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SIA EXPO 2014

Arrighetti, AD SIA: «Italia digitale, adesso serve un’accelerazione»

Gli strumenti di pagamento e i servizi finanziari innovativi in Italia sono ormai largamente disponibili, ma l’adozione è ancora troppo lenta. Se ne è parlato all’evento annuale di SIA, che ha raccolto a Milano oltre 1000 partecipanti del mondo Finance & Payment. «L’innovazione c’è, ma non basta: vanno superate le barriere culturali e le paure di cittadini e imprese, con il contributo di tutti»

16 Ott 2014

Manuela Gianni

Don’t worry, be digital. È questo lo slogan scelto per l’edizione 2014 del SIA EXPO, che si è svolto a Milano il 15 ottobre con oltre mille presenze. Un appuntamento imprescindibile per comprendere l’evoluzione nell’ambito dei pagamenti e della finanza attraverso le testimonianze di relatori di primo piano nel panorama economico italiano ed europeo. L’agenda fittissima conferma il fermento che anima il settore: dai pagamenti NFC, ormai decollati anche in Italia, ai wallet, i portafogli dell’era digitale, dalla fatturazione elettronica ai nuovi servizi per la Pubblica Amministrazione, fino alle soluzioni più avanzate per il trading.

Un’offerta ampia e diversificata di servizi innovativi oggi a disposizione di cittadini, imprese e PA del nostro Paese, che tuttavia vengono utilizzati ancora troppo poco. È questo il senso del titolo del nono International Finance & Payments Summit, che vuole essere uno stimolo a capire e superare le barriere che ancora frenano la diffusione del digitale, come spiega Massimo Arrighetti, Amministratore Delegato di SIA.

Dottor Arrighetti, il SIA Expo di quest’anno vuole essere uno sprone verso l’innovazione, più che una vetrina di novità. Perché avete scelto come titolo “Don’t worry, be digital”?

L’innovazione nel nostro settore è peculiare. Pensiamo ad esempio alla carta di credito: esiste da qualche decennio e non c’è dubbio che sia uno strumento utile e comodo, utilizzato in tutto il mondo. Eppure in Italia ancora oggi la usano in pochi. Anzi, c’è stato un forte dibattito tra i negozianti che hanno contestato l’obbligo di accettare le carte di pagamento.

L’innovazione però da sola non basta e questo vale per i sistemi di pagamento come per tutto il mondo del digitale in Italia. Il Paese non è in ritardo perché mancano gli strumenti ma perché non vengono usati. È sorprendente. Le aziende non si muovono, la PA è ferma e i cittadini sono restii a cambiare le proprie abitudini.

Credo che dietro questo atteggiamento si nascondano paure non esplicitate, e questo è il motivo per cui abbiamo scelto “Don’t worry, be digital”. Questa situazione è pericolosa e al tempo stesso problematica: non si può fermare la rivoluzione digitale, mentre il resto del mondo sta andando avanti. Non solo l’Italia perde produttività e competitività, ma se non acceleriamo in tempi rapidi, la domanda interna si rivolgerà sempre più all’esterno, verso prodotti e servizi più economici ed efficienti.

Come si possono superare queste barriere?

Bisogna diffondere la conoscenza, convincere le persone ad usare certi strumenti, mostrare le novità, provarle e spiegarne la convenienza. E quando tutto ciò non è sufficiente, si ricorre all’obbligo, come di recente è avvenuto con la Sepa che prevede un nuovo standard per i pagamenti in euro applicato in 34 Paesi, oggi finalmente in vigore.

Se parliamo di consumatori, la sicurezza è certamente tra i timori da superare: è noto che una banconota ispira più fiducia di una carta di credito. Ecco perché SIA Expo 2014 ha messo al centro la cybersecurity, un tema su cui il mondo bancario e finanziario è da sempre concentrato.

