Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Big Data & Analytics

IBM, adesso i dati entrano in azione

All’evento #dati(big)@IBM Big Blue ha messo in scena le applicazioni e le soluzioni che partner e clienti italiani stanno già adottando per estrarre informazioni in real time dai dati. Dalla collaborazione con Twitter ai sistemi cognitivi, passando per il presente (e il futuro) delle infrastrutture IT, e senza dimenticare la formazione di nuove professionalità, ecco la nuova proposizione della multinazionale su un tema che è ormai centrale in ogni business

18 Mar 2015

Domenico Aliperto

Paolo Degli Innocenti, Vice President Software di IBM ItaliaI Big Data di Big Blue vanno in scena, e a raccontarne le “use case” sono i partner di IBM Italia, che nella triplice veste di clienti, sviluppatori ed evangelizzatori mostrano i risultati già raggiunti con una tecnologia che fino a poco tempo fa sembrava adatta più alla fantascienza che al business.

Il nome dell’evento che si è tenuto di recente nella sede milanese della multinazionale non lasciava adito a dubbi: durante “#dati(big)@IBM” il gruppo di Segrate ha ospitato clienti e system integrator per dare una dimostrazione pratica di cosa significhi oggi sfruttare analytics e sistemi cognitivi per potenziare la propria posizione sul mercato riducendo i costi, mettendo a punto l’offerta in base alle specifiche esigenze dei consumatori e aumentando la sicurezza a tutti i livelli dell’organizzazione.

«È è un processo talmente centrale nell’evoluzione dell’IT che IBM sta costruendo intorno ai dati una capability interna ampliando il portafoglio di competenze e prodotti attraverso 24 miliardi di dollari di investimenti e 30 acquisizioni», ha ricordato Paolo Degli Innocenti, Vice President Software di IBM Italia, dando il via un evento che si è sviluppato lungo le stesse direttive che avevano contraddistinto l’IBM Insight 2014 dello scorso ottobre, durante il quale a Las Vegas era stata anche annunciata la partnership con Twitter.

IL BRAINSTORMING? SI FA CON TWITTER

Ed è proprio dal network di microblogging che è partita la presentazione delle nuove opportunità offerte dalla filiale tricolore. «Non siamo una piattaforma social, bensì una piattaforma che attiva relazioni in tempo reale e in chiave marketing», ha subito precisato Salvatore Ippolito, numero uno di Twitter Italia. «Abbiamo 288 milioni di utenti attivi worldwide, con ogni giorno mezzo miliardo di tweet, ognuno dei quali descrive uno stato ben preciso, fornendo informazioni che se ben utilizzate possono diventare la cerniera per gli strumenti di comunicazione. Nasciamo intrinsecamente mobile, con la possibilità di connettere gli utenti tra loro in occasioni di grandi eventi e situazioni specifiche, e questa nostra caratteristica ha precise implicazioni quando si parla di attivazione nel cosiddetto “moment of truth”: seguendo questa logica, i brand non hanno più a che fare con target markets, bensì con target moments».

E IBM intende mettere a disposizione delle imprese questa mole di informazioni, processandole e interpretandole anche alla luce dei dati storicizzati. «Stiamo assistendo a una crescita incredibile della piattaforma», ha detto Marco Fregonese, Strategy & Analytics Leader di IBM Italia.

«L’obiettivo della partnership è unire la nostra capacità di conoscenza dell’industry con il pensiero certo, pubblico, globale, libero e non influenzato degli utenti di Twitter per creare insight significativi che possano guidare le scelte di mercato».

CHIEDI (ALLA RETE), E TI SARA’ DATO

La logica funziona sia in chiave B2C che naturalmente per i processi B2B. E sono sempre più numerose le imprese di consulenza strategica che sfruttano l’elaborazione dei Big Data di IBM per fornire analisi puntuali ai propri clienti, anche in settori delicati e apparentemente lontani anni luce dall’ICT, come quello del fashion.

Ne è un esempio Var Group, che ha l’obiettivo di scandagliare la Rete per delineare le future tendenze in fatto di stile a livello globale. «I nostri studi indicano che esistono sui fashion retailer alcuni punti chiave che fanno evolvere il business», ha spiegato Tiziano Brandi, Manager BU analytics della società.

«Oggi il time to market è profondamente influenzato dalla pervasività del mobile, dall’ascesa dei social network e dall’influenza degli opinion leader, oltre che dalle logiche di crowdsourcing. La nostra soluzione ci permette di raccogliere in real time, in Internet, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per estrarre informazioni di valore su brand, prodotti, paesi, con la possibilità di evidenziare ed esplorare i singoli post che hanno generato un trend. Insieme al Politecnico di Torino e alla Penn State University (Pennsylvania, ndr) abbiamo addirittura creato un algoritmo che identifica quale stilista influenza gli altri. Ma analizzare senza poi permettere ai clienti di reagire serve a poco», ha precisato Brandi.

«Le informazioni devono entrare nei processi dell’azienda per capire come sta lavorando e in che modo potrebbe ottenere maggiore profittabilità. Anche questo è parte integrante del nostro lavoro».

Emanuele Murru è invece Manager BU Information management di Blue Reply, azienda torinese ma di respiro internazionale specializzata in system integration e digital services con focus su banche, assicurazioni, media e PA. «Siamo quelli che conoscono bene le piattaforme IBM e le usano per disegnare una soluzione complessiva ad hoc per i nostri clienti», si è presentato Murru.

