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Nuovi trend

3D Hubs, il social network per la stampa 3D. Chi ha la stampante la condivide

Con la probabile diffusione delle stampanti 3D forse non sarà un’idea destinata a vivere a lungo, ma la sua dimensione mondiale aggiunge molto a un’iniziativa che permette il massimo utilizzo di una tecnologia come la stampa a tre diimensioni

27 Mar 2014

Luigi Ferro

3dhubs.com non è altro che un semplice motore di ricerca dove è possibile trovare nel mondo i possessori di stampanti 3D che mettono a disposizione la printer per altri utenti.

Lanciato da due ex dipendenti di 3d Systems nell’autunno scorso prevede la fornitura di servizi di stampa a pagamento con prezzi decisi dai proprietari della macchina più un 15% per la piattaforma. Al momento sono 3717 i punti stampa disponibili nel mondo (compresa anche Nuova Zelanda e Honolulu) la maggior parte dei quali, 211, sono in Gran Bretagna.

La piattaforma prevede anche la formazione di community. Sopra i dieci membri in Italia e 20 negli Usa viene nominato un responsabile del gruppo contrassegnato come certificate che avrà il compito di organizzare eventi sulla stampa tridemensionale. Anche l’Italia è presente sul sito. Milano è la città principale con 68 utenti che mettono a disposizione le loro macchine, ma altri punti stampa si trovano a Bergamo, Asti, Parma, Roma e in altre città come Terni, Perugia e Pescara.

Il sistema di funzionamento della piattaforma è semplice. Si carica il file preparato per la stampa, si sceglie lo stampatore e si ritira il prodotto finito. Da parte di 3dhubs c’è anche una consulenza sui file dei progetti caricati. Le stampanti 3d hanno ormai prezzi accessibili anche sotto i mille euro. Nonostante questo si diffonde l’idea di offrire un servizio di stampa anche perché, a differenza delle printer tradizionali, si può ipotizzare un utilizzo non così frequente per queste macchine. Così, anche Ups sta pensando di piazzare nei suoi negozi questo tipo di stampanti.

Negli Stati Uniti è partito infatti un test, per ora limitato a un paio di negozi, dove ai tradizionali servizi del colosso delle spedizioni si affianca anche la stampa 3D. Jones Burke, proprietario di un negozio nei pressi di San Diego ha una lunga lista di clienti, soprattutto studenti di medicina per i quali sforna mani meccaniche o bracci robotici, appassionati e imprese della zona che hanno pensato di delocalizzare presso il suo punto vendita le proprie attività di stampa.

I prezzi vanno dai 15 dollari per i lavori semplici a 1.300 per quelli complessi. Ups sta monitorando la situazione per capire se si tratta di un business sostenibile. Da parte sua Jones Burke ha già dato l’ok. La stampa 3d ha già superato i numeri di altri test ai quali ha partecipato negli anni. “Come piccola impresa adoro i nuovi business”.

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