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reportage

World Business Forum 2016, opinioni fuori dagli schemi per ispirare i manager

Segall, Lindstrom, Ito, Mazzucato, Ibarra, Grant: una sintesi di alcune fra le idee più originali presentate dal palco dell’evento organizzato da WOBI a Milano. Il tema di quest’anno è stato “Be beta”: in un mondo che corre ad altissima velocità, sempre più complesso e imprevedibile, in cui ogni business è minacciato da una disruption improvvisa, bisogna imparare ad agire in un contesto sempre fluido, in modo agile, pronti al cambiamento. Rivalutando istinto e creatività

14 Nov 2016

Manuela Gianni*

Joi Ito, direttore MIT Media Lab, al World Business ForumSono idee non convenzionali quelle che animano il World Business Forum (organizzato da WOBI), evento di due giorni dedicato ai manager che porta sul palco in vari paesi del mondo personalità di primo piano, fra imprenditori, innovatori, pensatori, artisti e sportivi. L’edizione milanese si è tenuta quest’anno l’8 e 9 novembre, ed è stata segnata dalla doccia fredda dell’elezione di Donald Trump.

Una due giorni che serve a “staccare la spina” dalla frenesia quotidiana, fornendo stimoli, pensieri e suggestioni che ispirano ad un nuovo modo di agire. Ce n’è tanto bisogno oggi, in un mondo che corre ad altissima velocità, sempre più complesso e imprevedibile, in cui ogni business è costantemente minacciato da una disruption improvvisa. Non a caso il tema di quest’anno è stato “Be beta”: significa che non c’è più il tempo di consolidare progetti e idee nel lungo termine, ma è bene agire in un contesto sempre fluido, in modo agile, pronti al cambiamento. È un mondo che richiede ai manager grande capacità di gestire lo stress e tanto coraggio, per uscire dalla confort zone e mettersi in gioco, pronti a cadere e rialzarsi, accettando il fallimento come un fatto normale della vita. Serve comprendere tempestivamente i grandi cambiamenti in atto e magari ribaltare qualche schema convenzionale, facendo leva non solo sulla logica, ma anche su intuito, creatività, empatia: qualità che ogni essere umano possiede, ma che spesso facciamo passare in secondo piano rispetto alla razionalità. Ma che sono la nostra arma più potente per attivare il cambiamento.

Vi presentiamo una breve selezione di quanto è emerso nell’evento.

Ken Segall: la semplicità come driver per tutte le decisioni aziendali

Ken Segall è stato negli anni direttore creativo di BMW, Dell, IBM e Intel, ma soprattutto di Apple, dove ha affiancato Steve Jobs per 12 anni, a partire dallo storico rientro nella casa della Mela nel 1997. Molto si è raccontato in questi anni del mito di Apple. Ma Segall si è concentrato, nel suo libro “Insanely Simple” e nel suo intervento al WOBI, su un concetto imparato appunto da Jobs, e “sposato” per tutta la sua carriera: la semplicità come driver per tutte le decisioni aziendali (Si veda qui anche l’intervista a Oscar Farinetti di Italy sulla semplicità). «Dalla struttura organizzativa alla pubblicità, dalle feature dei nuovi prodotti al layout del sito web, fino al packaging, la semplicità ripaga sempre, perché il mondo è complicato». Segall è per esempio l’inventore della famosa i minuscola per i nomi dei prodotti Apple: «Per il primo computer lanciato dopo il rientro, Jobs voleva un nome immediato, totalmente, diverso, e coerente con lo slogan “think different”: io ho pensato a iMac. Ma lui preferiva MacMan. Poi pian piano ha cambiato idea, ma non mi ha mai dato la soddisfazione di dirmelo».

Martin Lindstrom: rivalutiamo le intuzioni, gli Small Data

Martin Lindstrom durante lo speach al World Business Forum di MilanoConsulente di note aziende e autore di otto best seller, Martin Lindstrom è considerato uno dei più importanti esperti mondiali di branding. L’idea innovativa portata sul palco dell’evento è quella che l’analisi dei Big Data, che pur riveste un ruolo importantissimo nel comprendere i trend in atto, sta mostrando qualche crepa: le aziende cominciano a capire che i Big Data rischiano di lasciarle all’oscuro su alcuni degli aspetti più importanti dei desideri e delle esigenze dei loro clienti. Secondo l’esperto, è altrettanto importante comprendere gli Small Data, piccoli indizi che svelano grandi fenomeni (qui i dettagli nell’articolo di Lindstrom), e per farlo è necessario osservare da vicino i clienti, guardare le cose con i loro occhi. E cita il grande imprenditore italiano Michele Ferrero (Nutella), che cercava sempre di immedesimarsi nei bambini per intuire i loro veri desideri.