«Con Support advisor, per esempio, sfruttiamo le capacità cognitive di Watson explorer. L’applicazione interpreta cosa vuol sapere un utente che pone domande esprimendosi attraverso il linguaggio naturale (per il momento in lingua inglese, ndr) e fornisce risposte attingendo alle informazioni disponibili in Rete, catalogandole e classificandole in base a feedback che il sistema usa per migliorarsi in tempo reale. Una soluzione che si rivelerà strategica nella gestione automatica degli helpdesk e nel supporto alla vendita. Ma disporre di un sistema che si adegua e adatta all’evoluzione degli interlocutori permette anche di capire quali sono i problemi potenziali del mercato e predisporre azioni tattiche e strategiche per prevenirli».

AAA: DATA SCIENTIST CERCANSI

Le nuove sfide legate al mondo Big Data richiedono però anche nuove risorse e nuove competenze. Che il mercato, al momento, offre in misura ancora scarsa. Per questo IBM ha fatto sponda col Politecnico di Milano per attivare dei corsi che forniscano le skill ai data scientist di domani. «Abbiamo attivato dei percorsi paralleli su tre indirizzi: ingegneria informatica, ingegneria matematica e ingegneria gestionale», ha detto Letizia Manca, docente di Tecnologie per i sistemi informativi all’ateneo milanese.

«Le competenze devono essere interdisciplinari e la fusione di tre filoni forma una visione ampia delle problematiche legate all’analisi dei Big data. Un aspetto da non sottovalutare riguarda la capacità di costruire sistemi che permettano alle persone comuni di accedere a queste informazioni. Dobbiamo quindi formare data scientist che sappiano da una parte affiancare i decisori con il proprio supporto analitico, dall’altra professionisti che costruiscano interfacce per non addetti ai lavori, in grado di eliminare il rumore informativo, i dati inutili e dannosi. Il riscontro? Direi entusiasta. Abbiamo già molti studenti e dottorandi che ci hanno richiesto tesi su questi ambiti specifici».

IL DATAWAREHOUSE NON E’ MORTO

Durante l’evento si è anche parlato dell’architettura che sosterrà ciò che Walter Aglietti, Big data leader Software group di IBM Italia, chiama “tsunami digitale”. Secondo Aglietti il classico data warehouse non è morto, sta solo cambiando forma. «Hadoop è importante ma è ancora molto frammentato soprattutto in termini di industrializzazione delle soluzioni», ha detto il manager. «Il concetto di datalake non ci scandalizza, e in alcuni casi lo promuoviamo. È vero che si fa a meno di un warehouse rigido, ma anche dei meccanismi che semplificano l’analisi dei dati all’interno di un sistema strutturato. Si perde poi tutta la parte di qualità e governance. Hadoop è senz’altro la tecnologia vincente, e un giorno sostituirà il database relazionale. Ma per il momento le due soluzioni vanno affiancate (con l’aggiunta di sistemi real time & predictive per accelerare tutto il processo) in modo da supportare l’analisi su molteplici tipi dati e federarli».

Un approccio sposato in pieno da SDG Consulting, per esempio, il cui portavoce Massimiliano Siano conferma che gli investimenti sui data warehouse non sono a rischio. «Il vero cambiamento riguarda la necessità di interagire con dati di natura diversa. Qualche responsabile marketing vuole già arrivare all’omnicanalità, e l’unica strada percorribile è l’adozione di una tecnologia agile che aumenti le capacità delle infrastrutture esistenti senza cancellarle».

DALLA SECURITY ALLE SMARTGRID FINO ALL’ESPLOSIONE NUCLEARE

Le soluzioni Big data saranno sempre più importanti anche nella gestione delle grandi infrastrutture, a partire da quelle energetiche. Mariano Marciano, Business development executive Energy&Utility di IBM Italia ha spiegato il modo in cui Acea sfrutta per la città di Roma una piattaforma che integra i vecchi sistemi verticali di approvvigionamento dati con soluzioni dinamiche che valutano, in tempo reale, anche elementi esterni alla rete energetica ottimizzando i flussi e prevedendo possibili disservizi con una maggiore efficienza complessiva del network.

Sul fronte della security, l’analista di Omnitech Riccardo Morsicani ha mostrato il modo in cui gli analytics si adattano ai nuovi flussi di dati che entrano ed escono dalle aziende. «Non è più possibile contare su barriere fisse, né d’altra parte si può sperare di affrontare attacchi specifici con soluzioni generiche», ha detto Morsicani. «Comprendere la natura di una minaccia elaborando in tempo reale i processi sottostanti creando misure ad hoc attraverso i processi predittivi è il modo migliore per favorire l’ingresso e l’uscita di informazioni importanti per il business bloccando efficacemente le operazioni sospette. Tutto questo è già possibile, parliamo di presente, e non di futuro».

Nel futuro di IBM, invece, c’è una connessione sempre più indissolubile tra mondo fisico e mondo digitale. «Troveremo sempre più dati fuori dal recinto», ha detto in chiusura dell’evento Fabrizio Renzi, director Technology and innovation IBM Italia. «Non solo attraverso i fenomeni di digitalizzazione e l’uso dei wearable in ambito sanitario, ma anche sul piano delle produzioni creative, dalla cucina alla musica, e del fog computing, attraverso il quale gli ecosistemi produrranno, scambieranno e analizzeranno dati in autonomia prima di immetterli in rete. Senza contare l’impegno di IBM sul fronte delle nanotecnologie: i bit sono gli atomi del digitale, e la prossima sfida è riuscire a condensarli in poche particelle fisiche. In una parola, quello che ci aspetta è una vera esplosione nucleare!»

IBM, adesso i dati entrano in azione

    LinkedIn

    Twitter

    Whatsapp

    Facebook

    Link

    Articolo 1 di 2