Spesso i media lanciano messaggi allarmistici su carte clonate e frodi, con il risultato di alimentare la diffidenza di chi ancora non usa la moneta elettronica. Si dimentica, però, che il contante va custodito in sicurezza, che gran parte del microcrimine si concentra sul furto di portafogli, che c’è un problema di falsificazione. Se una carta viene clonata, e si tratta comunque di episodi rari, la banca restituisce le spese effettuate indebitamente, mentre nessuno restituisce il cash rubato. E il contante costa: pensiamo alla produzione, al trasporto, ai terminali ATM etc. Esistono studi della Banca d’Italia che dimostrano come a livello sistemico gli strumenti elettronici siano molto più economici del contante.

In Italia, quindi, siamo in ritardo non perché non ci sono gli strumenti ma perché purtroppo non vengono utilizzati. Nelle imprese, invece, quello che manca è la familiarità dell’imprenditore con l’innovazione, non c’è la capacità di pensare digitale. E’ un problema culturale.

Ma non sono soltanto le imprese ad essere in ritardo. Anche le banche vanno a rilento nella Digital Transformation: dovrebbero sviluppare nuovi servizi per i clienti, secondo un modello che faccia più leva sulla gestione delle informazioni.

Nonostante le difficoltà, l’impegno di SIA per l’innovazione è costante. Quali sono le principali novità?

Continuiamo a lavorare su molti fronti, partendo sempre dalle esigenze dell’utente e cercando di proporre soluzioni semplici, con la sicurezza e l’affidabilità tipica del mondo bancario.

La novità più recente riguarda il P2P: abbiamo sviluppato un servizio per pagamenti person to person, chiamato Jiffy, che tramite un’app dello smartphone permette il trasferimento di denaro selezionando semplicemente il destinatario dalla rubrica telefonica, proprio come quando si manda un messaggio con WhatsApp. Una piccola rivoluzione: il beneficario è identificato dal numero del cellulare cui è associato il codice Iban del conto. Si inserisce l’importo, la causale e si conferma l’operazione. La disponibilità dei soldi è in tempo reale. UBI Banca è stata la prima a partire con il nostro P2P che si basa su un bonifico SEPA, quindi disponibile per tutte le banche operanti nell’Area Unica dei Pagamenti in Euro.

E’ uno dei tanti servizi di SIA EasyPay, la piattaforma per i pagamenti digitali che ospita anche e-payment, mobile payments, pagamenti Nfc, couponing e mobile ticketing. Quest’ultima, in particolare, consente agli utenti di acquistare e vidimare i biglietti di trasporto tramite smartphone in modalità contactless. Può essere implementata in tutte le città e tra le aziende di trasporto pubblico che l’hanno già adottata figurano TPER Trasporto Passeggeri Emilia-Romagna, ANM Napoli e Start Romagna.

Con la stessa logica, abbiamo realizzato la prima infrastruttura in Europa per i mobile Payments aperta a tutte le banche e telco, che è alla base di diversi lanci commerciali avvenuti nei mesi scorsi in Italia.

Un’altra novità assoluta riguarda una soluzione per gli esercenti, frutto della recente acquisizione di Emmecom, una società specializzata in reti di telecomunicazioni fisse, mobili e satellitari con un focus sulla tecnologia machine-to-machine. Si tratta di un hub che gestisce molteplici servizi per i negozi: dalla trasmissione dati al wi-fi, dai collegamenti del terminale POS e del pc, dal sistema di videosorveglianza agli allarmi e tutti quei servizi digitali che tipicamente occorrono ad un punto vendita. Un sistema completo e semplice che permette anche ai piccoli esercenti di sviluppare servizi innovativi per fidelizzare i clienti, come ad esempio l’invio del menu sul cellulare o il pagamento del conto, messaggi promozionali, programmi di intrattenimento, offerte specifiche e molto altro.

Il Fondo Strategico Italiano (FSI) è entrato nell’azionariato di Sia e questo vi ha portato a una maggiore attenzione verso la PA. Come intendete operare?

