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data driven organization

Big Data e IoT, i passi per trasformare i dati in un vantaggio di business

L’Internet of Things sta crescendo in modo esplosivo. La grande sfida per C-Level e line manager è estrarre velocemente conoscenza dai dati raccolti dai sensori per migliorare i processi interni e il business, e anche per ridurre i costi e aprirsi a nuovi settori remunerativi, spiega Carlo Vercellis, responsabile dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence del Politecnico di Milano

24 Ott 2017

Patrizia Licata

La Internet of Things è uno dei settori dell’economia dei dati dalle maggiori potenzialità: nel giro dei prossimi cinque-dieci anni il boom di oggetti connessi e delle applicazioni che abilitano cambierà la vita delle persone e darà una marcia in più sia alle aziende private che vogliono aumentare la competitività sul mercato sia alle amministrazioni pubbliche che desiderano ridurre i costi e servire meglio il cittadino. Questo il tema al centro del webinar “Big Data & IoT: come gestire in modo efficace i dati raccolti dai sensori” organizzato dagli Osservatori del Politecnico di Milano e tenuto da Carlo Vercellis, Professore Ordinario di Computer Science al Politecnico di Milano e responsabile dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence.

Trilioni di oggetti connessi. La sfida è la velocità dei dati

Secondo uno studio di Cisco Systems, nel 2020 saranno installati nel mondo fra i 30 e i 50 trilioni di sensori che collegheranno oggetti di ogni tipo a Internet. Rispetto ai dati che le aziende raccolgono dai social media quelli che ricevono dai sensori della IoT sono più strutturati o omogenei, ma la sfida è la velocità con cui vengono generati e il volume crescente: nel 2019 una smart city con 1 milione di residenti creerà 180 Gigabyte di dati al giorno, oltre 40 Zettabyte al mese, secondo Cisco.

Dati “obiettivi”. Ma occorre estrarre quelli giusti

La cosiddetta “veracità” dei dati della IoT è invece il vero valore aggiunto. I dati comunicati dai sensori non rappresentano opinioni, ma fatti; per esempio, l’oggetto X si trova sullo scaffale Y oppure l’utente X ha acquistato il capo di abbigliamento Y. L’impatto per il mondo economico è evidente, purché si sappia estrarre conoscenza dalle informazioni: dalle fasi di raccolta e inserimento dei dati nel cosiddetto “data lake” occorre passare alla discovery e al cleansing (o cleaning), che permette di filtrare i dati isolando quelli utili, per arrivare all’analisi vera e propria e alla produzione di conoscenza.

Benefici in ogni settore

Carlo Vercellis, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Big Data Analytics e Business IntelligenceGli ambiti già toccati e quelli che saranno interessati nel prossimo futuro dalla IoT sono numerosi: smart city, gestione degli edifici e smart home, manifattura e logistica, agricoltura, auto connesse e trasporto pubblico, salute, assicurazioni, retail, elettronica di consumo. Le persone stesse si trasformano in “data point”: tutti, grazie al nostro smartphone, inviamo dati sulla posizione, i comportamenti e le abitudini di consumo.

Siamo pronti per questa sfida? Da un punto di vista tecnologico sì, ma non tutti gli attori coinvolti sono in grado di utilizzare le tecnologie per sfruttare i dati. Un sondaggio degli Osservatori del Politecnico di Milano indica che le imprese si aspettano dall’analisi dei dati raccolti con gli oggetti connessi ottimizzazione dei processi interni (79,2%), creazione di nuovi prodotti e servizi (43,8%) o personalizzazione dei prodotti e servizi esistenti (33,3%), monetizzazione dei dati (4,2%), advertising o commerce mirati (2,1%). Le organizzazioni appaiono dunque pronte a migliorare i processi interni, avendo compreso i benefici di riduzione dei costi e dei tempi, mentre non è matura la consapevolezza di come ricavare entrate dai dati.

Le potenzialità sono però enormi, specialmente per le aziende che possiedono grandi quantità di dati sui clienti e il mercato, come telco, utility e gruppi del retail. Uno dei settori più interessanti è la capacità di vendere servizi a valore aggiunto a terze parti (attività B2B) o di fare marketing personalizzato: nei prossimi anni vedremo sempre più spesso l’invio di coupon e promozioni personalizzate sul cellulare dell’utente basati sulla sua posizione, o il suggerimento di prodotti e servizi accessori a quelli cui l’utente sta accedendo (attività di cross-selling), con la possibilità che aziende di settori diversi collaborino.

Tra sicurezza e regulation

Accanto all’impatto di business vanno comprese e gestite le implicazioni etiche, sociali e sulla sicurezza della IoT. Le piattaforme user-friendly, come lo smartphone, e i protocolli di sviluppo aperti (le cosiddette API) da un lato favoriscono il moltiplicarsi degli oggetti connessi e la creazione di applicazioni per la IoT, dall’altro rendono gli oggetti più attaccabili da malware e hacker: la sicurezza andrà integrata nella progettazione (“by design”) dell’oggetto intelligente e delle sue modalità di comunicazione. La IoT non può prescindere dalla preservazione dell’integrità dei dati e dal rispetto dell’accesso riservato o della privacy, possibilmente accompagnando il progresso tecnologico con una legislazione moderna e uniforme a livello globale.

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