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Approfondimenti

La firma su tablet è legalmente valida?

Considerata una firma elettronica avanzata, dal punto dell’efficacia probatoria è equiparata a una scrittura privata, che mantiene il valore legale della firma con “carta e penna”, per cui in caso di contenzioso spetta al giudice valutarne la veridicità. Tuttavia, rispetto a quella su carta, è possibile digitalizzare il documento firmato

10 Mag 2012

Redazione

Tablet, tavolette, smartphone. In ambito lavorativo sono sempre più diffusi dispositivi “mobile” che aumentano la produttività delle persone, soprattutto quelle in movimento. Ma si possono usare per siglare un documento? La firma è valida legalmente?
Per capire i contorni della questione è opportuno fare un passo indietro e identificare quelle che sono le attuali tipologie di firme elettroniche riconosciute dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD):
  • Firma elettronica
  • Firma elettronica avanzata
  • Firma elettronica qualificata
  • Firma digitale
Le 4 firme
La firma elettronica è un metodo di identificazione informatica realizzata mediante associazione logica di un insieme di dati elettronici (la firma elettronica appunto) ad altri dati e/o informazioni in formato elettronico. Un esempio è l’email. La firma elettronica avanzata è una firma elettronica comprensiva di alcune caratteristiche di sicurezza. É “ottenuta attraverso procedura informatica che garantisce l’identificazione univoca del firmatario e connessione univoca allo stesso, creati con mezzi soggetti a controllo esclusivo del firmatario e in grado di garantire la rilevazione di ogni eventuale modifica apportata a dati/informazioni su cui è stata apposta”. Un esempio è la one time password usata dalle banche o la firma biometrica.
La firma elettronica qualificata è un firma elettronica avanzata basata su certificato e creata mediante dispositivo sicuro di firma (ad esempio token o smart card). La firma digitale è una firma elettronica qualificata basata su chiavi asimmetriche.
Quanto è “valida” la firma su tablet?
Cominciamo subito col dire che la firma su tablet non è un quinto tipo di firma elettronica. Più semplicemente è un tipo di firma elettronica avanzata. Come tale, dal punto dell’efficacia probatoria, è equiparata a una scrittura privata. Questo significa che si potrà ad esempio usare il tablet in ambito sanitario per l’acquisizione del consenso. Ma non si potrà usare la firma su tablet per la conclusione di un contratto che ha come oggetto i beni immobili, perché non è garantita la titolarità del soggetto (in questo caso servono la firma elettronica qualificata o quella digitale).
La firma autografa con tablet è assimilabile a quella fatta con carta e penna. Sta al giudice, in caso di contenzioso, valutare la veridicità della firma apposta, né più né meno di quanto farebbe con la firma “tradizionale”. In altre parole la firma è e rimane “tradizionale”, anche se digitalizzata all’origine.
Dal mezzo al processo
Tuttavia, rispetto alla firma con carta e penna, si può digitalizzare “l’acquisizione dell’informazione che un documento è stato firmato”. Il focus quindi si sposta dal mezzo (la firma su tablet), al processo (come la firma su tablet si integra nei processi aziendali).
Sul “come”, mancano ancora le regole tecniche che sono in fase di discussione da settembre. Va però sottolineato che le regole tecniche andranno a fissare i paletti, a definire i confini di utilizzo. Non diranno come implementare i processi, né tanto meno andranno a distinguere fra tablet “ammessi” alla firma legale e tablet di serie B non utilizzabili per questi scopi. Sarà l’azienda che dovrà strutturare i propri processi interni e sfruttare le capacità di acquisizione dei tablet per innovare il proprio modo di gestire i documenti.

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