la metà proviene dagli Stati Uniti, due dalla Cina, due dal Giappone e uno dall’India. Nessuna azienda europea o sudamericana.

Le economie in via di sviluppo sono quelle più aggressive nell’innovazione perché devono competere con mercati già avanzati. Circa tre quarti di queste aziende prevede di accrescere la spesa per l’innovazione nel prossimo anno, rispetto al 57 per cento di quelle dei Paesi sviluppati. I più forti innovatori provengono dai Paesi del BRICS (Brasile, Russia, India e Cina), e il 20 per cento dei loro guadagni deriva dalle vendite di nuovi prodotti, creati negli ultimi 3 anni.

Un approccio ancora timido verso il digitale

In generale, ciò che emerge dalla ricerca è un timido sbilanciamento verso programmi d’innovazione: ad esempio, gli intervistati credono in un limitato impatto della tecnologia digitale sui loro business nei prossimi tre-cinque anni. Meno della metà dei dirigenti dei settori delle telecomunicazioni, finanziario, farmaceutico, prodotti di consumo, retail, energia e manifatturiero, ritiene che i big data e il mobile possano avere effetti rivoluzionari. Meno di un terzo in ognuna di queste aree industriali dichiara di avere in programma progetti di implementazione di big data e tecnologia mobile.

Soltanto nel settore software la maggior parte degli intervistati (53%) crede che i big data possano avere un significativo impatto nei prossimi tre-cinque anni, così come nelle telecomunicazioni più della metà del campione (53%) cita la tecnologia mobile come un’importante innovazione a medio termine, anche se soltanto il 36% sta puntando realmente su di essa. In linea generale le convinzioni non corrispondono alle azioni in programma e gli investimenti sono pochi.

Per quanto riguarda gli investimenti in nuovi prodotti innovativi e in piattaforme tecnologiche, la metà degli intervistati è convinta che possano avere un forte impatto nella loro azienda nei prossimi tre-cinque anni, ma la percentuale di chi ha già pianificato interventi in queste aree è in calo rispetto allo scorso anno (dal 47 per cento del 2013 al 41 per cento del 2014 per i nuovi prodotti; dal 45 per cento al 34 per cento per le piattaforme tecnologiche).

Anche il passaggio al digitale è moderato. Esclusi i settori propriamente tecnologici, gli altri stanno utilizzando il digitale per migliorare le loro prestazioni: ad esempio le banche e le compagnie assicurative stanno così reinventando il modo con il quale interagiscono con i clienti. Gli stessi utenti, però, giudicano lenta l’adozione di tecnologie digitali e innovative.

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