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Patch management: le best practice della sicurezza in 7 passi

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Patch management: le best practice della sicurezza in 7 passi

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Gli aggiornamenti si possono rimandare ma la gestione delle patch richiede velocità e modalità di rilascio condivise tra gli utenti. I software sono soluzioni ad alto tasso di variabilità e la cybercriminalità nei bug trova una notevole fonte di ispirazione. Un patch management più strutturato e programmato è un fondamentale della sicurezza

09 febbraio 2015

Che si tratti di un’organizzazione di grandi dimensioni o di una PMI nessuna di queste realtà può ignorare che la gestione delle patch abbia un forte impatto sulla continuità del business ma anche sulla qualità delle operation.

Esiste un ciclo di vita delle patch che può ispirare una governance più illuminata in cui risorse umane ed economiche possono essere gestite in maniera più strutturata.

In questo documento, realizzato dallo specialista tedesco della sicurezza G Data, 7 best practice utili a risolvere nel modo migliore la governance delle patch attraverso una serie di passaggi chiave che includono:

  1. la definizione di un sistema di inventario aggiornato dei software e delle applicazioni
  2. la raccolta delle informazioni utili a mappare i cluster degli utenti programmati con una profilazione ottimizzata
  3. la progettazione di una strategia allineata alle necessità dell’azienda e relativa pianificazione
  4. attività di testing
  5. programmazione nel tempo delle patch e valutazione
  6. rilascio delle patch
  7. verifica e reportistica per monitorare i feed back

Per gestire le patch gli esperi suggeriscono di adottare un approccio noto come UPMS (update/patch management system). Non si tratta soltanto di un approccio tecnologico ma anche strategico perché comporta un’organizzazione programmata di tempi e risorse.

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