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STUDI E RICERCHE

BCG-MIT: Intelligenza Artificiale, grande divario tra aspettative e reale adozione

Una recente analisi firmata The Boston Consulting Group e MIT Sloan Management Review mette in luce il quadro di forti contraddizioni per l’Intelligenza Artificiale. Aspettative molto elevate legate a nuovi guadagni e vantaggi competitivi sembrano stonare con il numero esiguo (1 su 20) di aziende che la sta realmente sfruttando. Molte quelle che non hanno ancora compreso a pieno il fenomeno

26 Set 2017

Nicoletta Boldrini

Realizzato attraverso interviste a 3mila manager in 112 paesi, l’ultimo report rilasciato da The Boston Consulting Group e MIT Sloan Management Review, dal titolo Reshaping business with artificial intelligence, restituisce un quadro di luci e ombre sul tema dell’Intelligenza Artificiale (IA) fatto di aspettative molto elevate contrapposte tuttavia ad una certa passività da parte delle aziende che, forse non comprendendo ancora bene il fenomeno, stanno “ferme a guardare”.

I manager nutrono grandi speranze nell’Intelligenza Artificiale

Ciò che emerge con chiarezza dalla prima analisi del report è che da parte delle aziende l’interesse verso l’IA è decisamente elevato:

– più di tre quarti dei manager interpellati si aspetta che l’Intelligenza Artificiale consentirà alla propria società di creare nuove linee di business;

– quasi l’85% pensa di poter guadagnare o mantenere un vantaggio competitivo proprio grazie all’IA;

– l’80% degli intervistati è convinto che l’Intelligenza Artificiale apra nuove opportunità per il business e per la riorganizzazione interna delle proprie aziende.

L'interesse delle aziende verso l'Intelligenza Artificiale (fonte: BCG)Ci sono naturalmente anche gli scettici ed i preoccupati ma le percentuali si fermano a numeri molto più bassi: solo il 40% pensa che l’Intelligenza Artificiale possa essere anche un rischio ed appena il 13% dei rispondenti la giudica in modo “neutro”, nel senso che non la vede né come un rischio né come un’opportunità.

Entrando nel merito delle reali conseguenze positive che possono derivare dall’introduzione dell’IA in azienda, ben sei manager su dieci si aspettano grandi impatti sulle proprie organizzazioni entro soli cinque anni, in particolare sulle aree che interessano l’IT, le Operations & Manufacturing, la gestione della Supply Chain nonché su tutte quelle attività che hanno a che fare in modo diretto con il rapporto con i clienti (Vendite, Marketing, Customer Service, ecc.).

Per il momento, però, preferiscono attendere anziché fare investimenti o sperimentare le tecnologie

Se da un lato, come accennato, ci si aspetta moltissimo dall’Intelligenza Artificiale, dall’altro appena 1 organizzazione su 20 la sta sfruttando realmente, sviluppando processi o adottandola in maniera intensiva.

Il quadro di luci e ombre diventa ancora più evidente quando si fa il confronto tra aziende “pioniere” ed altre realtà: al 19% di imprese “esploratrici” e “precorritrici” che già stanno sperimentando o investendo significativamente nell’Intelligenza Artificiale, si contrappone un 36% di aziende del tutto “passive” che preferisce attendere di capire cosa succederà; atteggiamento giustificato forse solo dal fatto che molte di quelle imprese non hanno nemmeno la comprensione reale del fenomeno.

Tuttavia, se da un lato è comprensibile un atteggiamento di attesa, dall’altro appare evidente che questo contribuirà a evidenziare in modo ancora più marcato il divario tra “pionieri” e non, dato che, presumibilmente, i primi saranno in grado di cogliere meglio e con più rapidità quei vantaggi espressi come grandi aspettative da quasi tutte le aziende, il vantaggio competitivo in primis.

I passi da compiere

Del resto, va anche ricordato che per poter affrontare in modo adeguato il cambiamento che potrebbe derivare dall’adozione dell’Intelligenza Artificiale, le aziende devono prendere in considerazione molteplici aspetti. Da The Boston Consulting Group ricordano infatti che occorre attrezzarsi su vari fronti:

  • capire come sfruttare adeguatamente il potenziale di business;
  • come organizzare la forza lavoro integrando le persone e i sistemi automatizzati;
  • come rispettare i contesti regolatori su aspetti come la tutela della privacy.
  • dal punto di vista tecnico, come predisporre una struttura dei dati efficace, che consenta agli algoritmi di essere “addestrati”, cioè di imparare dalle esperienze precedenti.

Tutti elementi che, in qualche modo, giustificano a pieno il quadro di luci e ombre emerso dall’indagine.

BCG-MIT: Intelligenza Artificiale, grande divario tra aspettative e reale adozione

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