Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Digital business

Le tre sfide per sfruttare al meglio l’IoT: integrazione, automazione, e analisi

L’Internet of Things rappresenta per organizzazioni pubbliche e private un’opportunità senza precedenti per sfruttare le nuove fonti di valore, incluso il potenziale derivante dall’opportunità di automatizzare fino al 50% dei processi manuali nelle attività produttive. Una survey di Cisco Consulting Services traccia il profilo delle realtà capaci di capitalizzare queste tecnologie per innovare il business, e indica le difficoltà principali

20 Feb 2015

Giorgio Fusari

Nelle odierne realtà imprenditoriali i problemi quotidiani generati dalla trasformazione del business stanno diventando complessi da risolvere, a meno di operare cambiamenti nella gestione di dati e processi. Far evolvere questi ultimi è necessario per rispondere alla domanda d’innovazione più rapida per prodotti o servizi, ma anche per supportare il crescente livello di globalizzazione, e la domanda di ‘customer experience’ più evolute.

Tali esigenze, ritiene Cisco, inducono le aziende a cercare la soluzione attraverso un unico modello di IT: la Internet of Things (IoT), un fattore abilitante per creare quello che la casa di San Jose chiama l’ecosistema IoE (Internet of Everything), in grado d’incorporare, oltre a cose, dati e processi, anche le persone.

La IoT rappresenta per imprese e organizzazioni del settore pubblico e privato un’opportunità senza precedenti per sfruttare le nuove fonti di valore, incluso il potenziale derivante dall’opportunità di automatizzare fino al 50% dei processi manuali esistenti nelle attività produttive.

Ma questa è solo una delle interessanti conclusioni emergenti da un sondaggio condotto da Cisco Consulting Services nel 2014. Secondo la ricerca, le opportunità di ricavare nuovo valore potranno essere colte da chi saprà focalizzarsi sul miglioramento delle competenze relative alla gestione dei dati (integrazione, automazione, e analisi) e sull’agilità complessiva dei processi, e non invece da quelle organizzazioni che, semplicemente, connetteranno la maggioranza dei dispositivi alla rete.

Inoltre, arrivare a risultati di successo richiederà nuove competenze del personale, un’efficace lavoro di squadra fra reparti IT e OT (operational technology), e un esteso ecosistema di partner. La survey globale – finalizzata a comprendere come le organizzazioni stanno sfruttando la IoT per trasformare la propria attività, e cosa possono fare per produrre più valore – si basa su un campione di oltre 1.200 rispondenti, ed è stata presentata lo scorso dicembre da Blair Christie, Senior Vice President e Chief Marketing Officer di Cisco.

Sedici i paesi rappresentati (Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Messico, Russia, Sudafrica, Corea del Sud, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti), e sette gli ambiti IoT-intensive analizzati (produzione, settore pubblico, trasporti, retail, petrolio e gas, utility, metalli e industria mineriaria). Fra coloro che hanno risposto alla survey il 47% sono IT executive, mentre il 53% sono dirigenti con una responsabilità focalizzata su LoB (line of business) o nell’area OT (operational technology).

Tra integrazione dei dati e “fog computing”

Le sfide per capitalizzare sulla grande mole di informazioni che la IoT genera sono essenzialmente tre: la prima è la capacità di integrazione dei dati provenienti da una moltitudine di fonti. Oggi, viste le quantità di dati in gioco, per una serie di motivi, non è più pensabile copiare tutte le informazioni in un solo nodo centralizzato per eseguire l’integrazione. Ecco perché le organizzazioni stanno cominciando ad affidarsi alle soluzioni di virtualizzazione dei dati, in grado di gestire un insieme eterogeneo di fonti di informazioni distribuite in rete come un solo database logico, disponibile per utenti e applicazioni.

La seconda sfida è l’automazione, cioè la capacità di trasferire i dati acquisiti e integrati, nel luogo e nel momento giusto, per la successiva analisi. Il luogo dove i dati IoT vengono raccolti sta diventando la rete periferica (edge). Alla domanda su dove, nei prossimi tre anni, verrà elaborata la maggior parte dei dati generati dalle applicazioni IoT, il 37% ha risposto “at the edge” (dispositivi mobile, appliance, router).

La rete edge può essere ovunque: impianti di produzione, negozi retail, veicoli in movimento. Nell’abilitare l’“edge computing”, ossia l’elaborazione dei dati direttamente alla periferia della rete, il “fog computing” – un paradigma IT in grado di estendere il cloud computing e i relativi servizi verso l’edge – giocherà un ruolo chiave, anche per l’analisi dei dati in real-time.

La terza sfida è l’abilità di analizzare i dati, sia quando si trovano nella rete edge, sia quando sono trasmessi a un data center remoto (ad es. nel Cloud). Qui, al momento di decidere gli sviluppi tecnologici cruciali per abilitare l’uso della IoT, la priorità numero uno è poter disporre di migliori e più potenti strumenti analitici.

Alla domanda in quale area (persone, processi, dati, o dispositivi) sia necessario innovare maggiormente, per arrivare a un efficace uso delle soluzioni IoT, la maggioranza dei rispondenti alla survey (40%) indica ‘i dati’ e i sistemi per acquisirli, memorizzarli e analizzarli. Solo il 27% sceglie l’aggiornamento dei processi, mentre il 13% preferisce l’opzione di connettere alla rete gli ‘oggetti’ opportuni, per raccogliere dati utili.

Articolo 1 di 5