E’ stata innanzitutto creata una divisione specifica, Public Sector, che stiamo progressivamente popolando. Facendo leva sulla nostra esperienza lato imprese, abbiamo poi esteso il servizio di fatturazione elettronica anche al mondo della Pubblica Amministrazione. Oggi abbiamo un’offerta completa che include da un lato la gestione del ciclo passivo, dall’ordine al pagamento fino alla riconciliazione, dall’altro lato il ciclo attivo, cioè l’emissione di avvisi di pagamento riguardanti tasse, multe ecc… che il cittadino ha la possibilità di pagare utilizzando il canale che preferisce. Ciò permette alla PA di guadagnare efficienza, di avere una rendicontazione omogenea ed integrata di tutti gli incassi in tempo reale, quindi visibilità sui flussi di cassa e con la possibilità di utilizzarli in tempi più brevi, da mesi a giorni.

Per noi è una grande scommessa, perché nella Pubblica Amministrazione non è usuale acquistare tecnologia in una logica di servizio, e ciascun ente sviluppa internamente la propria soluzione. In Italia, purtroppo ogni PA è autonoma nelle scelte, non c’è una regia comune. Il risultato è che convivono tante soluzioni o applicazioni diverse, si spende tanto per avere poco e non riusciamo a ottenere i fondi per l’innovazione messi a disposizione del Paese dall’Europa. Anche qui, non è un problema di tecnologia ma di innovazione di mentalità e di processo.

Nonostante questo, abbiamo raccolto la sfida e stiamo sviluppando servizi utili per tutti. Come ad esempio, i ticket sanitari che in Emilia-Romagna e in Lombardia possono essere pagati anche alle casse del supermercato oltre che dall’home banking. Oppure come i contributi per i celiaci di cui oggi diverse ASL della Regione Lombardia ne consentono l’utilizzo presso la GDO per ritirare i prodotti dietetici senza glutine. Il cittadino, all’atto del pagamento, presenta alla cassa la Carta Regionale dei Servizi e digitando uno specifico PIN può usufruire del contributo scalando il valore dei prodotti acquistati direttamente dal monte associato alla Carta stessa. Questo può essere applicato anche ad altri contributi sociali. A Roma, è già possibile pagare multe e tributi comunali, dalla mensa all’asilo nido, ma anche bollette e altro ancora in multicanalità.

La PA sta adottando anche MyBank, il servizio che consente ai cittadini di pagare online i servizi scolastici, i ticket sanitari e altre prestazioni erogate dagli uffici pubblici, con un bonifico autorizzato in tempo reale attraverso il proprio home banking, senza la necessità di digitare i dati personali.

La nostra proposta è semplice, favorire la standardizzazione. Soluzioni da adottare uguali per tutti, che si tratti di Regioni, Comuni o Ministeri. Senza dimenticare, infine, che ci sono due scadenze importanti in calendario l’anno prossimo: il 31 marzo 2015 scatterà l’obbligo della fatturazione elettronica anche verso le amministrazioni locali ed entro il 31 dicembre tutta la PA dovrà garantire ai cittadini la possibilità di effettuare pagamenti elettronici.

********DA SAPERE*********

Sia, un gruppo di sette società attivo in 40 paesi

SIA è leader europeo nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici dedicati alle Istituzioni Finanziarie e Centrali, alle Imprese e alle Pubbliche Amministrazioni, nelle aree dei pagamenti, della monetica, dei servizi di rete e dei mercati dei capitali. Il Gruppo SIA eroga servizi in circa 40 paesi ed opera anche attraverso controllate in Ungheria e Sudafrica. La società ha sedi a Milano e Bruxelles.

Nel 2013 SIA ha gestito 2,7 miliardi di pagamenti con carte e 2,2 miliardi di bonifici e incassi, 28,6 miliardi di transazioni di trading e post-trading e trasportato in rete 293,3 terabyte di dati. Il Gruppo si compone di sette società: la capogruppo SIA, le italiane Emmecom (applicazioni innovative di rete per banche e imprese), Pi4Pay (servizi per Payment Institution), RA Computer (soluzioni di tesoreria per banche, imprese e PA) e TSP (servizi di payment collection per aziende e PA), Perago in Sudafrica e SIA Central Europe in Ungheria. Il Gruppo, che conta circa 1.500 dipendenti, ha chiuso il 2013 con ricavi pari a 380,3 milioni di Euro.

Arrighetti, AD SIA: «Italia digitale, adesso serve un’accelerazione»

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