Mariana Mazzucato: lo stato deve riprendere il suo ruolo di innovatore

L’economista di origine italiana, autrice del libro “Lo stato innovatore”, è convinta che sia ora di sfatare un luogo comune assai diffuso, soprattutto in Italia: che l’impresa privata sia la sola forza innovativa e lo Stato sia invece un freno, troppo pesante per fungere da motore dinamico dell’economia, deputato solo a intervenire per sanare criticità. «La PA deve riuscire ad attirare i giovani più brillanti e convincerli a lavorare per lo Stato, mentre oggi nessuno è onorato di avere un impego pubblico», ha ribadito dal palco. La Mazzucato nei suoi studi dimostra che nulla sarebbe successo nella Silicon Valley senza l’impegno dello Stato, e questo ruolo viene svolto dalla PA anche in Germania, in Israele e in Danimarca: è lo Stato a farsi carico del rischio Mariana Mazzuccato, economista, al World Business Forumd’investimento iniziale all’origine delle nuove tecnologie. Nessuno lo racconta nelle biografie di Steve Jobs, ma quasi tutta la ricerca scientifica alla base di iPod, iPhone e Ipad è stata realizzata in Europa e negli Usa da scienziati e ingegneri che usufruivano di fondi pubblici. A margine dell’evento, la Mazzucato ha anche commentato in questa interessante intervista pubblicata da EconomyUp la situazione italiana.

Joi Ito: un nuovo corso per la ricerca

Il giapponese Joi Ito è direttore dell’MIT media Lab dal 2011, e in questi anni ha dato alla ricerca un’impronta originale, promuovendo l’idea, ribadita dal palco del World Business Forum, che oggi vanno considerati come un tutt’uno molteplici ambiti di ricerca, apparentemente separati, nel digitale come nelle neuroscienze, nella medicina come nel trattamento delle immagini. È noto anche per aver introdotto nel laboratorio la pratica della meditazione consapevole secondo la tradizione buddista. «L’innovazione oggi avviene dal basso, dagli studenti, dalle start up, perché il costo è sceso enormemente, grazie a Internet e anche ai progressi nel manifatturiero». Poi ha ricordato che «biology is the next digital», intendendo che, dopo avere svelato i meccanismi del DNA e delle molecole, sarà possibile applicare in questo campo tecnologie come machine learning, artificial intelligence, nanotechnology, electronica. Un esempio del nuovo modo di fare ricerca dal basso? Il contest per studenti International Genetically Engineered Machine (iGEM), con 5600 partecipanti da 42 paesi.

Adam Grant: quando gli innovatori sono i procrastinatori

Sul palco del WOBI anche Adam Grant, psicologo, Professore di Management alla Wharton School of the University of Pennsylvania, che spiega perché sono i non conformisti a far girare il mondo. Il leit motive del suo intervento è “vujade”, ovvero déjà vù letto al contrario. Sì perché gli innovatori più originali «non sono per forza dei first mover, più spesso si tratta di quelli che io definisco i procrastinatori, che si muovono più lentamente rispetto ai pionieri ma che sanno guardare a quel che c’è già con occhi diversi». E cita come esempio di procrastinatore per eccellenza, ma grande innovatore, originale per definizione, nientemeno che Leonardo Da Vinci, che ha lavorato al suo dipinto più famoso, la Gioconda (Monna Lisa), per ben 15 anni.

Herminia Ibarra: agisci, poi pensa

“Act, then think” è, invece, l’insegnamento di Herminia Ibarra, cubana di nascita, Professore di Leadership & Learning alla prestigiosa business school INSEAD di Fontainbleu (Francia). “Agisci , poi pensa”, quindi, suggerisce la Ibarra, ribaltando completamente i consigli dei nostri genitori. In un mondo che cambia velocemente, infatti, spesso le decisioni prese “di pancia” sono anche quelle più sensate. Ibarra invita anche tutti ad abbandonare la propria comfort zone, le proprie routine, le amicizie consolidate, il proprio network di lavoro, per abbracciare nuovi stimoli, dentro e fuori l’organizzazione. «Le aziende, oggi, parlano spesso di insight, di come i dati permettono di conoscere meglio i processi interni. Io credo che sia più corretto, invece, focalizzarsi sugli outsight, quindi conoscere meglio il mondo che le circonda».

* in collaborazione con Daniele Lazzarin e Annalisa Casali

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